SNDMAE

ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEI SOCI

ROMA – febbraio 2012

 

 

Trascrizione dei lavori

 

 

 

Enrico De Agostini, Presidente SNDMAE - Direi che la prima formalità da espletare sia l’elezione del Presidente dell’Assemblea, propongo l’ambasciatore Francesco Greco, che ho visto tra i presenti e vi propongo di dirmi se vi sta bene…

 

(Applausi)

 

E passo a lui la parola.

 

Francesco Maria Greco, Presidente dell'Assemblea - Ti ringrazio Presidente e ringrazio i per ora pochi presenti, presumo che a partire da una certa ora la sala si riempirà e quindi procediamo intanto agli adempimenti preliminari in vista poi dell’arrivo delle massime autorità, del vertice politico e del vertice amministrativo della nostra Amministrazione, quindi prego il Presidente di dare la parola a chi dovrà illustrare il bilancio consuntivo del 2011 e il bilancio preventivo del 2012. Grazie.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Grazie, Presidente. Chiamo il Consigliere Antonio Verde, che appunto si occuperà del bilancio consuntivo 2011.

 

Antonio Verde, Segretario Esecutivo uscente - Grazie, Presidente. L'esercizio 2011 è cominciato avendo un saldo disponibile ereditato dal 2010 di quasi 51.000 euro, e come è possibile vedere dal documento che è stato distribuito, l'anno è terminato con un attivo di 61.500 euro, che verranno ridotti in realtà a circa 45.000 euro, in quanto, per motivi tecnici che sono dettagliati nella nota 2 del bilancio consuntivo, verranno imputate al 2012 dele spese previste per l'annualità 2011, pari a circa 16.500 euro.

Rispetto al preventivo del 2011, che prevedeva un saldo positivo al 31 dicembre di 10.000 euro, le spese sostenute effettivamente durante l'esercizio sono state molto inferiori. Erano state infatti preventivate delle spese per 280.000 euro e ne sono state sostenute solo pari a 235.000 euro e ciò è stato dovuto essenzialmente a due voci: contributo dei ricorsi contro promozioni bianche e reintegro importo stipendiale non percepito da parte del funzionario in distacco sindacale.

Per la prima voce, al punto I, nel preventivo 2011 era stata destinata una somma di 28.900 euro, pari a un decimo dell'intero bilancio sindacale. La spesa effettivamente sostenuta è stata invece pari a soli 3.800 euro, soprattutto per le differenti modalità seguite nel corso dell'anno in merito all'erogazione del contributo del Sindacato ai Ricorsi sulla promozioni bianche, che per quest'anno si è limitato al pagamento degli avvocati della quota spettante al Sindacato come parte ricorrente nei vari ricorsi, quelli sostenuti dai promossi al grado di Ambasciatore, di Ministro Plenipotenziario, di Consigliere di Ambasciata. La spesa sostenuta per essere parte del ricorso sostenuto dai promossi al grado di Consigliere di Legazione viene imputata all'esercizio 2012, essendo stata sostenuta soltanto di recente.

Per la seconda voce, al punto L, avevamo previsto un esborso totale pari a circa 62.500 euro. La spesa effettivamente sostenuta è stata di quasi 45.000 euro, in quanto il distacco sindacale del Presidente Accili si è limitato, per l'anno 2011, alle sole mensilità di novembre e dicembre, determinando quindi un importante risparmio per il bilancio del Sindacato.

Le altre voci del bilancio consuntivo 2011 sono sostanzialmente in linea con quelle preventivate nel bilancio preventivo 2011. Grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Grazie. Adesso prende la parola il Consigliere Granara per illustrarci il bilancio preventivo per il 2012. Enrico…

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Nel frattempo lo hanno promosso Ministro...

 

Enrico Granara, Segretario Esecutivo - La mia relazione riguarda due punti: la presentazione del preventivo per l'esercizio 2012 e una breve illustrazione delle deleghe che ho ricevuto dal Consiglio, alcune delle quali attinenti al bilancio. Relativamente a questo secondo punto penso che attenderò il prosieguo del dibattito per non dire delle cose che siano fuori tempo e fuori luogo.

Circa il preventivo, al 1° gennaio 2012 contiamo su una disponibilità di 61.549 euro, con entrate di 232.500 dalle quote associative, più 6.000 da proventi dell'assistenza fiscale, che è un piccolo gettito annuale, sostanzialmente stabile nel tempo. Il totale delle entrate è quindi di 305.549 euro, mentre il totale delle uscite previste è di 243.670 euro.

Il saldo che ne deriverà è di 61.878 euro.

Senza voler entrare in estremo dettaglio, vediamo rapidamente le singole poste:

spese di gestione di segreteria 182.000 euro, di cui 82.000 per retribuzioni dirette e 100.000 per gli oneri sociali complessivi.

Le spese di funzionamento sono contenute nelle poste B C D E F G H e I. Fino alla lettera H esse variano da un minimo di 950 ad un massimo di 3.000 euro. Quest'ultima posta, alla lettera F, riguarda l'assistenza e consulenza informatica, dove abbiamo maggiorato la spesa di 500 euro allo scopo di avviare un processo si ammodernamento del sito web, ben consapevoli che ne occorreranno molto di più, forse il triplo. Vedremo questo in corso d'opera.

Alla lettera I, consulenze e collaborazioni, per un totale di 21.920 euro, oltre alle consulenze stabili amministrative e fiscali, abbiamo incluso il contributo per ricorsi contro le promozioni bianche, sul solco di quanto già stabilito dalla precedente gestione e illustrato dal Segretario Esecutivo uscente, Consigliere Verde. Nel merito di questa spesa è giusto che se ne parli in sede di dibattito, dal momento che riguarda una priorità dell'azione sindacale. Io qui mi limito a fornirvi il dato di bilancio.

Per ultimo, alla lettera L, una posta altrettanto essenziale al funzionamento del Sindacato è quella del reintegro degli importi stipendiali non percepiti a causa del distacco sindacale di membri dell'Esecutivo.

Relativamente al solo mese di gennaio, ne è interessata la Presidente uscente Maria Assunta Accili, mentre da marzo a dicembre 2012, per 10 mesi, il neo-Presidente De Agostini. L'esborso complessivo è di 25.754 euro. Io avrei concluso così per il momento. Grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Ringrazio il ministro Granara, mi scuso per averlo degradato sul campo e adesso prende la parola il consigliere Ciarlatani, relativamente al punto 3, elezione dei membri della Commissione di Vigilanza.

 

Ugo Ciarlatani, Membro Commissione di Vigilanza - Grazie Ambasciatore Greco.

Innanzi tutto porto i saluti del Presidente della Commissione di Vigilanza, ministro Cutillo che si trova a New York, e quindi non poteva essere qui oggi. Volevo anche ringraziare della presenza e fare tanti auguri e complimenti al nuovo Presidente De Agostini, e vorrei anche salutare con molto affetto il ministro Accili, che è stato Presidente di questo sindacato l’anno scorso, e soprattutto anche per aver tenuto i conti così a posto come abbiamo evidenziato.

Quindi do lettura del verbale del 20 febbraio 2012 della Commissione di vigilanza, che riguarda i conti… il consuntivo 2011 e il preventivo 2012.

 

La Commissione di Vigilanza del SNDMAE, composta dal Min. Plen. Alberto Cutillo (Presidente), il Cons. Leg. Ugo Ciarlatani e il Segr. Leg. Pietro Tombaccini ha esaminato, in data 20.2.2012, i rendiconti consuntivo 2011 e preventivo 2012 e li ha ritenuti congrui.

Anche alla luce delle osservazioni formulate dalla Commissione in occasione della presentazione dei bilanci negli scorsi anni, la Commissione ritiene di portare all'attenzione del Consiglio e dell’Assemblea dei Soci le seguenti considerazioni.

1) Il bilancio consuntivo 2011 registra un’eccedenza delle entrate rispetto alle uscite per circa 10.000 euro, a fronte di una previsione contenuta nel bilancio preventivo di un saldo sensibilmente negativo. Questo risultato è dovuto ad uscite effettive inferiori a quelle preventivate, principalmente per due ordini di motivi: a) minori spese per il ricorso contro le promozioni bianche per circa 25.000 euro; b) minori spese per reintegro salariale dei Presidenti, per circa 17.000 euro.

2) Il bilancio preventivo 2012 prefigura una saldo in pareggio, con entrate sostanzialmente stabili ed uscite in leggera crescita (circa 8.000 euro) rispetto all’esercizio passato. Ad un esame delle singole voci di spesa, si rileva che tale aumento è dovuto in primo luogo ad una forte crescita (30.000 euro) delle spese per il personale, solo in parte dovuta al pagamento nel 2012 di arretrati non corrisposti del TFR. La Commissione ritiene opportuno richiamare l’attenzione su di un attento monitoraggio di tale voce di spesa, che conta per due terzi dell’intero bilancio. In aumento risulta anche l’accantonamento per i ricorsi contro le promozioni bianche, rispetto alla spesa effettivamente registrata per tale voce nel bilancio 2011. Risultano invece in calo sensibile le spese bancarie e quelle per il reintegro salariale del Presidente.

Nel complesso, la Commissione ritiene che il bilancio – anche al netto di spese e di risparmi occasionali - evidenzi un sostanziale equilibrio tra entrate ed uscite.

 

Io vorrei aggiungere una cosa riguardante le promozioni bianche, l’abbiamo seguita col ministro Accili tutto lo scorso anno, la riduzione della spesa è anche dovuta al fatto che i ricorrenti sono stati la stragrande maggioranza di coloro che sono stati colpiti da questa iniqua manovra. Siamo a cifre di più dell’80% di funzionari diplomatici che hanno presentato ricorso. Il concorso 2000 al quale appartengo, su 44 funzionari in 43 hanno presentato ricorso. Sono dati fondamentali che hanno qiuindi permesso di ridurre il costo effettivo… insomma ci auguriamo proprio un buon esito di questi ricorsi.

Grazie ancora e buon lavoro.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Ringrazio il consigliere Ciarlatani e adesso al punto 4 abbiamo la nomina dei membri della Commissione elettorale.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Grazie, Presidente. Proponiamo all’Assemblea di eleggere la Commissione elettorale per il 2012/2013 e proponiamo come Presidente il consigliere d’ambasciata Antonio Verde, come scrutatori il Segretario di Legazione Enrico Berti e il Segretario di Legazione Sara Cucci.

 

(Applausi)

 

Grazie a tutti e grazie soprattutto a loro.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Adesso il presidente De Agostini procede alla proposta dei nominativi per la Commissione di Vigilanza.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Grazie. Sono, come presidente... si tratta più che altro di una conferma, presidente ministro plenipotenziario Alberto Cutillo, che purtroppo oggi non può esserci e dei membri sono il Consigliere di Legazione Ugo Ciarlatani, che abbiamo appena ascoltato, e il Segretario di Legazione Pietro Tombaccini.

 

(Applausi)

 

Benissimo, grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Perfetto. Esauriti questi adempimenti preliminari necessari occorrerà, per il momento, prima di ascoltare la relazione consuntiva del Presidente uscente, Maria Assunta Accili che saluto, il Presidente De Agostini illustrerà un punto specifico che è quello relativo ai pensionati.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Grazie Presidente, noi l'avevamo messo come uno degli ultimi interventi all'Ordine del giorno, ma visto che abbiamo tempo prima dell'arrivo del Ministro, volevo dire due parole su questa questione. Saluto innanzitutto i colleghi in pensione che hanno accettato l'invito a partecipare a questa Assemblea Generale, per noi la vostra presenza è davvero un onore e saluto il Ministro Verga, che è Vicepresidente dell'Associazione Nazionale Diplomatici a riposo, ora che siano veramente a riposo io non ci credo, perché... io li avrei chiamati "in pensione"... conoscendo i miei colleghi, un diplomatico, alla fine, non è mai a riposo veramente.

Già da alcuni anni si discute all'interno dei vari Consigli che si sono succeduti dell'opportunità di istituire una sezione dedicata ai Soci che cessano dal servizio attivo al Ministero. E francamente questa iniziativa avrebbe grossi meriti. Avrebbe innanzitutto il merito di sanare la lacuna rappresentata dal fatto che i diplomatici cessati dal servizio sono una delle poche categorie della Pubblica Amministrazione che non hanno sindacati che li rappresentino. E quindi un intervento in materia, secondo noi, secondo il nuovo Consiglio ma sulla base di quello che aveva anche deciso il precedente, è assolutamente necessario e doveroso. Esso si scontra, però, almeno per il momento, con il dettato del nostro Statuto che limita l'affiliazione al Sindacato ai soli dipendenti in servizio attivo del Ministero degli Esteri. E quindi è necessaria una modifica allo Statuto. L'unico organo che lo possa fare è l'Assemblea del SNDMAE, Ordinaria o Straordinaria. Ora, normalmente come primo punto all'ODG ci sono le modifiche allo Statuto o meglio, mi correggo, le modifiche allo Statuto possono essere fatte solo se inserite come primo punto all'ordine del giorno... potremmo anche fare finta che lo siano... io... qui c'è la Commissione di Vigilanza che ci guarda di traverso da lì. Però... sentite qual è lo schema che mi sentirei di proporre.

Si potrebbe concedere ai Soci in pensione che ne dovessero fare richiesta, la possibilità di permanere nell'iscrizione o di concedere a quelli che sono già cessati dal servizio attivo di iscriversi nuovamente, per usufruire dei servizi del Sindacato a fronte della corresponsione di una quota ridotta, e di lasciar che loro eleggano un loro rappresentante specificamente con la delega delle questioni che li riguardano. Questo rappresentante sarebbe poi chiamato a far parte del Consiglio ogni qualvolta si discutesse di questioni che appunto riguardano i pensionati.

Possiamo dibattere questa proposta brevemente? Grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Se ci sono osservazioni...?

 

(silenzio)

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Bene. Grazie, beh... non siamo in Bulgaria, ma insomma... mi sembra che il dibattito sia... scriveremo nel verbale che dopo un lungo dibattito, un franco confronto, siamo arrivati a questa soluzione. Allora... se voi siete d'accordo, si potrebbe scrivere un piccolo testo che potremmo poi approvare definitivamente in coda all'Assemblea. Che ne dite? Chi si occupa di scriverlo? Un giurista... vedo qui il Capo dell'Ufficio I, Silvio Mignano... oppure uno...

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Sì. No, no... ha detto di sì.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Ha detto di sì? Ci servirebbe per le tre, non so quando riusciamo a finire... speriamo prima, che riusciamo a finire. Per la fine dell'Assemblea abbiamo una piccola proposta di modifica dello Statuto... ora è bene magari fornire al Consigliere Mignano una bozza e lo Statuto così com'è, in modo che possa lavorarci. Grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Perfetto. E allora prendiamo atto del fatto che è stata preannunciata una modifica allo Statuto ed entriamo nel vivo dell'Assemblea, in quanto, se non vado errato, adesso al punto 5 abbiamo la Relazione consuntiva del Presidente uscente, Maria Assunta Accili. Io non ho preparato nessun intervento, vi ringrazio per la proposta che mi è stata fatta e vi ringrazio per aver accettato la proposta che è stata fatta di presiedere io questa Assemblea. Desidero però dire brevemente come ho vissuto da iscritto al Sindacato il periodo della presidenza Accili. Parlerò innanzitutto con estrema franchezza, con Maria Assunta ci siamo sentiti più di una volta su argomenti puntuali e delicatissimi che toccano il nostro futuro, che toccano, volgarmente parlando, le nostre tasche, come sono stati i provvedimenti delle promozioni bianche. Abbiamo concordato, per quanto possibile, una linea congiunta di azione, e ci sembra che le cose si stiano incanalando, quanto meno per quello che riguarda il processo decisionale del nostro ricorso, su binari incoraggianti. Incoraggianti perché… per il numero elevatissimo di concorrenti, innanzitutto, per esempio gli Ambasciatori di grado sono stati il 100%, ma la media totale comunque dell’80% è elevatissima. Sapevamo benissimo che più elevato era il numero dei ricorrenti, più sarebbero state forti le possibilità di successo, e peraltro si dava anche l’idea di una compattezza della carriera anche su questo argomento. Abbiamo parlato di questo argomento, siamo felici che l’udienza sia stata fissata in tempi non biblici, e tutto questo, insomma, ha comportato una certa azione di raccordo anche con altri colleghi ma soprattutto con la Presidente pro tempore del Sindacato, Maria Assunta, e il 23 di Maggio dovrebbe essere presa la decisione dal TAR. Sapete tutto, sapete quali sono le nostre linee di difesa, quindi per il momento è inutile, anche scaramanticamente, è inutile entrare in questo argomento. È evidente che continueremo a monitorare con estrema attenzione, per quanto mi riguarda, lo farò da vicino, seguendo, per quanto possibile, il dossier nel momento in cui sarà affidato a un consigliere del TAR per le decisioni di questo nostro primo ricorso, sperando che sia definitivo, nel senso che nel caso di accoglimento non ci sia poi necessità di procedere al Consiglio di Stato e poi a quell’ultima arma che è la Corte Costituzionale, cose che allungherebbero purtroppo enormemente, purtroppo, i tempi.

Un’altra considerazione: non ci siamo limitati con Maria Assunta a sentirci su questo puntuale e specifico argomento, ma ci siamo parlati di tante cose, ci siamo parlati del momento difficilissimo che abbiamo attraversato, ci siamo parlati della prima fase di attuazione della riforma del Ministero degli Esteri, che appunto è entrata in vigore recentissimamente, dopo che già 10 anni prima avevamo avuto un'altra riforma di tipo quasi chirurgico e abbiamo parlato a volte anche del modo in cui determinate situazioni, tutte estremamente sfavorevoli, come d’altronde sfavorevole è stata la situazione economico-finanziaria del Paese in quest’ultimo periodo, con le conseguenze politiche che sappiamo, del modo in cui queste situazioni dovessero essere affrontate… diciamo che Maria Assunta mi ha fatto l’onore, per così dire, di ascoltarmi amichevolmente e certe volte insomma abbiamo discusso anche a lungo se fosse il caso di uscire allo scoperto con più o meno veemenza, se posso usare questo termine. Se qualche volta Maria Assunta e il Consiglio uscente hanno intrapreso una strada che… bicchiere mezzo vuoto, bicchiere mezzo pieno… bicchiere mezzo pieno di moderazione, bicchiere mezzo vuoto di non sufficiente aggressività, cioè come certe volte le circostanze imporrebbero, e tutto questo non è stato frutto di sue scelte individuali ma sono state scelte collegiali da parte innanzitutto del Consiglio e poi da parte di chi come me e altri colleghi con i capelli bianchi come i miei hanno in qualche modo cercato di consigliare.

