S.N.D.M.A.E.

 

ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEI SOCI

ROMA - 31 MARZO 2008

 

I lavori si aprono alle ore 15.45, presso la Sala Riunioni della DGPC, con questo ordine del giorno:

1)      Elezione del Presidente dell’Assemblea;

2) Discussione e approvazione del bilancio consuntivo 2007

e del bilancio preventivo 2008;

3) Elezione dei membri della Commissione di Vigilanza;

4) Nomina dei membri della Commissione Elettorale;

5) Varie ed eventuali.

 

Cristina RAVAGLIA – Presidente SNDMAE - In primo luogo, vi chiedo scusa, con estrema chiarezza, per il gap di informazione che c’è stato in questo primo periodo, che alcuni Soci hanno tenuto, giustamente, a sottolineare. Me ne rendo ben conto e ritengo che da parte mia e nostra sia doveroso scusarcene. Il formato stesso di questa Assemblea, che era stata già fissata, ha causato dubbi. La chiusura del negoziato economico è avvenuta in tempi strettissimi e in circostanze che io stessa, per prima, non avrei voluto fossero quelle che sono state nella realtà. Purtroppo, abbiamo avuto l’inizio del nuovo Consiglio in un momento in cui, per quanto riguarda il negoziato economico in particolare, il negoziato era appena iniziato. Era iniziato con la riunione che si era svolta, praticamente in contemporanea con la proclamazione dei risultati del voto, a Palazzo Vidoni e che purtroppo non era stata preceduta dal consueto numero di riunioni tra l’Amministrazione e i sindacati che, come è noto, in genere preparano il negoziato vero e proprio a Palazzo Vidoni.

Per quanto riguarda l’Assemblea – incomincio da questo punto – perché quest’Assemblea? La decisione di svolgere un’assemblea, chiamiamola tecnica - a norma dell’articolo 10 dello Statuto, che prevede che l’Assemblea ordinaria debba svolgersi ogni anno entro il mese di marzo ed entro quindici giorni dalla proclamazione del nuovo Consiglio – era già stata in realtà presa dal Consiglio uscente. E’ stata ratificata all’unanimità dal Consiglio entrante nella seduta di insediamento del 17 di marzo, ed è stata ampiamente discussa e consensuata in un incontro a tre che abbiamo avuto il presidente uscente Granara, io stessa, presidente entrante, e il segretario esecutivo uscente ed entrante, Gianluca Alberini.

Abbiamo ritenuto che, nelle circostanze presenti, l’impossibilità, entro il 31 di marzo, di avere, all’Assemblea generale ordinaria del SNDMAE, la partecipazione attiva e positiva di un Ministro degli Esteri in carica, inducesse a tenere, da una parte, un’Assemblea che avrebbe potuto approvare il bilancio 2007, approvare il bilancio programmatico 2008 e, naturalmente, informare rapidamente i soci di quello che c’era in gestazione, mentre, dall’altra, la parte più propriamente politica del lavoro del sindacato, vale a dire tutto il resoconto del lavoro del Consiglio uscente, e la mozione programmatica del Consiglio entrante, sarebbe stata demandata ad una Assemblea da tenersi non appena avremo un Governo che sarà non solo in carica, ma ampiamente consolidato come interlocutore per il Sindacato.

Per quello che riguarda l’accordo economico, mi dispiace se vi prendo un po’ di tempo, ma desidero ribadire quello che ho scritto nel “Cari Soci” del 29 marzo – qui, invece, credo di non aver peccato d’informazione tardiva su quanto avevamo fatto. Quella che ho anche cercato di descrivere nel mio “Cari Soci” di sabato sera, è la situazione nella quale ci siamo trovati nell’assumere il mandato, una situazione di crisi, di emergenza. Di emergenza davanti all’ipotesi plausibile, alla quasi certezza, che l’unico Consiglio dei Ministri utile, di ordinaria amministrazione - potrebbero essercene altri immediatamente dopo le elezioni ma non sarebbero di ordinaria amministrazione, evidentemente - che avrebbe potuto convalidare, approvare, rendere effettivo il nuovo accordo economico, sarebbe stato ed è quello di domani, 1° aprile.

Come sapete, abbiamo nella disponibilità per il 2006 e 2007, gli anni cui si riferisce il negoziato, e quindi l’accordo economico siglato venerdì, sia una parte, importante, che ci viene dalle “code” delle varie Finanziarie, ma anche un’altra parte, molto importante, che ci è venuta con una legge pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 28 di dicembre. E’ una parte sostanziale della somma totale della quale parliamo, che io credo fosse interesse di tutta la carriera – questo Sindacato è il sindacato di tutta la carriera, mi preme ribadirlo - preservare tale e quale.

