S.N.D.M.A.E.

Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri
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                                                                                                                                 Prot. 12/36
                                                                                                                      Roma, 21 marzo 2012

         Signor Presidente del Consiglio,
         la creazione di un Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione costituisce un segnale di attenzione del Governo da Lei presieduto a questo importantissimo settore della politica estera italiana. Gliene siamo grati.
         La Cooperazione allo Sviluppo è, infatti, la traduzione concreta dell’impegno del nostro Paese in materia di alleviamento della povertà e di soccorso alle popolazioni colpite da gravi calamità. Senza di essa, il nostro giusto impegno per la difesa dei diritti umani e civili in ogni parte del globo non avrebbe basi concrete su cui poggiare.
         Nonostante il suo progressivo indebolimento a causa di finanziamenti drammaticamente decrescenti, inoltre, essa ci consente ancora di giocare un ruolo in aree del mondo dove altrimenti la voce dell’Italia non sarebbe ascoltata.
         Ecco perché la Legge n.49 del 1987 stabilisce che la Cooperazione allo Sviluppo è “parte integrante della politica estera dell'Italia”. Non potrebbe essere altrimenti: in molte aree del mondo essa è lo strumento principe attraverso il quale i nostri diplomatici si relazionano con i governi dei Paesi di accreditamento.
          

 

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S.E. sen. Mario Monti
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
ROMA

e p.c. S.E. l’Ambasciatore
Giulio Terzi di Sant’Agata
Ministro degli Affari Esteri

        
         Purtroppo, nel corso degli anni, a causa della stratificazione di politiche non sempre coerenti con il principio fondamentale stabilito dalla legge, i fondi dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo sono stati dispersi tra vari dicasteri – principalmente Economia e Finanze, Ambiente e Interno - che non sono istituzionalmente deputati ad occuparsi di politica estera. Al danno del progressivo affievolirsi delle risorse a disposizione si è aggiunta, quindi, la beffa di non poterne gestire che una esigua parte a fini delle relazioni internazionali.
         Ci rendiamo conto della necessità di una riforma che riconduca a sistema l’intero settore, riportandolo nel suo alveo naturale: quello della politica estera di un’Italia più accorta alla qualità della spesa e al sostegno delle sue imprese. Ci auguriamo, inoltre, che la creazione del citato Ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione aiuti ad imboccare con decisione questa strada, recuperando il filo di un discorso divenuto ormai troppo frammentario per essere realmente efficace.
         Ma per farlo non dobbiamo perdere di vista il principio fondamentale secondo il quale l’unico ministero in grado di assicurare la giusta uniformità degli interventi di aiuto allo sviluppo con le politiche umanitarie e di sostegno alle imprese è quello degli Affari Esteri, anche grazie alle sue sedi diplomatiche e consolari. Sarebbe grave se, per creare una nuova sovrastruttura, lo si privasse di un così importante strumento di lavoro.
         Non di ulteriore frammentazione c’è bisogno, ma di maggiore coerenza.
         Con i sensi della più alta considerazione e stima,

 

                                                                                          Il Presidente

                                                                                     Enrico De Agostini
                                                          

                                                                               

 

 

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