Il risultato  a questo punto è… come dire… non lo potremo giudicare già adesso, insomma, ma adesso c’è un nuovo Consiglio, sono felicissimo che in questo nuovo Consiglio non si sia arrivati a una spaccatura per cui c’è una vecchia gestione o una nuova gestione, gli obiettivi sono gli stessi, il metodo per conseguire questi obiettivi potrebbe, e certamente subirà degli aggiustamenti, attinenti a quelle che sono le visioni strategiche di chi guida il nuovo Consiglio, ma sono personalmente molto contento che Maria Assunta continui a far parte del Consiglio stesso. Quindi fatta questa giusta premessa, non da "libro Cuore", ma semplicemente per dire come certe scelte poi non siano dettate né da paura né da esitazione, ma che siano state ponderate, cioè che in determinati momenti si è ritenuto di prendere una strada, tutto questo è stato fatto comunque in assoluta buona fede e Maria Assunta non ha bisogno di avvocati difensori, tutto questo è stato fatto in buona fede e sono convinto comunque che comunque il clima di reciproca comprensione che si è instaurato possa dare i suoi frutti con il nuovo Consiglio, forse con uno stile nuovo, forse con un atteggiamento più propositivo, con un atteggiamento forse più incisivo, forse più aggressivo, per riusare per la seconda volta questo termine. Ovviamente ci dovremo muovere con estrema prudenza, perché sappiamo che tante cose remano contro nei nostri confronti, una scarsa conoscenza della nostra personalità, del lavoro che noi svolgiamo, tutta una serie di luoghi comuni che possono passare dal pittoresco all’offensivo insomma, estremamente offensivi sono stati un paio di articoli ai quali ha dato la stura il noto caso di un collega che è stato sottoposto a un provvedimento disciplinare… sapete tutti evidentemente di chi sto parlando, e questo ha dato evidentemente lo spunto soprattutto a un giornale, devo dirlo con amarezza perché ero… fino a un certo momento sono stato anche… come dire… vicino a quel giornale, nel senso che tutte le volte che ne ha avuto bisogno o ne hanno avuto bisogno sono stato prodigo di informazioni, di indicazioni, di suggerimenti, però non ho per nulla gradito, e l’ho fatto presente in maniera educata e garbata ma in maniera molto precisa, non ho per nulla gradito quello sparare nel mucchio di articoli che… sto parlando de "la Repubblica"… insomma i giornali parlano di noi, noi possiamo parlare evidentemente dei giornali, un paio di articoli del giornalista Merlo e un altro del giornalista Ceccarelli che sono stati direi, tutto sommato, insultanti. Questo lo ho fatto garbatamente notare a chi dirige quel giornale ma ovviamente ognuno è rimasto delle sue idee, così come ho fatto notare che determinate forme di pressione indiretta su chi dovrà prendere determinate decisioni su questo caso contenzioso e su altri casi contenziosi, perché la Commissione di Disciplina, e non la commissione degli epuratori, come è stato scritto simpaticamente da un poeta-scrittore sul "Foglio", un lungo articolo estremamente simpatico, ma insomma  vedermi a capo di una commissione di epuratori… forse ha ingigantito il mio ego, trovarmi addirittura alla testa di un consesso così importante, così… come dire… torquemadesco… no, no in realtà… tutto questo consideriamolo colore da archiviare, però al momento opportuno, io l’ho fatto a titolo personale, in maniera personale, ma a nome di tutta l’Amministrazione, al momento opportuno evidentemente può darsi che qualche messa a punto più regolare la dovremo fare. La dovremo fare perché ritengo che noi non abbiamo… innanzitutto non abbiamo vizi genetici, non abbiamo peccati di cui vergognarci, abbiamo intrapreso una carriera, lo sappiamo benissimo, adesso è inutile che stiamo a fare retorica di facile consumo, lo abbiamo fatto affrontando un concorso, affrontando delle promozioni, affrontando un curriculum, affrontando delle sedi e degli incarichi particolarmente complessi, molto spesso in posizioni di disagio e in posizioni sfavorite. Non vogliamo evidentemente per questo essere additati come a benefattori dell’umanità, però scusate, come diceva Totò, “Ogni limite ha una pazienza”, e quindi può darsi che sia venuto il momento senza aver paura di farci sentire con più regolarità, se a volte l’Amministrazione non è in grado di farlo, o tatticamente ritiene che non sia prudente farlo, c’è un Sindacato e lo farà nelle forme ritenute più opportune, probabilmente anche con un’azione di public diplomacy, bella espressione ma sostanzialmente si tratta di coltivare un poco di più chi fa opinione, di essere un poco più vicini, di uscire un poco dall’isolamento qui del parallelepipedo e dalla sindrome da… come si dice… "marsupiopatica" e dalla produzione di carte una sull’altra, ma anche dal dedicare tempo alle relazioni esterne, soprattutto a quelle significative per il bene di tutti e non semplicemente per i nostri individuali avanzamenti di carriera. Questo è un punto sul quale bisognerà riflettere, perché non attiene semplicemente allo stile, ma finirà con l’attenere anche alla sostanza.

Mi permetto di aggiungere un’altra considerazione, ne abbiamo parlato con il Presidente de Agostini a proposito di un caso specifico sul quale sorvolo, perché è inutile stare a dare dettagli. Ho informato il Presidente De Agostini sulle… come dire… su un episodio per cui un professionista della stampa, anche di alto livello, dopo essere stato particolarmente ingeneroso nei nostri confronti, poi ha molto insistito per essere invitato a un determinato evento di carattere politico… politico fino a un certo momento, poi diventa di carattere sociale, che si è svolto presso la mia Ambasciata. Io non ho voluto… come dire… estromettere questa persona per ragioni… e vedo che Emanuela Giordana sorride, perché forse è al corrente dei dettagli, non ho voluto estromettere questa persona per ragioni di… come dire… di vendetta personale perché aveva parlato male di noi o cose di questo tipo, no, c’erano delle regole del gioco per cui avevamo invitato semplicemente i direttori dei giornali e i corrispondenti vaticanisti; però poi nel momento in cui la persona è intervenuta direttamente sul Servizio stampa per imporre la sua presenza, a quel punto mi sono permesso semplicemente di dire ai colleghi che si occupano del Servizio stampa che non ci ha prescritto nessuno di essere simpatici, non ci ha prescritto nessuno di piacere a tutti, non ci ha prescritto nessuno di accontentare sempre tutti, sempre all’insegna di quel vizio genetico che noi abbiamo, di questo peccato originale che secondo alcuni ci porteremmo, ma non si capisce neanche qual è questo peccato originale rispetto ad altre carriere dello Stato. Quindi ho detto: evitiamo di accontentare sempre tutti per tenere sempre le situazioni sotto controllo, come se la nostra missione dovesse sempre trasformarsi in un accomodare sempre qualsiasi richiesta. Dico no. Io in questo caso ritengo che se noi ci vogliamo fare rispettare, dobbiamo essere capaci di due cose. Uno di avere il senso delle priorità, di non considerare tutto alla stessa stregua, quindi questa è una cosa che io mi permetto sempre di raccomandare ai colleghi più giovani con i quali non perdo tempo,  investo tempo. Tempo ne ho poco però molto del poco tempo che ho, lo investo con i colleghi giovani perché imparino soprattutto ad individuare il senso delle priorità, cosa importante, cosa ci può far danno e cosa viceversa può essere trattata in un secondo momento.

La seconda cosa è quindi quella di prendere delle decisioni. E le decisioni vanno prese da subito. Questo discorso del guardare sempre indietro, del chiedere sempre autorizzazioni per qualsiasi cosa si debba fare, anche per dare un colpo di tosse bisogna fare l’appunto, questa liturgia dell’appunto al Direttore Generale… al Capo ufficio… i precedenti, la catena dei precedenti, al Direttore Generale… al Segretario Generale… al Ministro tramite la Segreteria Generale, no. Prendiamoci le nostre responsabilità, assumiamoci queste responsabilità, prendiamo decisioni. Io vi posso dire, senza qui auto esaltazione, quante decisioni ho preso… per dire, faccio un esempio banalissimo, se io avessi dovuto chiedere al Presidente del Consiglio, per un evento che ho organizzato, il vertice intergovernativo italo-vaticano, l’autorizzazione a invitare i signori Alfano, Bersani e Casini, ma figurati… dovevo partire prima da un’autorizzazione previa della... perché, non facendo parte del Governo, bisognava discutere se invitarli o meno, ho deciso di invitarli, l’ho notificato al Presidente del Consiglio, il Presidente del Consiglio mi ha ringraziato, ha preso atto e mi ha detto: “Abbiamo dato un senso di unità e di coralità tra Parlamento e Governo”, tutto questo non lo dico ad maiorem gloriam meam… lo dico semplicemente per ricordare che decidere è un’arte che bisogna prendere sin da quando si inizia. Subito, è inutile star lì a chiedere sempre a chiedere autorizzazione e premessi. Decidere, si sbaglierà poi si vedrà, abbiamo spesso il buon gusto di coprire colleghi più giovani che hanno sbagliato nelle decisioni. La seconda cosa importante è saper dire di no, non siamo pagati per dire sempre di sì. Questo non vuol dire essere gruppettari, barricaderi, essere uomini contro o fare i piccoli timonieri che sparano al Quartier generale. Bisogna imparare a dire di no. Mi si può dire: “Tu lo hai fatto?”, “Sì l’ho fatto”. “Hai pagato per questo?”, “Ho pagato”. Alla fine però le caselle vanno dove devono andare. E quindi non abbiate paura di dire di no, di manifestare dissenso e all’interno e all’esterno, però tutto questo va fatto con tempestività e sempre con moderazione e saggezza, in modo tale che non ci siano eventuali dubbi sulla buona fede di chi lo fa. Scusate questo… prendetelo come sfogo, prendetelo come outing personale, lo ritenevo doveroso perché non posso semplicemente notarilmente prendere atto di quello che è successo; a volte prendo atto con amarezza di posizioni preconcette nei nostri confronti, a volte devo prendere atto con dispiacere di critiche assolutamente irrituali, assolutamente ingiustificate, e quindi credo che sia venuto il momento di ribattere, garbatamente ma sistematicamente, a tutto quello che, sotto forma di luogo comune, viene attribuito a noi, alla nostra personalità, alla nostra traiettoria personale, alla nostra provenienza sociale, sulla quale obiettivamente, insomma, avrei molte riserve su cose che sono state scritte. E la pianto qui per non annoiarvi e ridò la parola forse al Presidente o al Presidente uscente e membro del Consiglio Accili, che ringrazio tantissimo per quello che ha fatto in uno dei momenti storicamente più difficili che il Ministero abbia attraversato. Devo dire che dai tempi della gestione Andreatta, quando all’improvviso ci bloccarono le Indennità di Servizio all’Estero e poi dovemmo inventarci questo strano sistema della rappresentanza, a partire da quel momento, questo è stato forse il più difficile che l’Amministrazione abbia vissuto. Grazie.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Grazie, Ambasciatore di questo bellissimo intervento che sicuramente di ispirazione per sarà molti, specialmente per i più giovani. A proposito di giovani, volevo pregare alcuni di loro che si sono seduti quasi nascondendosi alla vista... scusate, anche l'occhio vuole la sua parte. Forse, se vi posso invitare a prendere posto anche in posti più visibili... c'è una fotografia, la stampa, è importante far vedere che non era proprio vuota da una parte, la stanza. Grazie. E adesso passo la parola a Maria Assunta Accili.

 

Maria Assunta Accili, Presidente uscente - Grazie, Presidente. Intanto grazie al Presidente dell'Assemblea per le sue parole molto affettuose oltre che lusinghiere nei miei confronti. Poi, vorrei formulare al nuovo Esecutivo ed in particolare al Presidente De Agostini, i miei migliori auguri per il lavoro che attende il Sindacato nel prossimo anno con l’auspicio che non ci si debba più confrontare con le eccezionali circostanze congiunturali che hanno caratterizzato l’annus horribilis 2011.

Sulla base del mandato ricevuto dall’Assemblea dei Soci, il precedente Consiglio si è concentrato su alcune priorità che, con sfumature diverse, non molto mutate nel corso degli ultimi anni e che non sembrano destinate a cambiare radicalmente nel prossimo futuro restano alla nostra attenzione. Essenzialmente poiché si tratta di problematiche strutturali relative all’organizzazione di questo Ministero, alle risorse ed al funzionamento dell’apparato statale più in generale.

Per quanto attiene alle risorse, puntum dolens di particolare gravità lo scorso anno, nonostante il fermo richiamo del Sindacato di cui avete avuto nozione in occasione dell'Assemblea straordinaria che abbiamo tenuto lo scorso mese di aprile, all’esigenza di preservare la capacità operativa di questa struttura tanto piccola quanto strategica per la tutela degli interessi nazionali, non si è potuto sfuggire alla pesante contrazione delle risorse destinate al Ministero degli Esteri attraverso le manovre adottate per far fronte alla crisi economica e finanziaria del Paese. Forte e chiaro è stato quindi l’appello di questo Sindacato all’Amministrazione e, soprattutto, al Governo, affinché, da un lato, fossero evitati tagli lineari ai vari capitoli e, dall’altro, si avviasse quel dialogo da tempo evocato da parte nostra, sul rapporto tra priorità e risorse, essenzialmente con l’obiettivo di migliorare la qualità della spesa. E ci auguriamo che l'esercizio previsto con la cosiddetta spending review possa in qualche maniera contribuire a questo fine.

La riduzione degli stanziamenti destinati al MAE nel triennio 2011/2013, su cui non esistevano onestamente margini negoziali di nessun genere, ha posto per la prima volta dagli anni ’90, come ricordava l'Amb. Greco, il dilemma dei tagli ai compensi stipendiali e alle indennità del personale. Sugli stipendi, come sapete, non ci si è potuto sottrarre all’applicazione, valida per tutti i funzionari pubblici, del taglio del 5% e 10% sui redditi superiori ai 90.000 e 150.000 Euro rispettivamente, mentre sull’ISE la soluzione di compromesso identificata a seguito di una lunga trattativa con l’Amministrazione e di una consultazione aperta con i Soci, ha lasciato tutti inevitabilmente un po’ scontenti. Era quasi scontato. Alla maggioranza degli iscritti è tuttavia apparso impraticabile per motivi d’immagine e di sostanza un azzeramento quasi totale delle attività d’istituto che avrebbe potuto salvaguardare le nostre remunerazioni per intero, così come non è apparso accettabile alla maggioranza che si incidesse esclusivamente sull’ISE personale, che serve a coprire le spese di sostentamento, di alloggio, le scuole, trasporti che si devono sostenere all'estero per sé medesimi e le proprio famiglie, ma è stata preferita una temporanea riduzione dell’assegno di rappresentanza a fronte di una minore incidenza sull’ISE personale. Ora quello che occorrerà fare è vigilare sull’applicazione della circolare sull’utilizzo delle spese di rappresentanza affinché sia il più flessibile possibile in rapporto agli impegni assunti dai singoli funzionari nelle sedi di servizio e, soprattutto, che il sacrificio sull’ISE sia effettivamente limitato all’anno corrente, come già convenuto con l’Amministrazione.

Ricorderete poi come lo scorso anno si fosse ipotizzata un’azione di comunicazione, la comunicazione è stata già evocata da chi ha parlato prima di me, in collaborazione con altre organizzazioni sindacali che riuniscono i dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni , con l'intento di prevenire il taglio delle risorse per le attività d'istituto rispettive. Il precipitare della crisi, o forse una più realistica consapevolezza della misura del problema debitorio che l’Italia si trovava ad affrontare, ha indotto il gruppo di colleghi appartenenti ai vari comparti, ad evitare delle esternazioni che in quel momento avrebbero rischiato di non esser comprese nel clima di austerità che ha colpito il Paese.

Estremamente utile è stato invece il confronto con i colleghi stranieri intervenuti ad una tavola rotonda che abbiamo tenuto qui durante l'estate, che ha evidenziato la comune difficoltà ad identificare delle formule efficaci di  divulgazione dell’ubi consistam di una professione che ha difficoltà, obiettivamente, ad interfacciarsi sia con l’opinione pubblica, sia con i media, sia con le lobby, oramai sempre più forti, talora anche con i titolari dell’autorità politica.

Un altro tema sul quale il Consiglio ha svolto un’azione di coordinamento e di sostegno ai Soci interessati, è stato quello delle ”promozioni bianche”, su cui non mi dilungo, perché già l'amb. Greco ha spiegato come abbiamo svolto un'opera di coinvolgimento di tutti i funzionari colpiti da questa misura estremamente discriminatoria, ed anche se non possiamo vendere la pelle dell'orso prima di averlo fatto fuori, però... abbiamo la ragionevole certezza che almeno ci si sia avviati su di una strada risolutiva.

Una questione che rimane aperta è quella del... sulla quale il Consiglio aveva ricevuto mandato dall'Assemblea dei Soci, riguardava il decreto missioni. Decreto missioni che ha fatto... su quella tematica si è registrato, devo dire, un piccolo progresso, tuttavia la disciplina della materia resta, a nostro avviso, insoddisfacente: innanzitutto perché discriminatoria, cioè... semplicemente non si capisce il motivo per cui chi va in missione in teatri di guerra o di disastri naturali, in Paesi disagiati per assistere connazionali in pericolo o in sedi multilaterali per tutelare la posizione italiana, debba esser trattato peggio di chi va a negoziare questioni connesse al debito pubblico, che sono escluse dalla disciplina del nuovo decreto. Su questi argomenti ci permettiamo di sollecitare ai colleghi che ci succederanno la prosecuzione del dialogo con l'Amministrazione per una maggior assertività nei confronti del MEF.

Nel corso del 2011 abbiamo inoltre assiduamente vigilato sulla vexata quaestio dell’età pensionabile, al cui riguardo alcuni interrogativi restano ancora da sciogliere. Come sapete, esiste una fascia generazionale discriminata rispetto ai colleghi più anziani che avevano potuto esercitare l'opzione del pensionamento a 67 anni, ma anche rispetto alle successive generazioni che in base alla riforma del sistema pensionistico saranno costrette ad andare in pensione più tardi. Sapete anche che il Sindacato su questo tema si è espresso in maniera favorevole a un eventuale intervento equitativo che avesse avuto sia validità erga omnes sia impatto zero sui reclutamenti dei giovani funzionari, che sulle risorse disponibili, vale a dire una misura davvero valida per tutti avrebbe dovuto contare su risorse che al momento non sembrano disponibili. Non risultando possibile rispettare queste condizioni, il Sindacato... il precedente Consiglio si è espresso in senso contrario ad iniziative che avrebbero interessato un numero ristrettissimo di funzionari e che quindi avrebbero aumentato... consolidato la disparità di trattamento.