Abbiamo avuto, nei giorni che hanno preceduto la firma dell’accordo, venerdì, una serie di Consigli straordinari, ed ho, personalmente, avuto una serie abbastanza fitta, se non pressoché infinita, di contatti con l’Amministrazione per cercare di arrivare ad una soluzione che ci consentisse di “chiudere”, decisione che tra l’altro il Consiglio aveva recepito con chiarezza in uno dei numerosi Consigli straordinari di questi giorni. Io ritengo che la soluzione che l’Amministrazione ci ha prospettato il 27 sera - sulla base di proposte che uscivano da uno dei nostri Consigli straordinari e tenendone fortemente conto - sia, se non l’ideale, perché, purtroppo, l’ideale non è di questo mondo, però la miglior soluzione possibile compatibilmente con le circostanze.

Questa è una breve informativa che mi sembrava assolutamente doveroso darvi in apertura, anche se, su questo punto, poi sarò evidentemente pronta a ritornare, in risposta a vostre domande, nella parte delle varie ed eventuali.

Ma a questo punto vorrei procedere alla proposta all’Assemblea di eleggere il presidente di questa Assemblea. D’accordo, e totalmente d’intesa con il Consiglio uscente – e, da parte mia, evidentemente con grande piacere, trattandosi del mio attuale Direttore Generale - questo Consiglio ha fatto propria quella che era la proposta fatta dal vecchio Consiglio a Massimo Iannucci di presiedere l’Assemblea. Massimo ha accettato (applausi), e, quindi, assume la presidenza dell’Assemblea: vi lascio dunque nelle sue capacissime mani.

 

Massimo IANNUCCI – Presidente dell’Assemblea - Bene, buongiorno a tutti. Desidero innanzitutto ringraziare il Consiglio uscente e quello subentrante per avermi dato questa possibilità di dirigere oggi i lavori di questa Assemblea, di presiederli. Il presidente Ravaglia - alla quale faccio i migliori auguri per lo svolgimento del suo incarico, non certo facile, e li faccio a tutti i membri del nuovo consiglio appena eletto - il Presidente Ravaglia ha già anticipato un po’ quello che sarà lo svolgimento dei nostri lavori. Sarà un’Assemblea apparentemente tecnica, un’Assemblea che deve svolgere alcuni adempimenti previsti dallo Statuto per la data di oggi. Un’Assemblea che è un po’ un’occasione per toccare quei temi che il presidente ha evocato e che giustamente ha indirizzato verso il punto cinque del nostro ordine del giorno: “Varie ed eventuali”. Sarà in quella sede – mi sembra giusto - che potranno essere sentite le osservazioni dei membri, spiegate da parte dell’attuale dirigenza del Sindacato le decisioni adottate e avviata una discussione che, io sono sicuro, sarà fruttuosa e, allo stesso tempo, concreta. Colgo l’occasione, naturalmente, per salutare il Direttore del Personale, che è la controparte istituzionale del nostro Sindacato, e darei la parola direttamente a Gianluca Alberini che presenterà il bilancio consuntivo dello scorso anno e quello preventivo dell’anno in corso.

 

Gianluca ALBERINI – Segretario Esecutivo SNDMAE – Non vorrei togliere tempo a questo adempimento formale molto importante, ma credo che si debba poi lasciare spazio anche al dibattito ulteriore, previsto al punto 5.

Il rendiconto dell’esercizio 2007 e il preventivo 2008 sono disponibili in sala (in allegato), per la consultazione degli interessati. Mi limiterò, quindi, a ricapitolare i punti principali per esporre come il Consiglio ha disposto dei fondi. Avevamo nel 2007 una disponibilità iniziale sul conto corrente di 30.000 euro circa. La voce più notevole di introiti, come potete vedere, è costituita dalle quote associative: sono circa 200.000 euro all’anno. Ci sono poi altre voci minori dovute a varie operazioni finanziarie: movimenti sui conti correnti, depositi di risparmio, per un totale di disponibilità di 262.000 euro, a fronte di 246.000 di uscite, per un saldo positivo di 15.687 euro. Così facendo abbiamo ridotto il cosiddetto “tesoretto”, come soprannominato in questi anni. Si tratta cioè del surplus che il SNDMAE aveva accumulato e che la stessa commissione di vigilanza aveva, qualche anno fa, invitato ad utilizzare proficuamente a favore dei soci. Ed è ciò che abbiamo fatto. Come si può vedere, le spese principali sono state, oltre a quelle ordinarie, soprattutto due. Innanzitutto i fondi per il presidente in distacco, Enrico Granara. Come sapete, i colleghi che prendono il distacco sindacale non percepiscono l’intera retribuzione, ma solo una parte. In pratica, viene a mancare l’indennità di posizione, e di risultato, che il Sindacato si impegna ad integrare. E questa è la voce di 32.000 euro per l’anno scorso. Quest’anno si pone il problema di variarla alla luce degli eventi, di cui parlerò dopo, cioè del recente accordo siglato. Abbiamo nel bilancio anche una voce per il Segretario esecutivo De Luigi che aveva preso l’aspettativa per organizzare il noto convegno con magistrati e prefetti.

La seconda voce importante è quella delle consulenze e collaborazioni. Come avete visto dalle comunicazioni del SNDMAE, abbiamo cercato di impostare la nostra azione avendo una solida base di tipo legale. Si tratta di una consulenza con uno dei migliori studi di Roma che ci viene fornita su base sostanzialmente forfettaria, ad un costo comparativamente migliore rispetto alle altre che avevamo trovato. E’ una cifra apparentemente alta, ma comprende innumerevoli ore di consultazione e di documenti prodotti ed esaminati, alcuni dei quali sono stati fatti circolare, e utilizzati nei rapporti con l’Amministrazione.

Quanto al preventivo per l’esercizio 2008, che tra l’altro è un anno già iniziato, sostanzialmente le cose non dovrebbero variare troppo. Uso il condizionale, perché forse bisognerà rivedere un po’ le quote associative che sono ferme da vari anni. Dovremo aumentare, infatti, sostanzialmente gli importi a favore del presidente in distacco, nonché, credo, sia opportuno anche integrare per il passato quanto Enrico Granara avrebbe dovuto percepire se fosse stato in servizio. Avremo un esborso maggiore di circa 40.000 euro che non sono computati in questo preventivo, redatto in un momento in cui non erano ancora disponibili i nuovi importi.

Ho lasciato invariata l’altra voce di spesa importante, quella per la consulenza legale.

Ultimo punto da segnalare è la quota annua che il SNDMAE versa alla CIDA, l’associazione dei dirigenti di cui facciamo parte. Enrico Granara ha fatto già dei passi per cercare un accordo per ridurre questa somma cospicua di 22.000 euro annui, poiché l’utilità della consulenza e dei servizi forniti dalla CIDA è venuta meno, per il fatto che il nostro Sindacato si è avvicinato molto di più ai prefetti e ai magistrati. Insomma, il rapporto con la CIDA ha perso molto del suo significato, rimane un aggancio utile per quanto riguarda gli aspetti pensionistici, per cui dovremo negoziare un accordo ad hoc, ma di sicuro per importi molto più ridotti. Con questo, concludo il mio intervento, vi ringrazio e rimango a disposizione per eventuali commenti e osservazioni; poi mi riservo di riprendere la parola più tardi quando entreremo nel dibattito.

 

Il Presidente dell’Assemblea, dopo aver ringraziato il Segretario Esecutivo per la sua relazione sul bilancio, la sottopone all’approvazione dell’Assemblea. L’Assemblea approva il bilancio consuntivo 2007 ed il preventivo 2008 all’unanimità.

Il Presidente dell’Assemblea dà quindi la parola al Presidente uscente della Commissione di Vigilanza, Umberto Malnati.

Umberto MALNATI - Presidente uscente della Commissione di Vigilanza – Vorrei brevemente esporre la valutazione della Commissione di Vigilanza sul bilancio consuntivo e preventivo: il bilancio è stato ritenuto sostanzialmente congruo e il principale problema individuato lo scorso anno, vale a dire il rapporto tra le quote dei soci e le spese complessive, viene in parte risolto nel preventivo. La differenza si riduce anche se si è previsto di dover intaccare il fondo risparmio. L’unica osservazione che mi permetto di avanzare è che, a nostro avviso, sarebbe opportuno comunque prevedere un fondo risparmio. Quindi, bisogna fare una scelta per definire una quota da rispettare, anche se non necessariamente come in passato di 50.000 euro, nella misura ritenuta congrua a far fronte ad eventuali situazioni impreviste.