Sul fronte della trasparenza nell’assegnazione delle funzioni apicali in Italia e all’estero abbiamo avuto, devo dire, un dialogo molto intenso con l’Amministrazione, che è del resto è incominciato tanto tempo fa. Si è ottenuto devo dire, una dichiarazione di disponibilità a fornire ai singoli funzionari - e vedo il Direttore Generale delle Risorse e delle Innovazione, che saluto - a fornire ai funzionari interessati, informazioni ed orientamenti sulle posizioni vacanti e realmente disponibili. Devo dire che l'Amministrazione sembra ancora fortemente favorevole... ancorata al principio dell’intuitus personae per l'assegnazione di queste posizioni, che pur avendo una sua logica, soprattutto per le funzioni di maggiore responsabilità con sensibile profilo politico, dovrebbe comunque essere temperato dall’applicazione di criteri obbiettivi e noti a tutti i potenziali candidati. Insomma, io credo  che su tema occorra continuare a fare affinché su questo tema, essendo collegato ai metodi valutazione ed agli avanzamenti di grado, è auspicabile che si giunga ad una disciplina più moderna e trasparente che contemperi l'esigenza dell'accessibilità a tutti con la considerazione politica che resta naturalmente facoltà dell'Amministrazione e del Governo.  

In materia di promozioni, altro tema inserito nel mandato del precedente Consiglio, si è registrata una positiva inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti grazie all’avanzamento di colleghi più volte scrutinati, ma tralasciati nei normali turno di promozione, spesso non per proprio demerito. Quindi c’è da augurarsi che su questa linea... che questa impostazione non venga abbandonata e che sia confermato nei fatti che tutti hanno la possibilità di superare eventuali impasse nello scorrimento di carriera e di quindi di ambire... di avere tutti, come diceva il noto personaggio, nel proprio zaino il bastone di maresciallo.

Qualche, molta delusione tra le fila degli iscritti si è registrata sul tema dell’applicazione dei nuovi meccanismi di valutazione. Anche su questo è stato avviato un dialogo con l’Amministrazione che merita di essere proseguito, a mio avviso, se posso dare un viatico al nuovo Presidente, perché riteniamo che l'obiettivo fondamentale dell’insieme di esercizi connessi alla misurazione delle performance ed alla valutazione dei risultati deve restare quello di motivare e valorizzare il personale di ogni ordine e grado. In sostanza, la valutazione deve contribuire all’identificazione delle qualità individuali, deve stimolare la crescita personale, deve costituire quasi uno strumento di formazione permanente attraverso il quale i valutatori non si limitano a giudicare asetticamente i colleghi più giovani riempiendo delle caselle, ma riversano su di essi le proprie esperienze e contribuiscano a farli crescere, e quindi a fare... migliorare il loro rendimento.

Altra questione che non si è potuto e non si può risolvere in poche battute, ma sulla quale bisogna continuare ad operare molto attentamente, e puntualmente, è quello delle politiche di sostegno alla famiglia, di attenzione per le coppie, come definirle... istituzionalizzate e di fatto, di tutela dell’uguaglianza di genere, che è una preoccupazione abbastanza sentita all'interno di una carriera che pone delle sfide molto particolari sul piano della salvaguardia dell'unità familiare. Certamente abbiamo riscontrato una grandissima attenzione alle singole situazioni da parte dell'Amministrazione, caso per caso, però si tratta di una metodologia, quella dell'approccio caso per caso, che forse... in due course of time, forse potrebbe trovare anche una disciplina più obiettiva, più... trasparente.

Insomma il cahiers des dolèances resta lungo: l’attuazione della riforma, in assenza di risorse adeguate, ha presentato qualche debolezza; la centralità del Ministero nella proiezione esterna del Paese deve essere riaffermata in continuazione, mentre la tutela delle competenze sembra rimanere una battaglia permanente; il recupero delle risorse e la ridefinizione delle priorità su cui pure il Sindacato si è espresso con una certa assertività nei confronti dell'Amministrazione restano questioni aperte. E poi c’è il funzionamento della macchina amministrativa, la semplificazione, la formazione, l’informatizzazione, la complessa questione della riorganizzazione della rete e dei servizi: tutti argomenti che in tempo di crisi è difficile affrontare perché mancano le risorse... gli investimenti necessari e si rischia di avere delle ripercussioni negative poi sui dipendenti che è l'ultima cosa che naturalmente noi vorremmo provocare.

Insomma, molto resta da fare e credo che l’unità degli iscritti e più in generale del comparto MAE sia fondamentale non solo per la tutela dei nostri interessi, ma per la totalità dei servizi che rendiamo agli utenti.

Registro in conclusione, con estrema soddisfazione personale, consentitemi questa notazione, due dati statistici che mi sembrano importanti in questa fase di crisi: per la prima volta dopo anni, il numero dei nuovi iscritti è tornato a superare quello dei Soci che hanno lasciato il sodalizio, per lo più per sopraggiunti limiti di età, e mi auguro che con il permanere nelle nostre file, sia pure con questo statuto particolare dei colleghi a riposo, si possa sfruttare la loro esperienza per migliorare l'attività sindacale; e poi sono aumentate le iscrizioni dei più giovani che in tempi recenti avevano mostrato minore interesse per l’attività sindacale. La Farnesina migliore che tutti vogliamo sarà la loro e quindi dobbiamo costruirla insieme. Grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Ringrazio a nome di tutti il Presidente uscente per l'azione svolta e per la relazione che ha presentato. Ci dicono che sta arrivando il Ministro degli Affari Esteri e quindi sospendiamo per un attimo la seduta... Ringraziamo ancora Maria Assunta, le auguriamo buon lavoro anche nel contesto del nuovo Consiglio sindacale. Grazie.

 

Giulio Terzi di Sant'Agata, Ministro degli Affari Esteri - Caro Presidente, cari membri del Consiglio Esecutivo, innanzitutto le mie congratulazioni e i miei auguri più sentiti per questo nuovo compito di guidare il Sindacato in un futuro che è sicuramente ricco di promesse, per definizione come sempre il futuro, ma è anche irto di considerevoli difficoltà ed impegni per ognuno di noi e ognuno di voi.

Io non posso nascondere il mio piacere che si somma a quanto avevo già detto alla conferenza degli Ambasciatori, e credo che la registrazione di quegli interventi e la diffusione via internet mi abbia portato a contatto con tutte le forze sindacali tra le quali appunto la vostra, tra le quali il SNDMAE. Voglio però dire il mio grande piacere di trovarmi in questo contesto, in questa Assemblea sindacale nella quale in precedenti incarnazioni ho avuto anche qualche compito, ed ho potuto dare anche qualche contributo. Voi, moltissimi di voi siete degli ex colleghi e amici, anzi io non so mai se usare la parola "ex", visto che appartengo sempre, fino alla fine anno, a questa alta funzione della Repubblica, ma in ogni caso nell'incarico di Governo è ancora un più grande piacere poter contare sulla collaborazione di così tante persone, di così tanti eminenti diplomatici con i quali ho avuto molteplici occasioni di lavoro ed anche di amicizia.

Vorrei innanzitutto sottolineare quanto io sia personalmente consapevole delle difficoltà che incontra l'Amministrazione dello Stato e la Farnesina in particolare, e anche insieme delle aspirazioni che contraddistinguono il percorso degli uomini e delle donne che lavorano alla Farnesina; una istituzione alla quale sono legato da un rispetto e da un legame particolarmente forte. In questo senso credo di interpretare i sentimenti di molti di voi nel partecipare a quello che è l'impegno comune del SNDMAE nell'affrontare i temi che sono sul tappeto.

Il momento, come dicevo, è sicuramente difficile, lo scenario internazionali è complesso, la competitività con gli altri Paesi e anche all'interno del nostro Paese il confronto con le altre Amministrazioni, categorie, realtà della Società italiana, il confronto è crescente. Le donne e gli uomini che formano questa grande squadra del Ministero degli Esteri sono convinto che continueranno ad essere pienamente all'altezza, perché fare il diplomatico, fare il funzionario del Ministero degli Esteri è una professione, ma anche un grande impegno sociale e civile. E i risultati quotidiani che ognuno di voi e tutti voi collegialmente ottenete nel lavoro ne sono una testimonianza estremamente eloquente. E' comprensibile quindi che da quello che voi fate vi attendiate dei chiari riconoscimenti ed è soprattutto per questi riconoscimenti e per la tutela di interessi immediati, diretti, di categoria, ma più in genere anche di tutto il personale che appartiene all'Amministrazione, che oltre ai riconoscimenti vi siano anche dei chiari ritorni, delle chiare risposte per quello che voi rappresentate e per quello che il SNDMAE rappresenta. Ed è per questo che esiste un Sindacato. Un Sindacato intercategoriale, ma che naturalmente rappresenta soprattutto la voce della funzione diplomatica, se non soltanto di questa. E' un Sindacato che ritengo abbia sempre interpretato il suo ruolo con equilibrio e con misura, come anche le altre forze sindacali dell'Amministrazione, che vedo partecipare anche a questa importante riunione. Ed è un Sindacato che non ha mai dimenticato nei suoi componenti il senso dello Stato anche quando ha dovuto, si è trovato nella condizione di presentare delle rivendicazioni in modo sostenuto e attivo. E anche questo, mi piace sottolineare come questo senso di misura e di riferimento fondamentale al senso dello Stato sia caratteristico di tutte le forze sindacali della Farnesina.

Segnali di attenzione nei confronti della carriera diplomatica non sono certo mancati. Non sono certo mancati dal parte delle autorità di Governo, da parte del Parlamento e anche dai grandi mezzi di informazione e degli opinion leaders dell'opinione pubblica.

E in tutta questa serie di riconoscimenti si colloca certamente la riforma dell'Amministrazione, attuata da poco, decisa da poco e in fase veramente di attuazione a regime; devo a questo riguardo esprimere anche in questa sede un nuovo apprezzamento al mio predecessore e al Segretario Generale Ambasciatore Massolo per essere stati le menti e le guide di tutto questo percorso, percorso necessario, ma che ha portato, almeno in alcuni aspetti, a un salto qualitativo del nostro concetto di fare veramente sistema nel rappresentare il Paese all'estero.

E' una riforma che ha consentito anche la valorizzazione di molti funzionari, attraverso la creazione nuova dei Direttori Centrali, ma anche attraverso la possibilità di conferire la titolarità di uffici anche all'estero ai funzionari più giovani. La carriera diplomatica è stata tra le poche carriere dello Stato a passare quasi indenne dal blocco delle assunzioni nella Amministrazione pubblica e ha beneficiato - questo è un aspetto evidente che colpisce anche nelle altre Amministrazioni quando si guarda a noi - ha beneficiato di un ininterrotto ricambio generazionale nel corso degli ultimi vent'anni.

Come sapete, fino al 2014 potremo assumere 35 nuovi diplomatici ogni anno, non è certo un risultato di poco conto, e fino al 31 dicembre 2012 esiste una deroga per il collocamento a riposo dei Capi missione, che consente un trattenimento in servizio fino a un momento vicino al compimento del 67° anno, nei casi per i quali l'Amministrazione ritiene che questa deroga risponda a motivate esigenze di servizio.

Le stesse decurtazioni del trattamento economico all'estero sono state molto limitate, molto concentrate, veramente ridotte al minimo, equilibrate tra loro e si stanno studiando le possibilità di attutirne ulteriormente l'effetto, soprattutto per quanto riguarda l'indennità di rappresentanza.

La revisione della rete all'estero non potrà prescindere da un'accurata considerazione della necessità vitale di assicurare una presenza dell'Italia nel mondo che sia veramente adeguata, non soltanto alle nostre legittime ambizioni, ma anche all'altra dimensione fondamentale del nostro lavoro che è quello di garantire il servizio alla realtà italiana nel mondo, rendere un servizio di assistenza, di sostegno ai connazionali, alle imprese, alla cultura e in genere alla politica e all'economia del nostro Paese.

Io non desidero entrare in dettagli, ma avrete certamente notato quanto io sia restio a procedere a decisioni di soppressione di uffici all'estero e di posizioni professionali all'estero in un sistema che è il nostro, dove è soprattutto questa grande rete di  più di 330 uffici nel loro insieme che rappresenta la ricchezza della nostra Amministrazione e al tempo stesso la ricchezza del servizio che noi rendiamo al Paese.

Per questo motivo, l'ulteriore soppressione di uffici sarà certamente la decisione che cercherò di prendere per ultima, nel quadro di razionalizzazione della spesa. E sono anche convinto che nell'interesse di mantenere un adeguato livello di presenza di tutto il personale dell'Amministrazione di ruolo all'estero, anche la riduzione di uffici costituisca un elemento in controtendenza rispetto a questo obiettivo che abbiamo. Naturalmente bisogna vedere fino a che punto riusciremo a bilanciare questa tensione che io vedo nel poter mantenere la rete, naturalmente riequilibrandola, facendo delle modifiche, portandola con maggiore enfasi su delle aree di crescita e magari ridistribuendone la presenza, ma in genere come capacità, come massa critica di presenza internazionale del Paese, io terrei molto a non fare disinvestimenti. Perché sappiamo che, come nel settore patrimoniale in genere, ogni disinvestimento di questo tipo molto difficilmente potrà essere ripreso, compensato nel medio-lungo termine. Sappiamo che l'economia avrà dei tassi di sviluppo non certo altissimi a tre-quattro anni da oggi e che la finanza pubblica continuerà a vivere una fase necessariamente di riequilibrio verso un ridimensionamento, e quindi non mi sembra realistico pensare che le riduzioni in termini di capitale, riducendo gli uffici all'estero oggi, potranno avere delle inversioni di tendenza nel futuro. Per questo la grande cautela che so che è un segno di attenzione particolare di questo aspetto che viene condiviso anche da questa organizzazione sindacale.

Vorrei ribadire anche con forza ancora una volta il messaggio dell'interno Governo sull'apporto prezioso che il personale della Farnesina costituisce per la nostra azione internazionale. Credo sia non soltanto al passo con i tempi, ma proprio nella genetica di un ministero vibrante e vitale che si confronta con la realtà esterna, quello di valorizzare sempre di più le donne e i giovani. Tutti sono spesso d'accordo a parole su questo principio ma tante volte si ha l'impressione che sia un po' una vuota retorica. Mi rendo conto che invece in questi ultimi anni si è fatto, si son fatti dei progressi concreti, ma vi sono ancora delle sensibilità molto forti e su questo vorrei fare chiarezza, per quanto mi riguarda.  Io intendo procedere in questa strada e se possibile accelerarla ulteriormente sia per quanto riguarda il panorama delle promozioni che abbiamo davanti sia per quanto riguarda le nomine nelle sedi sulla rete estera e gli incarichi al Ministero. Abbiamo un dato di fondo che è incoraggiante, che ci consente appunto di operare in tale direzione: l'aumento della presenza femminile nella carriera diplomatica, anche ai gradi più elevati, è un dato di fatto che si sta consolidando, ma continua a rappresentare certamente un obiettivo strategico. E' una tendenza che va incoraggiata, negli ultimi concorsi le donne sono state un terzo dei vincitori, 69 donne ricoprono incarichi di responsabilità come Capi uffici in Italia, all'estero, Capi missione, Direttore Generali e quindi non partiamo certamente da una situazione arretrata, ma ancora di più è una base dalla quale possiamo progredire considerevolmente.

Analogo discorso vale per il sostegno alle prospettive di avanzamento in carriera dei giovani. Sono passati oramai più di dieci anni da quando una Legge dello Stato ha sancito che tutti i diplomatici sin dal primo giorno svolgono funzioni di natura dirigenziale. Negli anni non sono mancati, anche sotto questo profilo, riconoscimenti anche economici, è però venuto il tempo di dare ulteriore sostanza a questa enunciazione della Legge. Personalmente non posso che incoraggiare l'assunzione di crescenti responsabilità professionali che si colleghino anche ai trattamenti economici sin dal primo momento dell'ingresso in carriera. Nelle giovani generazioni si trovano, nel lavoro di ogni giorno, nell'esperienza di ogni giorno, dei funzionari enormemente motivati; anche fra i miei vicini collaboratori, spesso mi trovo nell'imbarazzo a chiedere a che ora sia avvenuta l'uscita dall'ufficio o l'arrivo alla mattina, perché veramente ci troviamo in condizioni che determinano un'assoluta disponibilità che va probabilmente anche al di là del dovuto, fra le persone che si dedicano, che si appassionano a questo servizio dello Stato. Ma si trova anche non soltanto una disponibilità di questo genere ma anche un bagaglio di competenze, di cultura, una capacità operativa, una sensibilità politica assolutamente di eccellenza. Non possiamo permetterci di non dare a questi contributi all'Amministrazione il loro giusto riconoscimento con valutazioni obbiettive e trasparenti, con promozioni basate esclusivamente sul merito, con assegnazioni di incarichi commisurate alle legittime aspirazioni di ciascuno.

Sono convinto che potrò continuare a contare sulla collaborazione e sul contributo del vostro Sindacato per continuare a perseguire questi obiettivi ambiziosi.

A tutti voi ancora, in particolare al nuovo Presidente e al nuovo direttivo, i miei più calorosi auguri di buon lavoro. Grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Grazie, Ministro, a nome di tutta l'Assemblea, per essere intervenuto a questa Assemblea inaugurale e senza esitazione... Innanzitutto volevo ringraziare, se mi consentite, il consigliere Di Napoli, l'amico Di Napoli, Segretario della Commissione Esteri della Camera, segno dell'attenzione che anche la Commissione parlamentare competente porta ai lavori della nostra Assemblea... e darei subito al parola al Presidente De Agostini, in maniera tale che possa inserirsi a seguire alla relazione del Ministro che ringraziamo ancora.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Grazie Presidente, grazie signor Ministro, grazie signor Segretario Generale, grazie a tutti i Direttori Generali che sono presenti, al dottor Di Napoli, a tutti i colleghi... vorrei dire ai colleghi della stampa, non mi riferisco al Servizio stampa, ma... insomma a tutti i giornalisti intervenuti.

Vorrei innanzitutto ringraziare il mio predecessore, Maria Assunta Accili, che ha dato prova del suo massimo impegno durante il corso di un anno difficilissimo, forse il più difficile in assoluto, per la nostra Amministrazione e per la carriera diplomatica in particolare. Al di là delle diverse vedute, ma non sulla sostenza, desidero fare pubblicamente stato della mia ammirazione per la serietà dimostrata e per uno spirito di dedizione non comune. A Maria Assunta, che è ancora convalescente, va tutta la nostra riconoscenza.