 

Vorrei infine aggiungere che, avendo chiesto il trasferimento all’estero, concludo quest’anno la mia opera di Presidente della Commissione di Vigilanza. Ringrazio il Consiglio dell’opportunità e della fiducia che mi ha dato.

 

Il Presidente dell’Assemblea sottopone all’Assemblea la proposta di nomina dei membri della Commissione elettorale 2008 e dei membri della Commissione di Vigilanza 2008, dando mandato al Consiglio di reperire i nominativi mancanti. L’Assemblea approva all’unanimità.

Al termine dell’opera di reperimento dei nominativi mancanti, la composizione della Commissione di Vigilanza 2008 è la seguente:

PRESIDENTE:           Stefano CACCIAGUERRA RANGHIERI

MEMBRI:                   Alberto CUTILLO

                                   Enrico NUNZIATA

Al termine dell’opera di reperimento dei nominativi mancanti, la composizione della Commissione Elettorale 2008 è la seguente:

PRESIDENTE:           Roberto PIETROSANTO

SCRUTATORI:           Paolo SCARTOZZONI

                                   Luca SORGI

 

IANNUCCI – Presidente dell’Assemblea - Io credo che, a questo punto, abbiamo superato un po’ l’aspetto più tecnico e, direi, quasi preliminare di questo nostro incontro. E’ un po’ l’occasione anche per scambiarci delle idee e sentire le valutazioni di ognuno in merito alle vicende avvenute, in merito al contenuto stesso dell’Assemblea oggi, in merito alle questioni importanti che il Presidente Ravaglia ha citato che sono state adottate nei giorni scorsi. Noi possiamo contare sulla presenza del Direttore Generale per le Risorse Umane. Io direi che sia un’occasione utile per uno scambio, aperto e franco, d’idee. L’unica mia raccomandazione: io, come presidente, non entrerò evidentemente nella natura dei problemi, nella sostanza, preferirei un po’ l’immagine di direttore dei lavori super partes, però mi permetterei proprio di chiedere che ci sia una discussione ordinata, concreta e, per quanto possibile, con interventi sintetici.

Punto cinque all’ordine del giorno, “Varie ed eventuali”. C’è qualcuno che vuole porre sul tappeto un punto di vista?

(silenzio)

Tutti d’accordo?

 

Carlo BATORI – Consigliere SNDMAE – Posso intervenire? Innanzitutto mi scuso per il ritardo, purtroppo non potrò stare molto per ragioni di ufficio. Sono Carlo Batori, presto servizio presso la Direzione per la cooperazione politica e sono membro del Consiglio del SNDMAE. Vorrei, brevemente, mi scuso per non essere stato qua prima, quindi non so, ovviamente, quale sia stata la discussione sino a questo momento e non so se siete giunti a parlare del negoziato. Non so se Cristina ha fatto un breve excursus

 

RAVAGLIA - Ho fatto un brevissimo excursus, rimandando la discussione a dopo, alle Varie ed eventuali perché così l’Assemblea avrebbe potuto eleggere il proprio presidente e passare poi ai punti dell’ordine del giorno. La discussione è evidentemente, aperta, aperta a tutti, sin dall’inizio dell’Assemblea per parlare dei temi pendenti.

 

BATORI – Grazie molte. Semplicemente, a completamento della comunicazione che il Presidente ha inviato ai soci del SNDMAE, in cui ha spiegato in maniera molto dettagliata le tappe che hanno portato alla firma dell’accordo sul rinnovo dell’accordo diplomatico, vorrei semplicemente, contando … dei consiglieri, evidenziare, diciamo così, la forte insoddisfazione di una parte del Consiglio del SNDMAE, mia personale ma so che corrisponde anche al pensiero di una parte del Consiglio del SNDMAE, per l’esito della contrattazione, per il merito dei risultati di questa trattativa e degli esiti delle trattative. Vorrei far presente che una parte dei soci del SNDMAE, non irrilevante, ritiene che l’esito di questa trattativa sia del tutto insoddisfacente e aggiungo io anche forse un po’ poco rispettosa di gran parte della carriera. Abbiamo avuto oggi informazioni dell’aumento del costo della vita, molto più alto rispetto al passato, mi segnalano dei seri problemi anche da questo punto di vista; vieppiù, a mio modo di vedere, poco rispettoso anche degli interessi e delle aspirazioni di una parte della carriera.

Io non voglio, da questo punto di vista, censurare ciò che è stato fatto; è stata fatta una regolare votazione e, ovviamente, da questa regolare votazione è emerso un indirizzo chiaro di accoglimento delle proposte dell’Amministrazione, però non posso non rilevare, dal punto di vista del metodo, che tu (rivolto al Presidente Ravaglia) con grande senso di responsabilità, hai voluto mettere in gioco la tua posizione di presidente del SNDMAE, preannunciando le eventuali tue dimissioni nel caso che il Consiglio del SNDMAE non avesse ratificato questo orientamento favorevole ad accogliere le proposte dell’Amministrazione.

Ritengo, come ho detto anche nel corso di questa lunga riunione che c’è stata giovedì sera, che questa sia una scelta di forte responsabilità. Te ne ho dato atto, come risulterà poi dal verbale che verrà reso pubblico tra pochi istanti. Avevo ovviamente detto di fronte a questa tua posizione che non avrei certo votato negativamente la prospettiva dell’accordo, perché non volevo rendermi responsabile delle tue dimissioni, ma avevo anticipato, nel caso, le mie dimissioni dal Consiglio del SNDMAE che, quindi, pubblicamente, come decisione annuncio, perché ritengo che una forte decisione come quella non può non avere delle conseguenze divisive nell’ambito del SNDMAE e che, forse, una decisione come quella sarebbe dovuta risultare da un approccio, una metodologia più consensuale che tenesse in debito conto della posizione di una buona maggioranza, di una parte non irrilevante della carriera. Nel merito, e qui concludo, mi scuso per la lunghezza del mio intervento, che nonostante le apprezzabili parole del Direttore Generale - che qui ringrazio pubblicamente, è stato forse l’unico rintracciabile alle 8 di sera, quando abbiamo avuto questa riunione – ci ha voluto dire – e, come galantuomo, delle sue parole bisogna sempre tener conto con molta attenzione - ha tenuto a ribadire che la proposta dell’Amministrazione sul negoziato era l’ultima, una sorta di “prendere o lasciare”. Ho preso atto del fatto che, da quanto asserito dal Direttore Generale, non era possibile modificare neanche marginalmente quella proposta. Ritengo non avevamo e non abbiano neanche adesso gli strumenti tecnici per poter valutare con attenzione se quella fosse davvero l’ultima proposta e che non fosse possibile limarla neanche in termini minimali. Ripeto, poiché non avevamo gli strumenti e non li abbiamo neanche ora, sarebbe stato forse giusto, anche, avere il coraggio come SNDMAE di assumersi la responsabilità di non chiudere l’accordo, anche con i caveat e tutti i timori che noi avevamo ben presenti, poiché, ritengo, non era certamente una situazione paragonabile a quella che qualcuno aveva vagheggiato, dell’Alitalia, costretta a fallire di lì a pochi giorni.

Quindi ritengo che forse avremmo potuto, come SNDMAE, dare prova di maggiore ponderatezza senza aderire completamente a quella che era un “prendere o lasciare” da parte dell’Amministrazione. Ripeto, forse questo intervento poi darà la stura ad altri. Volevo solo specificare questa cosa e annunciare le mie dimissioni dal Consiglio del SNDMAE a partire da oggi.

 

Stefania Fancello chiede se il SNDMAE ha predisposto delle tabelle per meglio comprendere le cifre dell’accordo.

Il Presidente dell’Assemblea chiede al Direttore Generale delle Risorse Umane e dell’Organizzazione di intervenire per spiegare il punto di vista dell’Amministrazione sull’accordo firmato a Palazzo Vidoni.

 

Giacomo SANFELICE di MONTEFORTE – Direttore Generale per le Risorse Umane e l’Organizzazione del MAE - Grazie. Innanzitutto, vorrei portare un saluto al nuovo Consiglio, a tutti i Soci e a tutti i presenti: per me è la prima occasione per farveli e mi giunge particolarmente lieta.

Prima di andare nello specifico dell’argomento in discussione, vorrei dare due indicazioni di carattere più generale.

Prima di tutto, l’importanza del dialogo in atto con il SNDMAE, come con gli altri sindacati. Il SNDMAE è sempre stato portatore di istanze tenute dall’Amministrazione nella migliore considerazione e sono convinto che si continuerà a farlo. E’ chiaro che il Ministero si trova in una fase di rilancio, una fase di rilancio complessa, anche perché, per alcuni i nostri emolumenti sono considerati elevati e, quindi, il nostro impegno deve essere quello di fare sempre di più e sempre meglio, dimostrando in particolare pari capacità di azione e di rilancio. In questa prospettiva, l’Amministrazione ha, tra l’altro, aperto un tavolo per definire insieme ai Sindacati alcune linee guida su quello che dobbiamo fare e sugli adeguamenti da adottare.