 

(Applausi)

 

Lasciatemi poi ringraziare chi con il suo voto ha espresso la volontà di sostenere il progetto di rinnovamento del Sindacato e dell’Amministrazione, espresso nel programma che ho condiviso con i colleghi che si sono candidati al mio fianco. Il consiglio eletto è una squadra di prim’ordine, pronta a dare il suo contributo al rilancio di questa amministrazione.

Tornato a Roma dopo 8 anni di estero ho trovato una Farnesina in affanno, una Farnesina che subisce tagli di risorse e competenze senza riuscire, purtroppo, a far capire al Paese quanto di lei ci sia bisogno per rilanciare l’economia e il prestigio dell’Italia.

Lo stato disastroso delle risorse a nostra disposizione ha origini antiche rispetto alla crisi attuale. Non ci dimentichiamo che nel 1986 il bilancio degli esteri era lo 0,6% del bilancio statale, e oggi non arriva allo 0,2%.

Eppure la Farnesina, come, credo, nessun altro ministero italiano, ha cercato di riformarsi per ben due volte nel corso degli ultimi dodici anni.  Abbiamo cercato di prevenire, ma, nonostante questo, ci troviamo a dover curare.

È giunto allora il momento di occuparci non solo dell’involucro Farnesina, ma anche del suo contenuto, dei meccanismi che regolano il funzionamento di questa complessa macchina.

I rovinosi tagli subiti da un bilancio che era già al limite minimo del funzionamento impongono con urgenza un esame delle priorità di azione.

E allora, vi domando: vi sembra una priorità spendere 6,5 milioni di euro per finanziare la partecipazione all’Esposizione Internazionale di Yeosu e a quella orticola di Venlo, quando non ci sono più nemmeno i soldi per mandare i diplomatici in missione?

Ora, non mi sembra che ci sia bisogno di spiegare a nessuno che le missioni all’estero sono il core business dell’istituzione Farnesina, siano esse volte a partecipare a tavoli negoziali multilaterali a New York o a Bruxelles, o a verificare la sicurezza dei container... dei container dove avrà sede la nostra ambasciata a Mogadiscio. Ma ormai si rinuncia a fare una missione su due, perché i fondi sui relativi capitoli, se si eccettuano quelli destinati alle missioni di Ministro e Sottosegretari sono di circa duecentomila euro, mi dicevano. Una cosa ridicola rispetto alle esigenze. Semplicemente non bastano! Ma poi si spendono sei milioni e mezzo per partecipare all’esposizione internazionale. Sinceramente, mi domando quale sia la ratio dietro a questa scelta, signor Ministro.

E mi domando anche che senso abbia ormai mantenere aperta una scuola italiana ad Asmara, con insegnanti di ruolo inviati da Roma e pagati di conseguenza, quando i fruitori della stessa scuola sono solo eritrei e quando si potrebbe offrire lo stesso servizio attraverso neo laureati, come fa la Spagna nelle scuole del Nord America. Mi domando se l’estesissima rete dei nostri Istituti di cultura non debba essere ridimensionata in un momento di così profonda crisi. Mi domando se non si possano pregare i membri del CGIE di riunirsi in teleconferenza anziché fare, tutti e novantaquattro, quattro o cinque viaggi in  business class da un continente all’altro.  Mi domando, infine, se abbia senso tenere aperto un Consolato di prima classe a San Gallo, Le faccio solo un esempio, quando non riusciamo ad aprire una sede a Chongquing o in Turkmenistan, dove inglesi, francesi e americani sono presenti dalla metà degli anni novanta, per ovvie ragioni commerciali.

Io non sono convinto che si debbano tagliare tante sedi, ma qualcuna sì. E sono convinto che se ne debbano anche aprire.

Avere 22 sedi consolari nell’Unione Europea e otto nella sola Svizzera è ormai anacronistico. Come è anacronistico averne tre sole nell’intera Cina, aver tagliato Durban, tener chiusa Ashgabat.  Se tagliare si deve, capiamoci per favore sulle priorità del Paese, che non necessariamente coincidono con quelle delle clientele di alcuni gruppi di connazionali all’estero e dei loro referenti in Italia.

E adesso passiamo ad un’analisi dell’efficacia della ristrutturazione.

A mio modesto modo di vedere, prima di chiudere sedi e, soprattutto, prima di chiudere sedi consolari, perché di chiudere ambasciate non ne vogliamo nemmeno sentir parlare... ci si dovrebbe assicurare che ciò abbia un senso dal punto di vista del risparmio.

E vi faccio un esempio. Nel 2008, quando ero in servizio a Johannesburg,  mi accorsi che l’Istituto italiano di Cultura a Pretoria costava, se non ricordo male, una cifra di poco superiore ai 300.000 euro all’anno e organizzava eventi culturali sì e no valutabili in circa 10.000 euro. 300.000-10.000: un output pari a circa il 3,5% della somma investita. Feci allora una proposta indecente all’Ambasciatore: chiudiamolo. Chiudiamo l’Istituto di cultura a Pretoria e diamo al Consolato Generale di Johannesburg non la metà della somma, non un terzo, ma un decimo del totale: 30.000 Euro. Avremmo triplicato l’offerta di cultura italiana in quella zona del mondo, facendo al contempo risparmiare il 90% della somma al nostro bilancio: 270.000 Euro all’anno. In realtà la mia proposta era davvero indecente perché il risparmio realizzato sarebbe stato irrisorio. E me ne sono accorto quando fu chiuso il consolato a Durban... Durban, il porto più importante dell’Africa sub sahariana, Durban, dove la CMC aveva appena vinto una commessa per circa 600 milioni di euro grazie anche all’opera di un bravo console, qui presente. Non io... un altro. Tutto, dico tutto il personale colà in servizio fu riposizionato su altre sedi. Tranne il console che fu fatto rientrare. Bel risparmio!

E allora, se le nostre spese sono soprattutto di personale e il personale viene solo riposizionato, o cambiano le regole di gestione rendendole più flessibili, oppure l’intero esercizio non ha molto senso. Mi risulta, purtroppo, che proprio in questi giorni sia in atto in Parlamento un tentativo di irrigidire ulteriormente, anziché rendere più flessibili, le norme che regolano il personale a contratto. Forse sarebbe il caso di vigilare affinché questo non avvenga, Signor Ministro.

Ce ne rendiamo conto, Signor Ministro, il Suo compito è impervio, ma cerchi per favore di spiegare ai suoi colleghi di governo che al di sotto di una certa soglia di risorse una struttura, pubblica o privata che essa sia, finisce per diventare inutile. Riesce solo a sostenere se stessa, non ha più un vero valore aggiunto. Se non siamo ancora a questo punto è grazie allo sforzo straordinario che il personale della nostra Amministrazione sta facendo. Ma l’ottica del Governo non può continuare ad essere al ribasso, perché la ripresa è necessaria quanto e più del rigore. E allora a che serve frazionare le competenze, creare nuovi ministeri, come quello della Cooperazione Internazionale o quello delle Politiche Comunitarie? Sappiamo, Signor ministro che con Lei su questo tema sfondiamo una porta aperta e, anzi, Le diamo atto del Suo impegno su questo fronte. Fa bene a impegnarsi, perché non è imboccando la strada dello spezzatino che si raggiunge l’obiettivo della maggiore efficacia della spesa. È semmai il contrario: in Italia ci sono troppi enti che si occupano di proiezione internazionale, non troppo  pochi. Quello che serve è maggiore coordinamento tra loro, altro che avvalimento! Qui rischiamo di amputare pezzi di rete all’estero, privando il Paese di uno strumento per la ripresa dell’economia, mentre enti pubblici di tutti i tipi... e non mi dite che gli enti locali non siano anch’essi pubblici, continuano allegramente ad andare in giro a fare turismo istituzionale, il cui unico vero risultato è quello di regalare ai loro confusi interlocutori improbabili quanto inutili medaglie commemorative e insignificanti pezzi di cristallo. Noi siamo pronti a darci delle rigorose priorità, ma pretendiamo che lo facciano anche gli altri.

Ma torniamo all’interno della Farnesina. Si fa un gran parlare della necessità di varare un piano industriale, di rilancio della nostra struttura. Siamo pronti a dare il nostro contributo. Anzi, lo facciamo fin da adesso.

Partiamo allora dal recupero di un minimo di unità, non solo all’interno della carriera diplomatica, ma di tutto il Ministero degli Esteri. Ci vuole una politica del personale nuova, che partendo dal progresso fatto sul fronte della valutazione delle Aree Funzionali garantisca loro una progressione di carriera basata sul merito. Una politica che si adoperi a trovare correttivi all’ipocrita, quanto iniqua misura delle cosiddette promozioni bianche. I diplomatici, e specialmente i più giovani stanno pagando cara la crisi. In alcuni casi oltre il trenta per cento del loro stipendio è devoluto forzosamente alla Patria! Il tutto mentre c’è chi, alla chetichella, prende iniziative particolaristiche senza preoccuparsi minimamente degli effetti delle misure proposte sul funzionamento della struttura. A proposito, Le chiedo, Signor Ministro, quale sia la posizione dell’Amministrazione circa la nota lettera di alcuni diplomatici ai Presidenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato e cosa si intenda fare su questo tema. L'unità sta nei fatti, non nelle parole. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: non siamo in principio contrari all’innalzamento dell’età pensionabile. Ma vogliamo garanzie che la misura non abbia ripercussioni negative sul funzionamento della struttura nel suo complesso. Lei Signor Ministro, ha citato l'assunzione dei diplomatici, 35 per i prossimi quattro anni... benissimo, non andiamo a toccare questo importantissima risorsa per il funzionamento della nostra macchina.

Tornando al piano industriale, in questi ultimissimi anni i segnali positivi non sono mancati e di questo bisogna darne atto all’Amministrazione. È stato approvato il bilancio unico di sede, è stato introdotto un meccanismo di valutazione della performance delle stesse sedi e del personale non diplomatico, perfettibile quanto si voglia, ma certamente necessario, sono stati, insomma, fatti alcuni passi avanti.

Ma mancano alcuni pezzi. Manca, per esempio, una organica politica della coppia, la formazione è ancora la "Cenerentola" della nostra Amministrazione, quando dovrebbe esserne la locomotiva. E poi bisogna lavorare moltissimo sul necessario collegamento con la società civile, con la quale il rapporto deve diventare veramente osmotico, gli scambi di personale tra noi e le imprese devono essere all’ordine del giorno e devono anzi far parte dei nostri percorsi di carriera. In essi devono comparire incarichi presso imprese private, giornali, banche, per permettere a noi e a loro di comprendere meglio come lavorare insieme. Nel piano industriale inserirei anche un meccanismo di trasparenza dell’assegnazione degli incarichi romani. Nessuno vuole togliere all’Amministrazione la sua discrezionalità su questo tema, ma credo che abbiamo il diritto di essere informati su quali posizioni siaono disponibili e sui criteri di assegnazione di ciascuna di loro.

Un po’ più di trasparenza forse fornirebbe anche all’Amministrazione maggiori elementi per compiere le sue scelte.

Nel cosiddetto piano industriale inserirei anche il benessere... o, nel nostro caso, il malessere, organizzativo. L’orario di lavoro al Ministero è davvero bizzarro. Stiamo qui la sera fino a tardi, le otto, le nove... l'ha detto anche Lei, Signor Ministro, alcuni anche più a lungo, perché non siamo organizzati. Detto per inciso, se un collega dell’Auswaertiges Amt sta regolarmente in ufficio oltre le 18,00 viene considerato un ritardato... uno che non riesce a fare il suo lavoro nel tempo giusto. Mentre se lo fa uno del Foreign Office è un addetto alle pulizie, perché il suo ufficio è stato chiuso da un addetto alla sicurezza.  E invece noi a tarda sera siamo ancora tutti sul pezzo, a reagire spasmodicamente a richieste di appunti e aggiornamenti che dovevano essere pronti ieri, anche se la richiesta è partita solo oggi. Ora, l’emergenza può capitare, anzi, nel nostro mestiere l’emergenza è anche frequente, per carità, ma trattare tutto come se fosse un’emergenza equivale a fare tanta ammuina, mi si passi l’espressione, e poca sostanza.

Una maggiore programmazione dell’attività, quindi, è un’esigenza organizzativa obiettiva, che ha un impatto determinante, non solo sul benessere dei lavoratori e diciamolo... delle loro famiglie, ma soprattutto sul prodotto finale del loro lavoro. Riflettiamoci.

Infine la formazione. In termini di risorse finanziarie e forse soprattutto umane questo settore è la "Cenerentola" della nostra amministrazione, quando dovrebbe esserne la locomotiva. Siamo un’istituzione il cui vero valore aggiunto è dato dalla conoscenza, dalla capacità di comprensione e di analisi, dalla competenza nell’elaborare politiche intelligenti. Non sono qualità che si acquisiscono per caso o per dono divino. La vecchia logica del “se non affoga impara a nuotare” è perdente. E abbandoniamo una volta per tutte e con decisione la concezione del diplomatico generalista: è una posizione ormai intenibile dinanzi ai nostri concorrenti e alle altre amministrazioni dello Stato. Dobbiamo specializzarci e dobbiamo studiare seriamente e in ogni momento della nostra carriera.

Formazione e specializzazione sono quindi pilastri importanti del nostro nuovo piano industriale. Ma essi vanno di pari passo con la  maggiore credibilità di valutazioni e promozioni. Per affrontare il "padre" di tutti i problemi della nostra carriera, partiamo da una frase pronunciata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano qui, alla recente conferenza degli Ambasciatori del dicembre 2011 e ripresa con molta efficacia dal Cosmopolita, l’organo di un altro sindacato di questo Ministero, la CGIL:

"Il Capo dello Stato, dice il Cosmopolita,  ha esortato i diplomatici a riferire con “schiettezza e indipendenza di giudizio”, quale che sia la maggioranza al governo. Il che presuppone che i diplomatici siano scelti per le loro doti di schiettezza e indipendenza e non di passività. Valutare attentamente i curricula, selezionare in base alla comparazione aperta, ecco le elementari regole di sana amministrazione che la Farnesina è chiamata a introdurre nella carriera diplomatica. Capacità professionale e dirittura morale vanno di pari passo e allontanano i diplomatici dall’acquiescenza nei confronti sia dei politici di passaggio sia dei potenti superiori".

L’esortazione è quindi chiara: si deve restituire credibilità al metodo di giudizio e valutazione, oggi troppo facilmente falsato dalle alchimie documentali, dalle valutazioni preconfezionate, dai percorsi di carriera pilotati. Per tornare ad essere credibili dobbiamo essere onesti, riconoscere che i recenti scandali e passi falsi, dalle case a Capalbio a Casa Pound, sono frutto di un sistema di valutazioni e promozioni che funziona benissimo se si vuole che la cooptazione e l’omologazione sia l’unico vero criterio da applicare. E malissimo se, invece, si pretende, come la Nazione pretende, che sia invece il merito, quello acquisito sul campo, laggiù, nei compound blindati di Bagdad o di Kabul, nei container di Mogadiscio, che sia il merito, dicevo, ad essere il criterio discriminante  di nomine e delle promozioni.

Non è facile, ne siamo coscienti, restituire credibilità a questo meccanismo, ma se non ci proviamo, non risolviamo veramente nessuno dei problemi più gravi che ci affliggono.

Il SNDMAE chiede l’istituzione di un tavolo di consultazione che abbia  per obiettivo di sostituire l’attuale sistema di valutazione e promozione con uno più giusto, moderno e condiviso, che eviti gli scompensi che sono nella mente di ciascuno di noi.

Il momento è drammatico, ce lo ripetiamo ogni giorno. E il futuro prossimo è irto di insidie per il Paese e per la nostra Amministrazione. Ma è anche fecondo di opportunità. Mai come nei momenti di profonda crisi le debolezze del sistema vengono messe a nudo. È giunta l’ora di eliminarle. Mai come quando le risorse scarseggiano si trovano modi per massimizzarne l’impiego. Dobbiamo impegnarci di più. Mai come adesso, insomma, abbiamo l’opportunità di ricostruire un'Amministrazione degli Affari esteri nuova e all’avanguardia in tutto il settore pubblico italiano. È nostro dovere provarci. Erano dieci anni che aspettavamo di avere un’opportunità del genere. Un Ministro che non solo è espressione della carriera diplomatica e di questa Amministrazione, ma ne conosce a menadito il funzionamento. Con Lei, Signor Ministro, desideriamo lavorare a una Farnesina migliore, più che mai aperta alle esigenze dei cittadini e delle imprese.  Per farlo dobbiamo identificare con chiarezza le priorità di azione, imboccare con decisione la strada dell’innovazione e del cambiamento e dobbiamo imboccarla insieme, senza personalismi e finalmente con equità.

Se ci fossilizzeremo sulle autoreferenziali quanto sterili lodi di quanto sono bravi i diplomatici italiani e di quanto sono cattivi sono i loro detrattori, affonderemo nella melma degli scandali piccoli e grandi e rimarremo impantanati nei luoghi comuni. Se, invece, sapremo cogliere le opportunità che la straordinaria situazione che stiamo vivendo ci offre, potremo dimostrare che la nostra non è una carriera di viziati "figli di papà", ma di fedeli servitori dello Stato, pronti a dare il meglio di se stessi per la ripresa dell’economia e del Paese. Grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Ringrazio il Presidente De Agostini. Mi chiedo adesso se il signor Ministro voglia non dico replicare, qui non c'è da replicare nulla, ma semplicemente fare delle ulteriori osservazioni prima di dare la parola al Segretario Generale.

 

Terzi di Sant'Agata, Ministro degli Affari Esteri - Grazie mille, Presidente dell'Assemblea, grazie ambasciatore Greco, vorrei semplicemente fare alcune brevissime considerazioni, chiedendovi anche di scusarmi per il poco tempo che mi consente di restare con voi, perché sono atteso poco più tardi in Parlamento per un'audizione. Tengo a dire che mi ha colpito la relazione del presidente De Agostini e se fossi ancora socio... ma devo verificare anche qui il mio status, se fossi ancora socio del SNDMAE...

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Lo è ancora, Signor Ministro.