Ecco, in questo contesto di rilancio dell’Amministrazione si colloca l’ultima Finanziaria ed in particolare lo stanziamento di 9 milioni di euro aggiuntivi per il rinnovo del contratto dei diplomatici, che ha portato l’ammontare complessivo alla somma di 13.700.000 euro. Non è un segnale di poco conto. E’ un successo molto rilevante, in anni di grande disciplina di bilancio e di grande parsimonia. Quindi, è un riconoscimento alla carriera diplomatica; il Governo ed il Paese hanno nuovamente investito in questa carriera, come fatto anche in passato. E, nello stesso tempo, è un impegno e una sfida, naturalmente rivolta a tutti noi, per fare sempre di più e sempre meglio.

Venendo adesso alla questione dell’ultimo negoziato, per l’Amministrazione è stato chiarissimo che la scadenza del 1° aprile era una scadenza temporale “imperdibile”. Non andare al Consiglio dei Ministri del 1° aprile avrebbe significato mettere a rischio l’assegnazione alla carriera diplomatica di questo stanziamento importante che, giustamente, viene a premiare un impegno e permette di adeguare le retribuzioni di tutti i funzionari. E’ questo il primo punto che, con tutta franchezza, sono assolutamente tranquillo nel sottolineare. Scavalcare la data del 1° aprile avrebbe di fatto esposto quest’accordo ad un’alea che assolutamente non ci siamo sentiti di assumere.

Naturalmente, come conseguenza, ne è disceso che ci siamo trovati di dover finalizzare in pochi giorni un esercizio che normalmente si svolge in tempi più lunghi. D’altra parte, la fine della legislatura era prossima, e come ho detto anche prima, non avevamo alternativa.

Adesso, mi vorrei soffermare sulla sostanza del contratto. E’ stato un accordo che ritengo di grande equilibrio e vi spiego il perché. Le proposte dell’Amministrazione erano state, necessariamente, formulate tenendo conto della logica,  prevalente nella Pubblica Amministrazione, che prevede di valorizzare l’esercizio delle responsabilità dirigenziali, premiando la componente accessoria della nostra retribuzione. In questa logica, è chiaro come l’Amministrazione – al pari di tutti gli organismi, pubblici e privati – sia tenuta a riconoscere chi svolge delle importanti funzioni.

Ricordo che il nostro negoziato non è solo un negoziato tra l’Amministrazione e i Sindacati interni alla Farnesina, ma anche un negoziato con il Ministero dell’Economia e Finanze e con la Funzione Pubblica, che sono portatori di istanze di carattere più generale, come quelle cui ho accennato in precedenza. In questo contesto, un altro importante punto di riferimento è rappresentato dagli adeguamenti che storicamente sono stati attribuiti ai diversi gradi della carriera a partire dal 2000. Naturalmente, da questo emerge chiaramente che, a far data dalla fine del 2005, cioè dall’ultimo contratto per la carriera diplomatica, esistevano due gradi nella carriera, ed in particolare quello dei Ministri Plenipotenziari, che erano stati particolarmente penalizzati rispetto agli altri. Quindi, la proposta dell’Amministrazione è andata nella direzione di cercare di recuperare, almeno in parte, quello che non era stato dato in passato, valorizzando quelle posizioni chiave per il nostro Ministero, relative ai Ministri Plenipotenziari nonché ai Consiglieri di Ambasciata, cui è generalmente attribuita la responsabilità di direzione agli uffici.

Questo è stato essenzialmente lo spirito che ha ispirato le proposte dell’Amministrazione. L’intervento del SNDMAE è stato valutato con molta attenzione e, lo ripeto, sostanzialmente recepito. Alla fine del processo negoziale, nelle medie di aumento attribuite ai diversi gradi non ce ne è nessuna che vada al di sotto del 9%. Quindi, solo due gradi  superano questo livello del 9-10%, quelli dei Ministri e dei Consiglieri di Ambasciata, per le ragioni che ho già illustrato. Le istanze, efficacemente rappresentate dal SNDMAE, hanno contribuito al raggiungimento di una soluzione equilibrata, che ha assicurato ai colleghi che si trovano nei gradi iniziali della carriera una quota superiore a quella che era stata inizialmente prospettata.

 

Il Presidente dell’Assemblea ringrazia il Direttore Generale e auspica che la sua risposta abbia soddisfatto la richiesta di delucidazioni di Fancello. Dà quindi la parola a De Luigi.