 

Terzi di Sant'Agata, Ministro degli Affari Esteri - Risulto ancora negli elenchi? Non lo so... E' una cosa da verificare e potrebbe essere fonte anche di qualche postilla... ma direi che mi ci ritrovo quasi completamente... dico il quasi forse in termini per non dare il senso di un'identità che forse nella mia funzione non sarebbe neanche corretta, ma mi ci ritrovo in molte cose importanti e in concetti che ha affermato, innanzitutto quello che la Farnesina ha delle grandi potenzialità di ritrovare se stessa, il suo ruolo, la sua identità anche nei grandi problemi che sta attraversando. Non c'è dubbio che lo scenario di fondo di carenza drammatica di finanziamenti, la possibilità di riequilibrare queste carenze è la tela di fondo sulla quale stiamo operando... non posso che dare l'assicurazione del mio impegno totale nel cercare di limitare questo grave problema di finanziamenti. Da questo, naturalmente, dall'assicurare un impegno al promettere un risultato ci corre moltissimo, perché sappiamo che anche le recenti vicende di erosione, di revisione per compensare delle spese in tutt'atro settore prioritario, peraltro, della società italiana, ha toccato ancora negativamente alcuni fondi che erano già stati destinati alla cooperazione... ma è semplicemente un altro esempio, ma è sicuro che se tutti questi aspetti, cominciando da quello finanziario, non c'è nessuna pausa e nessuna timidezza, nessuna debolezza da parte mia nel sostenere gli interessi, le ragioni e i bisogni di questa Amministrazione. Perché, come diceva il presidente De Agostini, son cose talmente evidenti, dovrebbero esserlo all'opinione pubblico, dovrebbero essere più conosciute da parte dell'opinione pubblica le conseguenze negative di determinate scelte talvolta casuali che si verificano anche sul piano della gestione dei tagli e sulle mancate integrazioni di bilancio. Quindi su questo credo che possiamo e dobbiamo lavorare insieme, anche qui c'è uno spirito di team fra il vertice politico, il vertice amministrativo del Ministero e le forze sindacali. Credo che ci dobbiamo essere, ma non, assolutamente non per fare emergere la sensazione di vecchi interessi di categoria, una volta si chiamavano interessi corporativi in senso deteriore, ma perché siamo quelli che conoscono meglio di ogni altro le esigenze di funzionalità minime di questa Amministrazione e queste sono state intaccate e queste esigenze di funzionalità minime di questa Amministrazione sono state intaccate ed è grave per l'Italia, per il nostro Paese. Quindi su questo credo che c'è una priorità di lavoro. Parlavamo di priorità. Questa probabilmente è la priorità delle priorità.

Ma mi ritrovo anche in alcune altre... altri stimoli, altri impulsi che sono stati forniti: quello dell’innovazione e del cambiamento, sono parole, concetti che vanno mano nella mano con quelli della specializzazione e della formazione permanente. Nulla è più caratteristico dell'attività, della mentalità, della passione di un diplomatico che quello dello studio quotidiano, dell'approfondimento, del rivolgersi a guardare sul mondo, non avremmo fatto questo mestiere se non fosse per questo, non avremmo fatto questo mestiere se non fosse per vivere una parte della nostra vita all’estero, per dimostrarci sul terreno, per far vedere che siamo capaci di mostrare a noi stessi di risolvere le situazioni più complesse che ci si presentano. Contribuire a un negoziato per liberare dei connazionali sequestrati, per risolvere delle contingenze, per portare avanti dei temi e degli obiettivi di sicurezza internazionali o dei grandi temi di sviluppo. Quindi la formazione permanente è intrinseca nella nostra carica di curiosità, deve essere alimentata, dobbiamo avere gli spazi… ecco, io mi trovo confrontato: quanto tempo abbiamo per leggere, per approfondire i temi di cui ci occupiamo in giornate lavorative di 12 ore, in una condizione di vita stressante dove magari riusciamo ad accumulare gli articoli editoriali fondamentali per la nostra conoscenza del mondo a fine settimana e il sabato pomeriggio, quando il telefono cessa di squillare, per fortuna, magari per un brevissimo tempo. Quindi questo aspetto dell’organizzazione del lavoro si collega alla formazione, si collega al nostro essere al nostro sentire, al bisogno di portarci avanti in modo intelligente nel nostro mestiere che facciamo.

Veniamo ai temi pratici: certamente l’utilizzo, il risparmio, la riqualificazione della spesa, diciamo così, per utilizzare… non vorrei veramente sentir parlare di risparmio in un ministero al di sotto del livello di guardia come risorse finanziarie, ma la riqualificazione della spesa passa certamente attraverso un ovvio utilizzo dei sistemi che la tecnologia ci offre, non soltanto per noi, ma anche per coloro che utilizzano finanziamenti del Ministero, finanziamenti pubblici, quindi questo vale per tuta la grande materia delle missioni, siano degli organismi elettivi degli Italiani all’estero, sia le missioni che facciamo noi nelle quali coinvolgiamo visitatori stranieri.

Il ragionamento sulla riorganizzazione della rete all’estero, quando io parlavo di grossa difficoltà che trovo nel convincermi nel disinvestimento sulla rete all’estero, mi riferisco certamente a un ragionamento complessivo, non voglio fare nessuno sconto al mantenimento per motivi puramente di prestigio o di interessi localistici di alcuni nostri uffici, assolutamente non è così, mi è piaciuto il riferimento all’attività dell’Istituto di cultura, dove il presidente De Agostini operava, potrei fare anch’io esempi di posizioni professionali in alcune ambasciate che rendono dieci volte tanto in termini di gettito per attività culturali ed economiche rispetto a quello che costano, laddove ci sono molti casi in cui il rapporto è inverso… le conosco, le conosciamo tutti queste situazioni… basta, è ora di porre una pietra sopra fin dove è possibile, ma è possibile quasi dovunque, basta avere un grosso sostegno, basta farlo insieme questo lavoro, e potete essere sicuri che se siamo insieme, io questo lavoro intendo farlo, in termini di riqualificazione della spesa.

Un altro problema sul quale vorrei non vi fossero equivoci, perché è stato argomento di  grandi disquisizioni e anche è diventato una specie di teatrino forse romano e anche nazionale, questo aspetto del pensionamento a 65, 66, 67… non si capisce più in realtà qual è l’età del pensionamento, se vogliamo essere sicuri, perché noi eravamo in una condizione speciale al ministero erano tutti a 67 anni, poi improvvisamente è caduta la riduzione a 65 e questo evidentemente ha comportato delle modifiche anche di pianificazione, anche sul piano delle destinazioni all’estero, per esempio, anche per sedi importanti è stato inserito un aggiustamento correttivo sino al 31 dicembre; ne era stato  proposto un altro per consentire ad alcune sedi almeno più importanti di portare questa operazione a tre anni in termini di rotazione ragionevole; nel frattempo ci sono altre richieste e qui mi ricollego ancora a una domanda che è stata fatta, questa lettera collettiva, scritta da un certo numero di ambasciatori, e non soltanto da ambasciatori, per riportare l’età del pensionamento a 67 anni... chiarisco, non è un’iniziativa di Governo, né intendo che lo sia, la conosco perché mi è stata indirizzata anche a me la lettera, e credo che sia, è, un’iniziativa di tipo parlamentare, non ho modo per capire né per capire se effettivamente possa avere qualche sbocco e qualche prospettiva di successo, ma forse il Segretario Generale ci potrà dare delle indicazioni maggiori su questo punto...

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Sì… magari però l’Amministrazione...

 

Terzi, Ministro degli Affari Esteri - Un momento, voglio finire, scusa… mi sono coinvolto unicamente sull’idea di una proroga che è stata invece sostenuta dal Governo, era una proroga chiesta dal Governo all’interno del decreto mille proroghe per consentire all’Amministrazione di estendere il periodo 31 dicembre 2012 al periodo 31 dicembre 2013, perché in almeno sette, otto sedi, abbiamo altrimenti degli ambasciatori che tornano, che cessano dal servizio, ben prima del quarto e anche del terzo anno di carriera, ma non è stato ritenuto compatibile, finisce lì e ritorniamo al punto di prima. Ora si tratterà di vedere, naturalmente, se questa riduzione di età pensionabile resterà così, perché non è chiaro se poi si ritornerà a 66 anni, mi sembra improbabile, mi sembra molto improbabile dalle cose… però non so… non si sa mai quali possano essere poi le interazioni parlamentari su questi temi, e c’è anche però un problema di pianificazione, cioè noi avevamo un organico di carriera, faccio un esempio, 29 ambasciatori di grado, che sono un bel numero, ottenuti proprio per garantire, e via dicendo, ministri plenipotenziari, accorpamento del grado di Ministro plenipotenziario, vecchia riforma sulla quale si è inserita... che era a regime per garantire uno scorrimento di carriera attraverso anche una riduzione degli anni richiesti come requisito per il passaggio a determinati gradi, basato sul pensionamento a 67 anni. Modificando questo parametro, si crea una situazione di scorrimento molto veloce, però attenzione anche alla presentabilità esterna, ci potrebbe essere anche una situazione, per dirla con grande chiarezza, per cui la posto di un ciclo normale, naturale, endogeno di nomine di ambasciatori di grado di 5, 6 persone all’anno, che è quello che insomma rientra in un’Amministrazione credibile, come quella che la Farnesina… la selezione del personale che arriva al secondo grado dello Stato, ci potrebbe essere… io non lo so, io non ho fatto i conti, ci sono delle proiezioni ecc… ci potrebbero essere delle proiezioni completamente diverse, dei multipli addirittura di questo numero, e allora, guardandomi in giro, vedo facce felici, sicuramente, lo sarei anch’io sicuramente... Che bello che è, facciamo tutti uno slittamento… ecco attenzione però anche al termine di praticabilità e di credibilità di queste operazioni, perché c’è anche da dare una valutazione di insieme. Siccome io non conosco le proiezioni di questo percorso, determinate dalla discesa di  due anni, sarebbe bene appunto studiarle insieme e fare una riflessione insieme.

Sull'ultimo punto che si collega a quello che ho detto adesso, ma spero che la franchezza con la quale vi parlo sia già un’indicazione del mio convincimento che credo profondamente a questo principio, è il discorso della trasparenza. È assolutamente fondamentale in un’Amministrazione piccola, fatta di persone di grandi qualità e fortemente motivate, essere trasparenti, perché più le persone valgono, meno vogliono essere tenute all’oscuro o essere vittime di giochi altrui che non sono né testati, né han legittimità, né condotti da persone che non hanno rappresentatività per farlo.

Ecco queste erano le semplici considerazioni che volevo fare augurandovi buon lavoro. Grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - E adesso diamo la parola al Segretario Generale, all’ambasciatore Massolo…

 

Giampiero Massolo, Segretario Generale MAE - No, è troppo Soviet supremo così, forse un po’ di dibattito prima… eventualmente intervengo dopo.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Concordo… l’ambasciatore Verga…

 

Daniele Verga, Vicepresidente Associazione Diplomatici a Riposo - Grazie caro Presidente. Io ringrazio dell’invito a partecipare all'Assemblea del SNDMAE e prendo la parola per portare il saluto e l’augurio per un proficuo lavoro a questa assemblea e al nuovo presidente e al consiglio direttivo del SNDMAE, oltre che mio personale, anche a nome degli altri co-fondatori Giusi Andrea Mochi Onory e Massimo Spinetti e dei soci dell’Associazione Nazionale Diplomatici a Riposo Costantino Nigra.

L’associazione, che si è costituita nel maggio scorso si propone in primo luogo di contribuire alla valorizzazione della figura e del ruolo del diplomatico nella società contemporanea e nella storia delle relazioni internazionali, nonché alla conoscenza delle tradizioni e della professionalità della diplomazia italiana. Il Segretario Generale della Farnesina ne è il presidente onorario e desidero qui ringraziare l’ambasciatore Massolo per aver voluto accogliere l’invito e per l’incoraggiamento e per il supporto fornitici da parte dell'Amministrazione.

Abbiamo già avviato una serie di iniziative, tra le quali un convegno il 2 marzo prossimo all’Archivio Centrale dello Stato all’EUR, sulla diplomazia dell’Italia post-unitaria con la presenza di eminenti studiosi e la prossima realizzazione del sito dell’Associazione. Abbiamo altresì avviato i contatti con le analoghe associazioni di diplomatici a riposo operanti in altri Paesi. Abbiamo anche puntualmente reagito a presentazioni stampa pretestuose e distorte della carriera diplomatica.

Perché un’Associazione di diplomatici a riposo? Perché pur se si è cessato definitivamente dal Ministero, si rimarrà sempre diplomatici, con le proprie convinzioni, la propria formazione, ciascuno con il proprio bagaglio di cognizioni, esperienze e professionalità maturate in tanti anni di servizio ed ancora con energie ed idee da esprimere. Scopo dell’Associazione è quello di non disperdere e vanificare questo patrimonio umano e professionale che testimonia il valore della diplomazia italiana, che ha sempre onorato con impegno, coerenza e lealtà il nostro Paese. Un ruolo, quello del diplomatico, ancor più complesso e necessario nell’attuale fase convulsa e incerta delle relazioni internazionali. Nello spirito di obiettivi condivisi e delle rispettive finalità istituzionali, sono certo che l’Associazione Nazionale Diplomatici a Riposo, Costantino Nigra e il SNDMAE sapranno individuare e concordare idonee forme di proficua collaborazione e sinergia, a beneficio della carriera. Con tale auspicio rinnovo i migliori auguri di pieno successo a questa Assemblea ed al nuovo Presidente e Consiglio direttivo del SNDMAE. Grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Ringrazio il collega e compagno di concorso Daniele Verga. Adesso ridò la parola, giusto come inizio di dibattito, al presidente De Agostini, in maniera tale che poi, a partire dalle sue osservazioni a commento della relazione dell’Onorevole Ministro, si possa sentire la voce direttamente dagli iscritti.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Grazie Presidente. Devo dire che mi fa molto piacere che il Signor Ministro sia d’accordo su molte delle questioni che ho toccato nella relazione programmatica, ovviamente da sfondo fa la straordinaria carenza di risorse, ma certamente se lavoriamo, direi, a un piano industriale credibile, forse c’è anche margine per risalire la china.

Sono contento che il Ministro sia d’accordo con noi sull’importanza di innovazione, cambiamento, formazione, però, ecco, vorrei capire meglio dall’Amministrazione, a parte le indicazioni del Ministro sul... generico accordo su questi temi, quali concrete misure si intendono adottare in modo da cambiare qualcosa in questi settori così importanti.

Sono anche contento che il Ministro abbia fatto stato del fatto che l’Amministrazione non terrà in alcun conto gli interessi localistici di alcuni gruppi di connazionali all’estero nella ristrutturazione della rete; sarà difficile, perché questi portatori di interessi localistici sono molto potenti e lo sappiamo e… francamente però non ho ben capito qual è la sua posizione su questa lettera inviata ai Presidenti delle Commissioni Estere di Camera e Senato… si, è vero, non è un’iniziativa dell’Amministrazione, però l’Amministrazione può fornire ai destinatari opportuni elementi di risposta… ecco, questo ci attendiamo che faccia.

E poi sulla questione della trasparenza, questione della trasparenza molto, molto importante, non ho capito se maggiore trasparenza anche sulla questione di valutazione e promozioni, ma sicuramente lo interpreto come una volontà del Ministro a pubblicizzare tutti gli incarichi all’interno dell’Amministrazione e non solo quelli all’estero… spero di aver capito bene, ecco.

Quindi forse gli illustri rappresentanti dei vertici dell’Amministrazione ci possono dare dei chiarimenti su cosa in concreto si intende fare. Grazie.

 

Ciarlatani, Membro Commissione di Vigilanza - Sì, grazie, un intervento velocissimo, non come membro della commissione di vigilanza... ho già parlato e neanche come ex console a Durban quindi… in realtà come rappresentante dei giovani. I giovani intendo dire coloro che, come Consiglieri di Legazione, Segretari di Legazione, hanno più o meno 15 anni di carriera… 10, 12, 15 anni di carriera alle spalle, quindi rappresento anche chi, da un certo punto di vista è appena entrato da un paio di mesi e chi ha fatto già una prima esperienza all’estero. Vorrei dare un paio di suggerimenti al Consiglio e anche ai vertici, ovviamente, perché rientrando dall’estero ho visto uno scoramento dei gradi bassi della carriera un po’ preoccupante, scoramento che poi aumenta di fronte a certe notizie di stampa, a certi scandali, sembra che emergano solo quelli da questa Casa, quindi vorrei dare un paio di consigli che spero siano seguiti dal direttivo, che riguardano entrambi strategie di comunicazione, comunicazione esterna e comunicazione interna al Ministero. Esterna vuol dire che dobbiamo far capire all’esterno chi siamo in realtà, cioè che cosa facciamo di buono e di bello all’estero e a Roma, anche utilizzando nuovi strumenti che ci fornisce l’informatica, noi stiamo facendo un corso di formazione come Consiglieri e Segretari di Legazione in prova, tra l’altro vedo qui il direttore dell’istituto diplomatico, veramente di grande valore aggiunto, in cui ci viene insegnato anche quali sono i nuovi strumenti di comunicazione. Abbiamo appreso che esiste Facebook, forse molti di noi lo sapevano, esiste Twitter  e ne esistono tanti altri. Perché non fare una strategia di comunicazione come Sindacato per spiegare attraverso questi strumenti  chi siamo, cosa facciamo di bello e di buono nel mondo? Forse ci potrebbe aiutare un po’.

Comunicazione interna più o meno lo stesso motivo. Lo scoramento dipende dall’incomprensione di alcune scelte, con la comunicazione interna le scelte vengono spiegate e forse lo scoramento non c’è più. Un paio di mesi fa abbiamo avviato…

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - O forse c’è ancora di più…

 

Ciarlatani, Membro Commissione di Vigilanza - Beh, ci può essere ancora di più, ma in realtà un paio di mesi fa abbiamo avviato un esperimento come Consiglieri di Legazione appartenenti al concorso 2000 con il Direttore centrale del Personale, il ministro Sabbatucci, abbiamo fatto una riunione fiume di un pomeriggio, e abbiamo veramente avuto tanti chiarimenti, abbiamo avuto cifre, notizie, spiegazioni di grandissimo valore. Perché, lo dico al Segretario Generale che so essere molto sensibile in questo senso, non programmare incontri con i giovani e con i Consiglieri con una certa cadenza, potrebbero da quei tavoli venire fuori delle… anche dei suggerimenti, ma certamente dei chiarimenti.

Ecco, queste sono le due cose, ovvio che come membri della Commissione di Vigilanza, vigileremo affinché queste cose vengano portate a termine. Grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Il ministro Accili… il consigliere Accili nel caso del Consiglio del SNDMAE.