 

Francesco Saverio DE LUIGI - Grazie, ringrazio l’Ambasciatore Iannucci. Questa è un’Assemblea effettivamente un po’anomala. Certo, è un’Assemblea che si trova, di fatto, a dover ratificare, ad approvare, quanto svolto nei giorni scorsi, perché domani va in Consiglio dei Ministri il decreto con anche la ripartizione degli aumenti. E’ ovvio che non abbiamo oggi alcun margine di discrezionalità, a meno di non volere annullare tutto. Mi dispiace che esso appaia in un certo senso come una  “vittoria mutilata”: questa è la percezione di quel che si può avere adesso di questi incrementi, che sono invece molto importanti; si tratta di incrementi decisamente superiori a quelli ricevuti dalla carriera prefettizia nello stesso periodo e oltretutto loro hanno effettivi del 50% superiori ai nostri (sono 1500 contro 1000 diplomatici). Quindi è stato fatto un grosso passo in avanti per la nostra carriera. Peccato che, per una serie di circostanze, si è verificata questa questione sulla ripartizione. Ringrazio il Presidente Ravaglia delle sue scuse, ma anche la comunicazione non c’è stata, nelle ultime ore…  e diciamo, la settimana scorsa, che ha lasciato quelli che stavano all’estero, soprattutto, colpiti, dal sapere che si è firmato un accordo in assenza totale di Assemblea e di comunicazione ai Soci.

Quindi, che dire? L’auspicio di tutti quanti noi è che al più presto si trovi una consonanza di vedute all’interno del Consiglio. Chiedo al collega Batori di ritirare le dimissioni, se possibile, proprio perché è molto importante il contributo che potrà dare in questo Consiglio.

Questo è un nuovo punto di partenza. Il nostro sindacato è certamente piccolo, però è un sindacato che ha una importanza all’interno molto significativa, raccogliendo più del 90% delle adesioni sindacali della carriera diplomatica, quindi una percentuale estremamente elevata che si riflette, di conseguenza, nella ricerca continua di un necessario equilibrio e consenso tra i diversi gradi.

E’ un sindacato piccolo che, però, anche all’esterno ha un suo ruolo da giocare: anche per questo è importante tener conto delle varie vedute all’interno del Consiglio, per meglio svolgere all’esterno un ruolo di interlocutore istituzionale nell’ambito dei rapporti tra varie categorie. L’anno scorso facemmo un’iniziativa con i Magistrati. Si possono ad esempio sviluppare rapporti con altri sindacati di diplomatici europei. Si può fare molto. Quindi è un po’ un peccato trovarci oggi, così a disagio per questa situazione di divisione che deriva da una serie di motivi, forse non pienamente voluti, avvenuti nei giorni scorsi. E’ chiaro che domani, in Consiglio dei Ministri, non potrà essere deciso diversamente. Questo è un dato di fatto, con un po’ di rimpianto, diciamo. Grazie, comunque  Presidente, per questo lavoro. Raccomando anche la comunicazione ai soci che, per chi sta all’estero, soprattutto, è fondamentale. Grazie.

 

Giovanni DAVOLI - Io vorrei innanzitutto chiedere a Batori di ritirare le dimissioni. Peraltro, se lui si dimette devo subentrare io, e mi troverei un po’ in difficoltà, anche perché condivido le sue motivazioni e ho anche io delle riserve sull’accordo. Ringrazio il Direttore Generale delle risorse umane per le delucidazioni che ci ha dato, e però, adesso, non è questo il luogo per interloquire con l’Amministrazione, che ha fatto la sua parte, apertamente. Il problema, adesso, è tra di noi, noi SNDMAE, noi Sindacato. Le motivazioni che ci ha portato il Presidente, che in qualche maniera sono simili a quelle fatte anche dal Direttore Generale delle Risorse Umane, non sono affatto peregrine, tuttavia, ci sono due punti, di metodo e di sostanza. E’ vero che al Sindacato è stata fatta una prima proposta, - io l’ho vista perché ero nel vecchio Consiglio ed ho fatto tempo a vederla. Era ancora peggio. Da questo punto di vista è un po’ migliorata, però, come Consigliere di legazione ho ancora molte riserve.