 

Accili, Presidente uscente - Grazie. Spero di non abusare della pazienza dei colleghi e dei presenti riprendendo di nuovo la parola, però ci sono due argomenti che mi sembrano meritevoli di approfondimento.

Ho ascoltato con particolare, personale attenzione, e capirete perché, il discorso fatto dal Ministro degli Esteri sulla valorizzazione delle carriere femminili. Io credo che il numero elevato di giovani colleghe che accedono ai ranghi dell’Amministrazione sia consolante. Sappiamo benissimo che il problema è quello dell’accesso ai gradi apicali e dello scorrimento di carriera, perché esistono delle problematiche connesse al duplice, talora triplice ruolo che le donne ancora svolgono non nella professione ma nella vita e nella società, che deve trovare, a mio avviso, una qualche maggiore attenzione. Devo dire che io ho sempre colto nel dialogo avuto con l’Amministrazione su questi temi, sensibilità. Come questa sensibilità si pensi di trasformare in politiche attive è un po’ il problema, diciamo il nodo centrale e quindi mi piacerebbe conoscere quali siano le misure concrete che l’Amministrazione ha in mente di proporre per favorire degli sviluppi di carriera regolari, analoghi a quelli dei colleghi che hanno la fortuna di avere una moglie. Io nella mia carriera devo dire che se devo indicare un handicap che ho vissuto è stato quello di non avere una moglie a casa, ma insomma… mi sono organizzata.

Il secondo tema, che mi sembra molto importante, perché in tempi di crisi e di risorse carenti, il miglioramento, come accennavo nel mio intervento precedente, della qualità della spesa è molto importante, è quello che riguarda la spending review. Io sono convinta che il Consiglio sarà particolarmente interessato a partecipare ad un tavolo di confronto sull’identificazione delle spese razionalizzabili ancora o non prioritarie. Certo, siamo al di sotto della soglia di guardia, quindi è evidente che quando per razionalizzazione si intende diminuzione degli investimenti… insomma, si tratta di decidere se tagliarsi un piede o una mano, quindi è molto delicato e non è una cosa che funziona...

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Spesso però si tratta di unghie…

 

Accili, Presidente uscente - Però si tratta di unghie... e quindi su quello io penso che su quello avremo… per carità pareri… poi ognuno ha un contributo da dare, però ritengo cruciale che il dialogo con l’Amministrazione sull’attuazione della spending review sia fattivo, intenso e sincero. Grazie… e trasparente, grazie.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Grazie Maria Assunta, grazie. Si, tu parli di piedi e mani, ma spesso si tratta di unghie o capelli ecc.; ecco io, scusate, ma ripeto quello che ho detto nella mia relazione programmatica: è proprio necessario spendere sei milioni e mezzo per partecipare a questa Esposizione internazionale di Yeousu e a quella orticola di Venlo, quando non abbiamo i soldi per andare in missione? È veramente così necessario avere la scuola italiana ad Asmara, che costa anche quella sui sei milioni di euro? Cioè, è chiaro che i margini sono veramente, veramente ristretti, ma insomma, guardiamoci nelle palle degli occhi e vediamo un po’ quali sono le nostre vere priorità. Io, ripeto, sono tornato al Ministero dopo otto anni di estero e trovo: "Ah no, questa missione non la si può fare perché non te la approvano, questo non si può fare perché… ", ma come… questo è il core business, questo è quello che noi facciamo, dovremmo fare normalmente, è come dire a un chirurgo che non può andare in ospedale perché... "Non ci puoi andare, non ci puoi arrivare perché non hai soldi per arrivarci… ",  insomma noi in missione operiamo, è il minimo proprio del funzionamento del Ministero, e poi diamo i soldi a queste esposizioni… non lo so… ditemi voi se sto sbagliando. Grazie.

 

Granara, Segretario Esecutivo - Il presidente dell’assemblea si è assentato un momento per una chiamata urgente…

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - E quindi c’è un intervento di Enrico Granara…

 

Granara, Segretario Esecutivo - No, no... era solo per passare la parola a chi la chiede…

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Allora diamo la parola al Segretario Generale…

 

Giampiero Massolo, Segretario Generale del MAE -  Grazie… ma intanto credo che l’andamento di questa Assemblea, e lo dico come incentivo per il futuro, temo confermi un po’ una crisi generalizzata delle forme di associazione di rappresentanza in questo Paese, nel senso che se sono vere le premesse, e io personalmente le condivido, perché anch’io, da Amministrazione e da socio, se mi permettete questo piccolo conflitto di interessi, ho ascoltato con interesse e con approvazione e concordanza di intenti quello che diceva il nuovo Presidente del Sindacato, al quale formulo, assieme a tutto il Consiglio, i migliori auguri di buon lavoro e mi associo al ringraziamento al Consiglio uscente e segnatamente per la Presidente Accili. Dicevo, se sono vere quelle premesse mi sarei immaginato qualcuno in più intorno al tavolo e qualche intervento un po’ più acceso, diciamo così… e quindi questo lo dico perché deve collettivamente servirci da stimolo, Consiglio Sindacale e Amministrazione, per riportare il dibattito all’interno di questo Ministero… insomma una certa "mosceria", fatemelo dire col termine che questa cosa ha.

 

Sono state affrontate varie questioni. Io, forse come talvolta faccio, cerco di ripercorrerle tutte attraverso direi… uno, due… tre… quattro parole chiave.

La prima parola chiave è "stato d’animo", la seconda parola chiave è "competenze", la terza parola chiave è "spending review" come sintesi, risorse, struttura… e la quarta parola chiave è "le questioni di status".

 

Cominciamo con gli stati d’animo. Io lo so che lo stato d’animo prevalente è, come diceva il Presidente De Agostini, di affanno o, come diceva il Consigliere Ciarlatani, di non perfetta comprensione di quello che succede… questo è vero, ma questo rientra, come sempre dico e come confermo, anche per una considerazione che sto per fare, è vero non solo per il Ministero degli Esteri, è vero per l’intero settore della Pubblica Amministrazione italiana e continua ad esserlo in modo drammatico. Il Ministero degli Esteri all’interno di questo panorama fa caso mai un’eccezione in termini positivi, perché tutti abbiamo in diversa natura, diciamo così, esposizione esterna e contatti con l’esterno e quindi tutti sappiamo dai ritorni in larga parte positivi che ci vengono in termini di riconoscimento dell’impegno, di riconoscimento dello status, di riconoscimento della funzione, di domanda di accrescere questo status, questa funzione, questo riconoscimento dall’esterno… beh, credo che da questo punto di vista traiamo, casomai, ragione di conforto. È una buona occasione, è un buon motivo per riposare sugli allori? Sicuramente no. È un motivo però per avere di questa situazione una concezione meno autoreferenziale e più realistica, insomma, più immersa nelle cose del mondo, per così dire, essendo il mondo per quanto ci riguarda, la nostra categoria di appartenenza, nel bene e nel male, la Pubblica Amministrazione della Repubblica Italiana.

 

In secondo luogo, le competenze… E' vero, la formazione del Governo Monti ci ha fatto aggrottare le sopracciglia… personalmente, ma è un’idea personale, io credo che qui abbiano giocato delle considerazioni tese a dare ad un Governo marcatamente tecnico e con un obiettivo marcatamente emergenziale, diciamo così, anche uno spessore politico, e lo spessore politico è stato riscontrato in una concezione delle politiche europee non strettamente emergenziale, Moavero, in una concezione, un’importanza, un’enfasi alle istanze della solidarietà, Riccardi. E a una proclamazione politica ufficiale della fine delle ostilità fra nord e sud, e il sud e il nord, Barca, coesione territoriale, diciamo così, coesione sociale.

Allora, se questi sono gli intenti, i dati fondanti di una situazione politica, contro la quale noi possiamo essere, come dire, più o meno d’accordo come cittadini ed elettori, ma sul piano del nostro essere operatori di un sistema e di una burocrazia e di un dicastero, dobbiamo considerarli come dei dati di fatto, altrimenti, se  non ci piace, l’altra via sono le dimissioni.

Come stiamo operando da questo punto di vista? Stiamo operando in un modo pragmatico. Il Ministro Moavero è il Presidente del Consiglio per quanto riguarda le questioni europee, il riferimento politico di questo Governo per le questioni europee, ci può piacere o non ci può piacere, è il Ministro per le politiche europee. Qual è l’intesa pragmatica con il Ministro Moavero? Il Ministro Moavero lavora circondato da diplomatici, nel senso che lui lavora assolutamente con le nostre strutture, con i nostri uomini… o donne. Questo significa che scompare il Ministero degli Esteri? No, non scompare il Ministero degli Esteri, perché con il Ministro Moavero l’intesa è ferma, e cioè che al di là di questo lavorare con le nostre strutture, con le nostre persone, il Ministero degli Esteri conserva in materia europea le prerogative che ha il dicastero degli Esteri in materia di politiche europee. Queste prerogative nel tempo sono andate diversamente modulandosi e come in tutti gli altri ministeri degli Esteri dei Paesi a noi comparabili, sono state rimodulate in decrescere, per quanto riguarda il Ministero degli Esteri. Non è un fenomeno soltanto italiano, è un fenomeno europeo… ci sono i Segretari di Stato all’Europa e ci sono gli uffici dei Primi Ministri che hanno preso piede, questo è un dato obiettivo. In cosa differisce l’Italia, e di questa differenza nel Governo e il Ministro Moavero è pienamente consapevole? L’Italia differisce nel fatto che, se si esclude il Ministero degli Esteri, non esistono altri ganci all’interno del sistema governativo italiano ai quali attaccare in modo solido e coerente e sistemico la politica europea. Non mi soffermo sullo stato delle strutture della Presidenza del Consiglio, del Dipartimento politiche europee… voglio dire, ognuno ne ha e ne trae delle valutazioni soggettive, sta di fatto che al di là delle persone, in termini di sistema, il Ministero degli Esteri svolge un ruolo ed è destinato a mantenerlo anche in futuro, per lo meno nel medio tempo, in Italia, diverso e maggiore di quello che svolgono analoghe strutture in Paesi comparabili al nostro.

 

Per quanto riguarda la cooperazione… dicevo prima dell’esigenza politica che ha portato, al mio subordinato giudizio, alla nascita del Ministero della Cooperazione e Integrazione. Questo Ministero esiste, è stata una decisione politica il fatto che lo abbia fatto nascere, è una decisione politica quella di riservargli le competenze più ampie possibili. Di nuovo, sarebbe saggio per il Governo chiudere la Cooperazione allo sviluppo presso il Ministero degli Esteri e trasferirla presso la Presidenza del Consiglio? Credo che tutti noi abbiamo sufficiente pratica con queste cose per capire che, non fosse altro dal punto di vista logistico, organizzativo, ma a maggior ragione perché nessuno seriamente contesta che la politica di cooperazione è parte integrante della politica estera, dicevo, una soluzione di quel tipo non sarebbe né viabile né desiderabile né desiderata… non è desiderata. Bisogna trovare un modus vivendi con il Ministro per la Cooperazione e l’Integrazione, questo modus vivendi si può trovare in vari modi, si può trovare in modo pragmatico, e vi posso assicurare che sul piano pragmatico la collaborazione con quel Ministero va avanti in maniera spedita e le competenze, diciamo quelle scritte sulla carta, del Ministero degli Esteri, sono ancora tutte qua. Può essere integrata con una formalizzazione, questa formalizzazione può avvenire in vari modi: può avvenire enucleando il Ministero degli Esteri, vale a dire dicendo che, per la durata di questo Governo, con brutta parola, c’è un avvalimento di strutture del Ministero degli Esteri da parte del Ministero della Cooperazione in quanto Presidenza del Consiglio. Ha un senso questo? Noi argomentiamo con il ministro Riccardi che questo non ha senso, ma non ha senso per una ragione semplicissima, perché la cooperazione allo sviluppo in capo al MAE rappresenta solo il 20% delle risorse disponibili per la cooperazione ormai, perché la gran parte sono altrove, sono presso il Ministero dell’Economia e Finanze in grande misura, sono presso il Ministero  dell’Ambiente, presso il Ministero dello Sviluppo Economico e così via. Allora, cosa sarebbe più logico? Avrebbe caso mai più logica quella di elaborare un atto più complessivo del Presidente del Consiglio, che metta un po’ più di ordine dal punto di vista dell’unità di indirizzo e dell’efficacia di coordinamento, che è un potere del Presidente del Consiglio, evidentemente nei confronti dell’attività di Governo, diciamo che metta più ordine nell’intero settore, e siamo esattamente a questo punto, ci sono dei testi, ci scambiamo dei testi col ministro Riccardi, vediamo se è possibile rendere un servizio al sistema complessivo della cooperazione allo sviluppo, prima casomai di dibattere sul semplice 20%, che è semplicemente un quinto di quello che dovrebbe esser messo a sistema.

 

Risorse… mah, insomma, chiaro che le risorse sono quello che sono e sono destinate a diminuire, nel senso che questo è oggettivo, allora l’Italia non è la Grecia, si dice, ma l’Italia ha una Pubblica Amministrazione ipertrofica, il MAE è una cimice nei confronti, una pulce nei confronti di quelli che sono le grandi spese della Pubblica Amministrazione italiana… sì, ho capito, ma purtroppo anche le pulci suscitano effetti imitativi, gli effetti imitativi, questa parola che ci viene costantemente  messa di fronte agli occhi, fanno sì che alcune cose sono possibili e sono concesse, altre cose non sono possibili e non sono concesse perché se venissero concesse al MAE, seguirebbero tutti gli Attila e tutti i giganti che compongono il resto del Governo. Ma il Ministero degli Esteri ha esigenze particolari…si, il MAE ha esigenze particolari, alcune di queste sono state accolte, per esempio il bilancio sede, non si ha conoscenza nella Pubblica Amministrazione italiana di una situazione come la nostra dal punto di vista del bilancio sede, non ce l’ha nessun altro. Perché ce l’hanno concessa? Proprio perché le nostre sono esigenze di funzionamento peculiari e funzioniamo come una multinazionale, siamo sparsi nei quattro angoli del mondo e quindi, come dire, la logica conseguenza è stata di riconoscere. Si può riconoscere sempre questo status peculiare? Quando si parla di risorse finanziarie e quando si parla di risorse umane, diplomatici esclusi, per lo meno pro tempore, protetti, quello sì, dal loro status speciale non del ministero ma della carriera, allora ci sono dei limiti, che sono limiti riguardanti il Bilancio dello Stato e lo status dei pubblici dipendenti della Pubblica Amministrazione italiana, anche questo può piacere o non piacere, ma è un dato di fatto, cioè non si muta questo.

Allora cosa dobbiamo fare? Dobbiamo, come posso dire, fare di necessità virtù, nel senso che ogni tanto sento dire che la riforma è stato un atto di prevenzione fallito, nel senso che abbiamo cercato di fare "chi-chi" col Ministero dell’Economia adottando un buon modello e poi il Ministero dell’Economia non ha dato retta alle nostre lusinghe e ci ha vessato, per dirla con un termine… come dire… educato. Ma noi non abbiamo inteso prevenire gran che, noi ci siamo trovati in una situazione di costrizione, alla quale potevamo reagire in due modi: tagliando a casaccio o facendo un discorso sistemico. Abbiamo preferito dotarci di una riforma sistemica e quindi fare una riforma che avrebbe sì compresso una serie di Direzione Generali, ma non per il gusto di comprimerli o per la mera esigenza di stare a quello che diceva all’epoca il Ministro Brunetta e il Ministro Tremonti, ma cercare di creare un modello nuovo da questo, turn out our liability into success, questo è stato il ragionamento, ci siamo riusciti, non ci siamo riusciti, questo si può certamente discutere, e la valutazione in sala macchine di come sta andando avanti la riforma finora non è negativa, ma questo siamo sempre comunque soltanto a un anno e pochi mesi dal suo varo, e quindi ci sarà ampio modo e ampio spazio di poterne parlare, di poterne discutere e di poter eventualmente correggere. Va bene dal punto di vista finanziario? Certamente non va bene dal punto di vista finanziario e io sono pessimista sul fatto che vada meglio in futuro. Allora che cosa si può fare? Beh, si possono fare sostanzialmente tre cose che stiamo poi in realtà facendo: la prima cosa è vedere se è possibile spendere meglio quello che stiamo spendendo, e questa è la revisione qualitativa della spesa… vengo tra un momento alla spending review. La seconda modalità è quella di continuare alla luce della prima, che è quella della revisione qualitativa, di continuare ad implementare i processi di razionalizzazione dell’Amministrazione, che vanno dalle sedi, e qui raccolgo, sottoscrivo quanto diceva il presidente De Agostini, capisco tutto, ma qualche consolato si deve pur chiudere, soprattutto se devi aprire da qualche altra parte o se devi, aggiungo io, anche fare un po’ di risparmi… vi dicevo, la seconda modalità è proseguire i processi, il processo della rete, il processo degli immobili, il processo delle scuole, il processo degli Istituti di cultura, noi non ci possiamo più permettere 89 Istituti di cultura, talvolta popolati da mezza area della promozione culturale, statisticamente intendo, la metà superiore, diciamo. Quindi questo genere di processi deve necessariamente, non potrà non andare avanti; e poi c’è una terza modalità, la terza modalità è ricercare partnerships fuori, nel senso che dare del Ministero nei confronti dell’esterno, una caratura, una visibilità, una affidabilità tale, e come? Magnificando il suo ruolo di gestore di rete onde allacciare delle partnerships, trovare finanziamenti fuori, in altre parole, che si tratti di altri ministeri, che si tratti dell’Unione Europea, che si tratti di privati, che si tratti di ONG, ecco ogni mezzo è buono, però bisogna saperli interessare, bisogna, come dire andargli sotto, e fare in modo di suscitare interesse; questo io credo sia il futuro, in queste tre cose.

Allora cos’è la spending review? La spending review è intanto una… quella che stiamo facendo in questo momento al ministero, è un precorrere i tempi, cioè il Ministero ha pensato, il Ministro ha ispirato, il Ministero ha come dire implementato l’idea di avere un gruppo di lavoro esterno, diciamo così, che con occhio, diciamo, fresco, guardi a quello che è il Ministero degli Esteri, a quali sono le grandi voci di bilancio, a come si impiega il personale, e ci dia qualche consiglio, proprio visto da fuori, diciamo. Non dimentichiamoci, però, che questa spending review, e in questo gruppo di lavoro ci sono due, diciamo così, referenti dell’amministrazione, che sono il Vice segretario generale e il Direttore Generale per le risorse umane, questo lo dico a beneficio dell’informazione generale, dicevo, non dimentichiamoci però che noi possiamo pure metterci a testa in giù, ma l’esercizio di spending review per il Governo ancora non sappiamo cosa sarà, perché l’esercizio di spending review del Governo necessita burocraticamente di una circolare con delle regole di ingaggio e secondo le dichiarazioni pubbliche del Ministro per i rapporti con il parlamento che se ne sta occupando insieme al Viceministro per l’Economia, non sarà per ampliare le risorse, sarà per comprimere ulteriormente le risorse, magari non tagliando linearmente, ma tagliando a saltelloni, ma sarà comunque …voglio dire l’animus non è certo quello di ridare, l’animus è quello di ritogliere insomma, questo deve essere molto chiaro all’interno di questa Assemblea e in generale nell’opinione pubblica ministeriale, allora è chiaro che il nostro esercizio è prodromico per dimostrare che a noi per lo meno non si può togliere più, perché, e ricito De Agostini, certamente oltre un certo limite il cavallo muore, non è che lo puoi mantenere a dieta, quando è proprio magrissimo, il giorno dopo che è diventato magrissimo non esiste più, ma voglio dire è tutt’altro che scontato che tutto questo accada.

Quindi la spending review è da questo punto di vista una sintesi.

E arrivo all’ultima considerazione, lo status.

Beh, nello status ci sono tante cose, c’è quello che diceva Ciarlatani, e io devo dire che ha ragione, nel senso che abbiamo un po’ mancato negli ultimi tempi in termini di comunicazione e soprattutto abbiamo forse peccato di presunzione immaginando che i giovani fossero tenuti informati come dovrebbe essere dai loro Capi uffici, che a loro volta dovrebbero essere informati dai loro Direttori centrali, che a loro volta dovrebbero trarre linfa dai Direttori generali, beh, questa era l’essenza della riforma, se così non è io me ne scuso a nome di tutti, cercherò di rimediare anche personalmente, ma siate esigenti con i vostri superiori, perché i vostri superiori in Consiglio di amministrazione, sanno di dover tramitare… come dire… top-down, questo genere di discorso, sanno che l’essenza della riforma è lo scardinamento virtuale del principio della gerarchia, quando fra un Direttore generale e un Direttore centrale molto più che gerarchico il rapporto è funzionale, uno indica la strategia, l’altro la modalità migliore e l’impiego migliore delle risorse per arrivarci, sanno che la riforma intende scardinare il principio della competenza in senso stretto, una cosa non è mai solo mia o solo tua, è tua ma anche un po’ mia, è mia ma anche un po’ tua, perché noi non siamo esclusivi, noi siamo complementari. Allora se questo non passa, e lo dico ai più giovani, siate esigenti nei confronti dei vostri superiori, perché deve passare, perché altrimenti questa roba non funziona, e perché moltissime delle cose che capitano all’interno del Ministero, dalla mancata informazione, alla mancata trasparenza, al fatto che si pubblicizzi o non si pubblicizzi quel determinato posto, e vengo poi anche a questo, è dovuto alla mentalità delle persone, e quindi questo va cambiato, su questo dobbiamo chiedere di più, su questo dobbiamo essere, tra virgolette, anche sindacali.

Vengo ad alcuni temi specifici… intanto questa storia dell’età di pensionamento… ma guardate che al MAE capita quello che capita in tutte le strutture burocraticamente organizzate, non solo italiane. Capita molto semplicemente che sono arrivati i baby boomers, cioè che purtroppo finita la seconda guerra mondiale la gente è tornata a casa e ha ripreso per così dire le proprie normali attività, questo significa che le generazioni 1946, 1947, 1948… queste attività sono andate a buon fine, sono molte numerose, e quindi come in tutti gli organismi burocratici ci si trova con questo grosso gruppo forte, intenso, quindi non è un problema nostro, è un problema generale. C’è un secondo aspetto, non è che il Ministero degli Esteri si è trovato improvvisamente a scendere dai 67 ai 65 anni, la pubblica amministrazione italiana si è trovata a scendere dai 67 a 65 anni… cioè, cosa è successo, noi fino a qualche anno fa in seguito a una riforma mi pare risalente al 1992, si passava automaticamente a semplice domanda da 65 a 67 anni, dopo di che, se non vado errato nel 2009, si disse no, questo non può essere automatico, bisogna che si stabilisca, l’amministrazione può decidere chi e a che termini può andare avanti fino al massimo per ulteriori due anni, e noi facemmo quello che è noto come il decreto Frattini, vale a dire che dicemmo sostanzialmente che l’amministrazione limitava secondo determinati parametri, insomma il decreto Frattini lo conoscete tutti, secondo determinati parametri limitava la propria discrezionalità, quindi alcuni andavano a 65, altri a 66, altri a 67. L’anno dopo è intervenuta una ulteriore modifica, e quale è stata l’ulteriore modifica? Non solo l’amministrazione ha diritto di discrezionalità, ma può trattenere in servizio soltanto entro il limite del bilancio che ha, che le spetta, per assumere, quindi è scelta dell’amministrazione tra il trattenere e l’assumere ma comunque lo può fare solo all’interno di questo bilancio. Di nuovo, non è una norma per il Ministero degli Esteri, è una norma per la generalità del pubblico impiego. Cosa provoca questa norma? Provoca che essendo il bilancio limitato, chiaramente non si può trattenere, anche se si volesse, tutti, e quindi a quel punto l’Amministrazione dovrebbe fare delle scelte, un po’ trattengo, un po’ assumo; fare delle scelte espone in maniera evidente a ricorsi persi in partenza per l’Amministrazione, per la nostra come per tutte le altre amministrazioni, perché non c’è virtualmente modo di provare che io trattengo Massolo e non Terzi o Terzi e Massolo perché uno è più bravo, perché uno ha i capelli grigi piuttosto che neri… non c’è modo, ci sono ricorsi persi per l’Amministrazione, quindi non potendo e non volendo esporre l’Amministrazione a queste conseguenze, il risultato pratico, di nuovo, da noi come in tutte le altre amministrazioni, è il pensionamento a 65 anni.

Su questo si è inserita la riforma Fornero; la riforma Fornero è una riforma valida per il pubblico e per il privato, cioè per la prima volta si sono introdotte delle regole che sono valide erga omnes.

Come si applicheranno queste regole? Noi siamo in attesa, di nuovo ho visto un po’ di polemica... "l’Amministrazione non ci dice niente", ma l’Amministrazione non vi dice niente perché l’amministrazione, come tutte le altre amministrazioni dello stato, ancora non ha ricevuto da parte del Ministero della Funzione Pubblica la circolare che spiega come si applicano queste benedette norme della legge Fornero. Quello che noi sappiamo allo stato attuale, dalle informazioni che abbiamo, ma non abbiamo ancora ricevuto la circolare, è una cosa molto semplice. E cioè chiunque al 31.12.2011 avesse o i 40 anni o la quota 96, insomma avesse i requisiti per andare in pensione, va con il vecchio regime...con le vecchie regole, ivi inclusa la tagliola ai 65. Chiunque non avesse quota 96 o i 40 anni va con il nuovo regime. Che cos'è il nuovo Regime? Dal primo gennaio, 66. Questo è allo stato quello che sappiamo.  Può darsi pure che la circolare ci smentisca, ma allo stato questo è quello che... de iure contendo... da questo punto di vista.

Che cosa è successo? E' successo come tutti sappiamo la lettera dei 70... ma prima ancora il movimento sotterraneo dei 70... c'è stato una forte pressione perché la carriera diplomatica potesse riandare in pensione a 67 anni. Il problema di questa, diciamo, di una norma siffatta, che se da un lato mi suscita simpatia perché è erga omnes, dall'altro evidentemente presenta due inconvenienti. Uno è per l'età, perché come diceva giustamente il Ministro noi eravamo già tarati sui 67, quindi il fatto di ritornarci frena evidentemente gli entusiasmi di molti, ma insomma è sostanzialmente il ritorno a quello che ancora fino a una manciata di mesi fa era possibile e tutti noi ci eravamo prefigurati. Ma soprattutto la difficoltà sta nella copertura di questa norma. Cioè una norma di questo genere, secondo i calcoli che sono stati fatti, oscilla tra i 10 e i 15 milioni di euro. Allora, anche con le migliori intenzioni, chi ce li dà 10-15 milioni di euro e d'altra parte è impossibile far gravare sul bilancio del MAE che versa nelle su lodate condizioni una somma come quella. Quindi da questo punto di vista uno prende atto con maggiore o minore simpatia a seconda dell'età e delle inclinazioni personali di questa iniziativa ma ci sono dei limiti oggettivi. Sono sempre possibili, evidentemente, degli sviluppi parlamentari, ma qualcuno mi deve spiegare come la si paga. Questo è il primo punto. Secondo punto, l'idea di andare su di una norma funzionale. La norma funzionale ha una sua ratio. Anche qui, non esistono le soluzioni perfette. Perché una ratio è un appeal agli occhi dell'Amministrazione, io elimino l'intasamento, spalmo ulteriormente una serie di sedi, alcune delle quale particolarmente appetibili e dove c'è un oggettivo interesse a che i titolari continuino senza fare quella nota operazione un po' interrotta diciamo così, prematuramente che continuino ad andare avanti almeno per un triennio, quindi insomma che il loro programma di lavoro possa essere implementato. Quindi  da questo punto di vista ha un appeal. Quali sono gli svantaggi? Uno c'è ma è molto piccolo: è comunque a spese nostre, ma dato che costa pochissimo... nell'ordine di 100-200.000 euro non starei tanto a sottilizzare. Il vero problema di quella norma è che effettivamente riguarda 9 colleghi,  tutto qua, questa è la situazione. Quindi riguardando 9 colleghi suscita nei restanti... quanti siamo? 950? Suscita in 941 qualche giustificata apprensione. Perché non è andata avanti? Non è andata avanti per una ragione ancora diversa e che non sta all'interno del Ministero ma sta all'esterno del Ministero.

Il Ministero dell'Economia è tradizionalmente contrario al trattenimento dei gradi apicali della Pubblica Amministrazione in base alla semplice considerazione, che io non sono in grado di verificare, perché loro hanno i dati e io no, che gli alti gradi della Pubblica Amministrazione, che sono quelli che non se ne andrebbero mai, costano di più trattenuti in servizio che collocati in pensione. Il Ministero del lavoro? Il Ministero del lavoro ha varato una bella riforma e non vuole eccezioni, perché teme effetti imitativi. Su questo il ministro Fornero è fermo. Il ministero dell'Interno? Il ministero dell'Interno ritiene per ragioni politiche sue che gli va benissimo che i prefetti vadano a 65 anni in pensione, a condizione che abbiano raggiunto i 40 anni di servizio, quindi non vuole, anche il Ministero dell'Interno, alcun appiglio, perché evidentemente se un altro ministero va più avanti, il ricorso è dietro l'angolo. Il Ministero della Difesa? Abbiamo tutti letto recentemente il fatto che i generali devono andare via, perché sono troppi, c'è l'esubero, e il discorso è analogo a quello del Ministero dell'Interno. Come posso dire? In una condizione di questo genere, l'emendamento non è andato. Questa è la situazione attualmente, diciamo così. Noi, riguardo a questo, abbiamo un atteggiamento molto laico, però la situazione è esattamente nella situazione che io vi ho detto al netto delle inclinazioni e dei sentimenti personali, miei e di tutti, non essenzialmente i miei.

Sulle altre questione che avete... Ma, guardate che è giusto che il sindacato incalzi l'amministrazione sulla trasparenza... io non credo che questa Amministrazione sia particolarmente opaca, cioè voglio dire... premesso che nelle procedure degli organismi burocraticamente organizzati una percentuale di disfunzione, una percentuale di opacità c'è ed è necessariamente fisiologica... diciamo, non credo che questa Amministrazione abbia storicamente, io lo dico sempre, ma il discorso ritorno ed io lo ripeto, non credo che questa Amministrazione sia patologicamente opaca, credo e continuo a credere che questa Amministrazione sia fisiologicamente opaca. Ciò non di meno è giusto che ci sia da parte del sindacato, e ci mancherebbe altro, un ulteriore incalzamento. Mi limito ad osservare una cosa: anche amministrazioni che hanno delle procedure precise, leggi SEAE, sono come posso dire, ma di molto meno trasparenti del MAE italiano.  Chiedere a gente come Cantini, chiedere a gente come Margherita Boniver ed altri esempi potrei fare, ma anche fra esempi di successo come Mariangela Zappia... io raramente ho visto delle procedure che, pur essendo iper-regolamentate, iper-garantiste... raramente ho visto un tasso di porcate maggiore che in una roba come quella... chiedere a chi l'ha fatto...

Questo lo dico non perché io sia completamente sordo come Amministrazione alle procedure di... incarichi romani, della pubblicità ecc. ecc. ma parto da semplici considerazioni: intanto sappiamo tutti tutto, non è che ci sia bisogno di fare... in secondo luogo quello che temo molto è che la procederarizzazione di questo genere di cose non solo tolga flessibilità, e questo entro certi limiti sarebbe consentitemi, il meno, ma esponga a delle procedure di ricorso. E allora su questo ho sempre esitato, diciamo così, perché da un lato mi piacerebbe pubblicizzare, dall'altro, il timore che ho, soprattutto in un Paese litigioso come il nostro a così elevata litigiosità amministrativa, è che poi alla fine noi non manderemmo neppure più  l'Ambasciatore a Washington, nel senso che si rischia di grippare qualche cosa. Comunque torno a dire che non sono necessariamente sordo e cieco a questa roba, se ne può discutere, immaginiamoci al limite dei percorsi, vediamo come eventualmente fare.

L'impegno sulla politica delle coppie e sulle donne è forte da parte dell'Amministrazione. Non è sempre facile. Siamo apertissimi a suggerimenti. Sulle coppie in parte un discorso anche nuovo, ma io già quando avevo l'onore di essere il predecessore di Gianfranco Verderame, come dire l'indicazione era sempre costantemente quella di favorire nella misura del possibile non solo la coppia legalizzata, ma anche per così dire, la coppia stabile, indipendentemente da che tipo di coppia si tratti, diciamo così. E questo continua, questo è difficile codificarlo in una situazione, in un mestiere come il nostro, diciamo così, in una situazione di così elevata mobilità, ma è una linea politica precisa da parte dell'Amministrazione.

Sulle donne, adesso ci saranno le promozioni ad Ambasciatore, vi sarà una donna, ci sarà una nuova tornata di nomine, io penso che già in questo Consiglio dei ministri, ci sarà una tornata piccola di movimento diplomatico, ci sarà un'altra donna. Sta avvenendo, insomma, diciamo così. Se voi guardate, d'altra parte... io ho recentemente mi sono guardato il bollettino per vedere le promozioni a Ministro Plenipotenziario... il 5 marzo si riunisce la Commissione... ma guardate che è il "deserto dei Tartari" per quanto riguarda le donne, ci sono pagine intere di bollettino... io avrò seriamente il problema di chi mettere in quella lista e d'altra parte vorrei proprio evitare di ricorrere al n'importe qui... insomma, perché quello oggettivamente non sia nell'interesse di nessuno.

Formazione... lo so bene. Per far formazione c'è bisogno di due cose: c'è bisogno di  immaginazione e drive... e credo che il Direttore dell'Istituto diplomatico abbia immaginazione e drive, e mi fa piacere che Ciarlatani ci abbia detto che trova il corso di elevato valore aggiunto, mi fa veramente piacere... ci vogliono i soldi, evidentemente. Sappiate che a non farli lineari i famosi tagli di 200 milioni hanno risparmiato fra gli altri i soldi delle missioni, quei pochi che ci sono ma insomma li abbiamo risparmiati, non abbiamo tagliato, e i soldi della formazione che non sono stati intaccati. Abbiamo una politica di joint ventures... abbiamo un tentativo con il sullodato SEAE di cercare di fare anche un pezzo di lavoro insieme. Abbiamo contatti con l'istituto di Pasquale Ferrara di Firenze... insomma, come dire, state pur certi che da questo punto di vista non è il lumicino, ma fa parte delle priorità... purtroppo fa parte delle priorità in un clima generale dove è terribilmente difficile scegliere fra un figlio e una figlia... insomma, questo è purtroppo il tipo di cose.

Sulle promozioni bianche è un vecchio impegno... io spero che finalmente questa roba arrivi a scadenza, ce lo siamo detti tutti è veramente ignobile e ancora una volta non è solo del MAE. Ci era venuta un'latra idea... l'idea di vedere se era possiible attraverso meccanismi di innalzamento del tariffario consolare... non sono dei visti...ma proprio del tariffario consolare... degli atti notarili, di tutta questa roba... di cui l'ultima revisione credo risalga al 12 a.C. se riusciamo ad avere un po' di risorse da quello, forse potrebbe essere una copertura, vediamo un po', ma abbiamo su questa cosa delle promozioni bianche, noi come molti altri ministeri, come quasi tutti gli altri ministeri abbiamo una rilevante difficoltà... anche culturale... c'è un ostilità nei confronti dello stabilimento di queste cose.

Spero anzi che la via ricorsuale... mi pare che oramai tra poichi giorni si debba riunire un TAR da questo punto di vista... e spero vivamente che la via ricorsuale porti alla cassazione di questa roba, fondamentalmente.

Raccolgo sugli orari, perché gli orari è una roba che mi interessa. Anche qui è un fatto di capoccia, molto più che altro. E' normale, ma questo c'è anche all'Auswaertiges Amt di cui parlavate prima, che il Direttore Generale ci stia fino a tardi, è meno normale che ci stiano proprio tutti... anche questa è una roba che deve evolvere soprattutto sul lato della mentalità, culturale... chi è vecchio di Amministrazione sa bene come in questi anni quanti passi sono stati fatti avanti in questa direzione. Non vi sto a spiegare che cosa era l'orario del mio primo direttore generale...che arrivava alle 11 in ufficio e se ne andava alle 4...

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Il nostro direttore generale...

 

Massolo, Segretario Generale del MAE - Il nostro direttore generale che Francesco ben sa, questo era l'orario inclusi tutti i sabati e tutte le domeniche... all'epoca non si faceva un turno, c'erano soltanto i due malcapitati della segreteria... abbiamo fatto dei passi avanti, andiamo avanti ancora.

Sulle valutazioni e sui metodi di giudizio, noi abbiamo un nuovo sistema in vigore da un anno, un sistema di valutazioni che è sicuramente imperfetto ma è comunque un sistema di valutazioni sicuramente in house, diciamo così. Io sono proprio scettico in generale su tutti i sistemi di valutazione... credo che sia importante che esistano sia per la carriera diplomatica che per tutte le altre carriere del Ministero, ma come dire sono scettico sul fatto che ne esista uno perfetto... vi chiedo anche qui una riflessione comune. Intanto vi posso dire che l'impegno dell'Amministrazione è di renderlo quanto più utile alla valutazione possibile ma anche qui siate esigenti con chi è poi il valutatore... siate esigenti, poi la Amministrazione farà la sua parte, ma tutti voi siate esigenti con chi vi valuta. Non può essere un'operazione fatta a casaccio... deve essere un'operazione di coscienza.

Infine la società civile. Noi siamo molto appresso alla società civile, per società civile intendo tutto quello che c'è fuori Ministero. Intendo tutti i gruppi di lavoro che abbiamo con le aziende italiane. Intendo il lavoro capillare che fa Elisabetta Belloni con le ONG. Intendo le cabine di regia e i gruppi di lavoro con gli altri ministeri. Siamo molto presenti da questo punto di vista... ecco, non credo che il Sistema Italia sia finora ancora arrivato ad un grado di maturazione sufficiente a fare quello che diceva De Agostini e che io ho sempre auspicato, cioè il percorso misto... torno indietro, è una componente del mio curriculum... Questo non credo... perché purtroppo le aziende vogliono ancora chiamarseli loro. E allora nonostante il tentativo che noi sempre facciamo, non so se ci sono Melani e Lambertini... malgrado il tentativo che noi sempre facciamo da questo punto di vista... ci proviamo sempre, pur coscienti che talvolta in termini di risorse nette può essere un impoverimento  nei confronti dell'Amministrazione, ma insomma ci proviamo sempre, non sempre questa operazione è coronata da successo... se dall'altra parte semplicemente non marcia, quindi va tenuto conto anche di questo.

Mi piaceva sottolineare poi, e veramente concludo, un paio di aspetti. Intanto, che la riforma sì a portato a una riforma dei contenitori, ma io ho l'ambizione di dire anche un po' dei processi. Intendiamoci, noi non siamo nel nord Europa... non saremo mai nel nord Europa e forse da molti punti di vista non è necessariamente un male ma certamente, l'incoraggiamento alla delega, la valorizzazione dei Direttori Centrali, il ruolo del Capo ufficio come quello di un propositore intelligente, non solo di un mero esecutore di una micro Direzione Generale con un micro Direttore Generale, io credo che queste cose pian pianino sono destinate a fare sempre più strada.

La digitalizzazione. Il MAE, uno può credere o meno a queste cose, personalmente ne sono abbastanza un sostenitore, è la prima amministrazione ad aver firmato un protocollo per andare su cloud. Questo testimonia un grado di avanzamento anche culturale di questa Amministrazione. E' la stessa mentalità che intendiamo mutuare nella razionalizzazione degli uffici consolari. E cioè giovarci anche da questo punto di vista della tecnologia per far in modo che una cosa non venga mai semplicemente chiusa, ma venga in qualche modo erogato un servizio comunque. E da questo punto di vista l'idea che con questo protocollo cloud abbiamo fatto un poco di solidi, che fortunatamente ci permetteranno di ampliare la nostra architettura di rete, impedirà di trovarci come spesso ora ci capita innervosendosi più, come spesso faccio io, o di meno come fa Stefano Canzio, con il dito sopra il mouse mentre c'è la clessidra maledetta sullo schermo che ti impedisce di andare avanti. Io spero che entro l'anno con anche queste risorse, anche da questo punto di visto noi riusciremo a fare un progresso.

Ecco, questo è quello che mi sentivo di dire. Io non so se ho risposto a tutto. Ho certamente parlato molto a lungo e me ne scuso, contribuendo all'ammosciamento generale, ma insomma questo è quello che l'Amministrazione ha in testa, questo è quello che condivide con il Ministro. Il Ministro è un asset perché è un Ministro che sa le cose... diciamo così, non hai bisogno costantemente di andargliele a spiegare. E questa è un po' la via sulla quale continuiamo ad avviarci ed in questo io sono assolutamente a disposizione e lieto per tutti gli stimoli che dal sindacato potranno provenire. Grazie.

 

Greco, Presidente dell’Assemblea - Grazie, Segretario Generale. Ridò la parola al presidente De Agostini per alcune brevissime considerazioni.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Ma sì, anch’io volevo veramente ringraziare il Segretario Generale per la chiarezza e per la precisione su alcuni punti e soprattutto su quello dell’età del pensionamento che era un po' percepito come una questione su cui le cose non erano poi così chiare e quindi grazie per questa precisazione.

La menzione della società civile come un possibile nostro partner, anche nell’acquisizione di nuove risorse, è molto interessante. Secondo me se noi potessimo ricondurre a sistema il nostro rapporto con imprese, banche, ecc., e far loro capire che non chiediamo soltanto soldi a loro o di aiutarci a fare alcune cose, ma li includiamo nel processo di promozione della politica estera ecc., e quindi della promozione di loro stessi all'estero, questo potrebbe beneficiarci moltissimo anche dal punto di vista del funzionamento interno nostro.

Scendo… faccio un esempio, allora, accortomi che naturalmente i soldi non c’erano per fare attività culturali a Johannesburg, pensai che se avessi dato alle imprese italiane presenti un motivo concreto di investire in attività culturali, ne avrebbero tratto forse un beneficio dal punto di vista di ritorno di marketing e noi saremmo riusciti a svolgere una nostra attività. Il risultato fu che mettemmo insieme un grande festival che costò nella prima edizione 300.000 euro, nella seconda edizione 400.000 euro, tutti a carico dei privati. Se oltre a fare questo… e quindi ci fu un ritorno per loro e un ritorno per noi, testimoniato dal fatto che ne facemmo due di questi esercizi e non solo uno, insomma, ci hanno creduto, anche nel risultato. Ecco, se loro fossero stati anche inclusi nella mia valutazione, io sarei stato forse più contento e loro si sarebbero sentiti a loro volta inclusi nel sistema Farnesina. Cioè, non si tratta soltanto, secondo me, di cercare incarichi presso di loro o dare loro incarichi presso di noi, ci sono tanti modi di fare questo discorso, che veramente può essere un percorso comune. Parlavo col Vicepresidente di Confitarma, non molto tempo fa, il quale era molto più massimalista di me sulle risorse che si dovrebbero dedicare al Ministero degli Esteri e alle nostre missioni all’estero. Allora, se questo discorso può essere affrontato in maniera organica, forse anche loro ci possono aiutare naturalmente con lo stesso Governo, come gruppo di pressione ad ottenere altre risorse pubbliche. Insomma... è un discorso naturalmente molto complesso, però quando parliamo di modifica di… anche dei nostri meccanismi interni di valutazione ecc., aprirsi anche all’esterno forse ha un ritorno non solo di immagine ma anche di sostanza. Grazie, questo volevo dire.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Salutiamo e ringraziamo il Segretario Generale e procediamo a qualche ulteriore intervento. Il ministro Baldi, direttore dell’Istituto diplomatico.

 

Stefano Baldi, Direttore dell'Istituto Diplomatico - Grazie a tutti, cercherò di essere breve ma volevo anch’io brevemente reagire e ringraziare. Salterò sui ringraziamenti così perdo meno persone che se ne vanno, però visto l’accento che è stato dato alla formazione, con mio piacere naturalmente, perché da tempi non sospetti concordo pienamente con quello che è stato detto... questo è certo. Però volevo fare qualche altra precisazione che vale un po’ per tutti noi, almeno per tutti quelli che ascolteranno.

C’è un principio, e qui parlo un po’ double headed, come socio e un po’ come Direttore, attualmente, inevitabilmente… come ciascuno di noi. Ci sono dati e variabili che noi dobbiamo considerare in ogni discorso e poi riprendo quello che diceva il Segretario Generale, certe volte se noi mettiamo troppo accento sui dati, cioè su quello che è un dato su cui noi non possiamo agire, magari non utilizziamo l’energia sulle variabili che invece... Qual è il dato? Il dato è che dall’anno scorso il bilancio per la formazione in tutta la Pubblica Amministrazione è stato tagliato del 50% rispetto al 2010. Ci piace o non ci piace, io ho trovato questa situazione, con questa dobbiamo… quello non lo cambiamo, non lo cambiamo se non si cambia poi la norma, vale per tutta la Pubblica Amministrazione. Quindi detto questo, le risorse sono un problema, e sono contento che il Presidente abbia detto delle risorse finanziarie e umane, perché le risorse finanziarie sono quello che sono, ma anche le risorse umane sono importanti per fare le cose. Stiamo lavorando su questo, il problema delle risorse umane è il problema di chi fa dove, cosa, e quante persone tu hai per fare quello che fai, ci stiamo lavorando, lo stiamo facendo tutti e miglioreremo. Però c’è un problema che va sottolineato e che tutti dobbiamo tenere a mente, che è una parola chiave che ha usato anche il Segretario Generale ed è la “capoccia”. Cioè noi dobbiamo avere un approccio diverso nei confronti della formazione, dico noi come funzionari, dirigenti che autorizzano… poi… siamo tutti a dire che la formazione sia fondamentale salvo poi quando si fa la formazione c’è il problema che la persona non sta in ufficio o non sta in sede. Allora, se da parte dell’Amministrazione, e qui parlo come Amministrazione, ci deve essere un impegno serio, e io questo impegno ce l’ho, come ce lo aveva il mio predecessore, non sono innovatore in questo, a fare delle cose che siano utili, che siano nell’interesse del servizio, che siano limitate al massimo a quelle che serve, concentrate, dall’altra parte ci deve essere l’impegno poi per permettere tutto questo, altrimenti mettiamo in piedi una cosa che costa ma che magari non è efficiente in termini di partecipazione, e questo è un problema quotidiano, quindi è un problema culturale sul quale bisogna naturalmente lavorare.

Innovazione… io ho questa convinzione che formazione fa rima con innovazione, tant’è che il motto che metteremo è formazione per l’innovazione, il concetto deve essere quello, aprire le menti, cercare di scrostare la ruggine che si è formata in ciascuna persona, ci vuole tempo, ci vuole una strategia, ci vuole una linea, la linea qual è? Sono contento che Ugo lo abbia ricordato, è appena un inizio, la linea è cerchiamo di utilizzare gli strumenti che noi abbiamo anche per la formazione, gli strumenti sono l’online learning, sono il social networking, ma non daranno un effetto domani, questo io non mi aspetto… probabilmente io non vedrò gli effetti di questo, pur volendo rimanere all’Istituto per un periodo abbastanza lungo, ma è un’impostazione che non c’è stata e che invecee va fatta, pensare in maniera aperta, la formazione deve essere aprire la mente oltre a dare gli strumenti, dare gli strumenti, fare cose pratiche… qui devo dire c’è un’enorme disponibilità, e questo è molto positivo, da parte dei funzionari e delle AA.FF., a fare docenza, e questo è molto positivo, dobbiamo assolutamente sfruttarlo al massimo, anche questo andrà valorizzato. Ripeto, va lavorato sul fatto poi di avere i partecipanti giusti per il periodo giusto. Su questo sicuramente ci sarà maggiore impegno.

Ultima cosa che dico e mi collego a un concetto che sposo appieno che è quello dei rapporti con l’azienda, con l’impresa, con il mondo produttivo, non solo per la sponsorship, che deve essere un punto eventualmente di arrivo, non un punto di partenza, nell’Istituto io già ho trovato questa situazione ma l'ho ancor di più accentuata, una parte importante della formazione, soprattutto dei funzionari, perché sono loro che hanno maggiori contatti, deve essere fatto fuori dal Palazzo, andando a conoscere, a incontrare queste realtà, a confrontarsi con loro, e questo lo stiamo facendo, ieri siamo andati all’ENEL. Ripeto. Io qui no voglio passare per un innovatore, che non sono, io ho trovato questa strada e la voglio accentuare, ma è chiaro che questa strada va a detrimento di qualcosa d’altro, anche questo deve essere chiaro: in un contenitore uno ci può mettere un litro d’acqua, non ce ne può mettere un litro e mezzo, allora se io metto, se voglio mettere, come sto mettendo, cose tipo innovazione, management, team-work, contatti con le imprese... devo  togliere qualcosa. Cosa tolgo? Tolgo e sto togliendo tutta una serie di attività che sono quelle convegnistiche in senso stretto, ma non perché non siano importanti, io ci credo, ma devo fare una scelta, allora se io devo fare il convegno su un certo Paese a cui far partecipare i nostri colleghi che poi non hanno il tempo, preferisco togliere quello e mettere dentro… non so, andarci a trovare la SACE, farci conoscere, confrontarci o parlare di team-work.

E' questa la linea che io vorrei continuare a tenere, oltre che a sviluppare moltissimo l’online learning, perché noi abbiamo una realtà da multinazionale, lo abbiamo detto prima, che si estende in tutto il mondo, non possiamo pensare con i soldi che abbiamo di far spostare le persone, siamo noi che dobbiamo arrivare alle persone. E’ un percorso, ripeto, non è certo una cosa che non si fa in un giorno, ma su questa linea ci lavoreremo e lavorando insieme troveremo quali sono le priorità da fare, tutto non si può fare, questo è sicuro. Grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea – Grazie Stefano, ci avviamo a conclusione, quindi, se non vado errato, adesso… abbiamo già parlato dell’istituzione sessione pensionati, mi pare, no?

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Si… abbiamo una proposta.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea – Sì… ci dovrebbe essere la proposta che doveva presentare il collega Mignano ma probabilmente arriverà… ah, eccola qua, perfetto… Quindi c’è una proposta di un articolato che, fermo restando quello che ci si era detti prima, posso dare per approvata, se non ci sono obiezioni, ovviamente. Non avete visione dell’articolato, ma l’articolato riflette i principi generali ai quali aveva fatto riferimento il Presidente De Agostini e il collega Daniele Verga. Quindi posso dare per approvato questo Statuto, questa modifica dello Statuto del SNDMAE che introduce questa sezione dipendenti in pensione, e passiamo quindi all’ultimo punto prima delle varie ed eventuali: Conclusione e approvazione della mozione programmatica.

Procedo alla lettura della mozione che vedete comunque proiettata sullo schermo.

 

L’Assemblea Generale dei Soci chiede al Governo di garantire e valorizzare le funzioni istituzionali di indirizzo e coordinamento proprie del Ministero degli Affari Esteri, cogliendo l’occasione dei cambiamenti strutturali che l’Esecutivo sta effettuando in questi mesi, per rivedere e migliorare i meccanismi di funzionamento interno e per rafforzare il ruolo della diplomazia italiana. Per questo motivo l’Assemblea dà mandato al Consiglio di svolgere la sua azione privilegiando i seguenti temi prioritari:

 

1.        Adoperarsi affinché il bilancio del Ministero degli Affari Esteri ritorni sopra al livello di guardia che ha abbondantemente oltrepassato in questo anno e assicurarsi che, al suo interno, siano individuate priorità chiare e condivise.

 

2.        Respingere qualsiasi ulteriore attacco alle risorse dei dipendenti, che sempre di più sono costretti a supplire alle mancanze dell’Amministrazione utilizzando indennità e stipendi.

 

E, aggiungo io, favorendo in pratica l’attività degli avvocati amministrativi, perché si sapeva bene fin dall’inizio che certi provvedimenti erano impugnabilissimi e sono stati impugnati. Alla fine non sarà un win-game, ci sarà qualcuno che avrà vinto e qualcuno che avrà perso. Certamente gli avvocati amministrativisti, e siamo grati per l’aiuto che ci danno, sono nella categoria dei vincitori ogni volta che si prendono dei provvedimenti, costituzionalmente, almeno, eccepibili. A questo servono!

 

3.        Adoperarsi al fine di eliminare l’ipocrita quanto iniqua misura delle cosiddette “promozioni bianche”.

 

4.        Adoperarsi al fine di restituire credibilità e trasparenza al processo di valutazione e promozione.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Qui qualcuno mi faceva notare che restituire è sbagliato, avremmo dovuto dire di dare finalmente, perché non ce l’ha mai avuto, insomma, ma comunque va bene…

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Si, va bene… tranne quando hanno promosso noi… in tutti gli altri momenti questa credibilità non c’è stata…

 

5.        Esigere una gestione delle assegnazioni di sedi e incarichi fondata su liste e criteri chiari. All’estero come a Roma.

 

6.        Ottenere dall’Amministrazione risposte adeguate ai timori sempre più diffusi, specie tra i giovani, in materia di ordinato scorrimento di carriera, congelamento dei posti funzione all’estero e delle indennità…

 

E per quanto possibile, ma questo riguarda un poco la vicenda politica che stiamo vivendo tutti, non cambiare le regole del gioco in corso d’opera, perché questo sconvolge non soltanto la progressione di carriera, ma questo sconvolge anche la normale pianificazione che le persone fanno della loro esistenza personale.

 

7.        Incoraggiare l’Amministrazione ad investire di più sulla formazione di tutto il personale, attraverso l’attribuzione all’Istituto Diplomatico di maggiori risorse umane e finanziarie.

 

Ovvero, come diceva giustamente Stefano, a delle forme di auto finanziamento, di farci le cose in casa, quindi determinate cose si possono fare ricorrendo a professionalità, come è capitato certe volte di essere noi stessi chiamati a tenere delle lezioni o delle conferenze ai colleghi più giovani.

 

8.        Attuare politiche favorevoli alle famiglie con una particolare attenzione all’inserimento lavorativo dei coniugi, alla tutela della salute del nucleo familiare, alla scolarità dei figli, alla situazione delle coppie di fatto.

 

Vi chiedo se questa mozione possa essere approvata e che quindi queste possano essere le guidelines alle quali il consiglio dovrà attenersi… non mi sembra di vedere obiezioni… Passo all’ultimissimo punto, varie ed eventuali, se ci sono delle ulteriori osservazioni, prima di chiudere questa Assemblea…

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Volevo soltanto chiedere se è stata approvata poi la modifica dello Statuto per…

 

Accili, Presidente uscente - Sì, sì, l’abbiamo approvata.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Benissimo, a questo punto vi ringrazio tutti, vi ringrazio per la pazienza, vi ringrazio per essere stati qui fino all’ultimo secondo e… in bocca al lupo tutti e speriamo di andare avanti con un minimo di serenità in più. Grazie.

 

De Agostini, Presidente SNDMAE - Siamo noi che ti ringraziamo, ambasciatore, per aver presieduto magistralmente questa assemblea che credo non sia stata di poco conto… le cose sono state dette in un certo modo… grazie.

 

Greco, Presidente dell'Assemblea - Grazie a voi.

 

 

 

 

 

S.N.D.M.A.E.- Ministero degli Esteri - p.le della Farnesina, 1 - 00194 ROMA tel. 06.36912304 fax 06.36000161