Ho la sensazione, non ho fatto un sondaggio, non ho fatto un referendum, però, parlando coi colleghi, il mio grado ed il grado iniziale di Segretario di Legazione, ho l’impressione che c’è un grande malcontento per questo accordo. Il Sindacato non può accettare una proposta ultimativa, dalla controparte, di prendere o lasciare. Se la facesse il sindacato dei metalmeccanici una cosa del genere, la base non lo permetterebbe; accettare un’ultimatum non mi sembra un comportamento da sindacato. E poi ci sono le decisioni di sostanza. Nella sostanza i Consiglieri e i Segretari di legazione prendono poco. C’è un collega che oggi ha scritto su SNDMAIL che qui si rischia una spaccatura nella carriera. Non vediamo perché noi si debba prendere di meno, dal momento che questo Consiglio aveva proposto un aumento lineare anche perché le risorse non sono sufficienti per l’equiparazione con i prefetti che il SNDMAE aveva sempre chiesto. Quindi, non potendo fare le correzioni che tutti ci auguravamo, la cosa più giusta sarebbe stata quella di recuperare per tutti l’inflazione. Qui abbiamo Consiglieri e Segretari di Legazione che non recuperano nemmeno l’inflazione.

 

BATORI – Possiamo, per chiarezza, evidenziare quanto ogni fascia retributiva a Roma e all’estero quanto riceve in termini percentuali? Perché il mandato negoziale era questo, si riferiva non ai gradi ma alle fasce retributive. Per cui forse…

 

RAVAGLIA - Facciamo concludere lui. Poi farei una risposta più generale, non banale.

 

DAVOLI - Siccome so che non è stata una decisione non all’unanimità - lo sappiamo, è stato anche scritto - ma a maggioranza, penso che sia bene che i consiglieri presenti ci spieghino le motivazioni - perché Carlo Batori l’ha fatto, il Presidente l’ha fatto - che ci spieghino le loro rispettive posizioni. Per capire quello che è successo. Perciò pregherei i membri del Consiglio di intervenire. Lo chiedo anche come possibile membro entrante del Consiglio, perché è abbastanza imbarazzante questa situazione. Vi ringrazio.

 

Alberini - Volevo intervenire commentando con una visione storica alcune considerazioni che sono state fatte intorno al tavolo, partendo dalle minuzie e andando un poco avanti. Minuzie per modo di dire, perché sono fondamentali… il modo in cui siamo retribuiti non è certo l’ultima delle nostre preoccupazioni!

Abbiamo sentito che l’Amministrazione puntava alla valorizzazione di alcuni incarichi; giustissimo, ma il Sindacato ritiene che la retribuzione debba mirare anche ad altro, ad esempio alla perequazione tra tutti i gradi, a garantire soddisfazioni per tutti, ad attrarre i migliori talenti alla carriera diplomatica (questo è un rilievo che è stato pubblicamente mosso dai Magistrati, e giustamente, quando hanno cercato di ridurgli gli emolumenti), e non da ultimo la questione pensionistica, che è stata sollevata da alcuni nostri colleghi. Come carriera diplomatica, abbiamo un gravissimo problema pensionistico, diverso da tutte le altre carriere, perché non solo abbiamo dei grossi divari tra retribuzione iniziale e finale, ma questo può essere giustificato dalle responsabilità e dalle progressioni di carriera, ma abbiamo altresì una disparità dovuta al fatto che metà della nostra carriera si svolge all’estero e che le generazioni dal grado Consigliere di Ambasciata in giù andranno in pensione con un metodo pensionistico che si baserà su criteri diversi. Quindi stipendi più bassi rispetto ad altre categorie e pensioni bassissime. Perché, mentre chi va in pensione oggi ottiene il 98% dell’ultimo stipendio, per il futuro parliamo di generazioni che avranno pensioni forse pari alla metà dell’ultimo stipendio.

Le proposte del Sindacato si collocavano dunque in quadro un po’ più ampio della semplice valorizzazione.

Quanto alla parametrazione storica, è vero che i Consiglieri e i Ministri hanno avuto incrementi minori rispetto ai Segretari ed Ambasciatori, ed è provato dai numeri. Ma richiamarla come giustificazione presume che il rapporto che c’era tra i gradi nel ’99 fosse quello ideale. E su questo credo che non ci sia ancora un consenso all’interno del Sindacato, né che ci sia stato un dibattito approfondito su quale deve essere il rapporto tra lo stipendio iniziale e quello finale. Anche perché negli ultimi anni il Sindacato invece ha puntato alla perequazione esterna. Abbiamo svolto un negoziato due anni fa basandoci sulla parametrazione con i prefetti, ed è stato, quello, un successo. Mentre, purtroppo, oggi è una sconfitta del Sindacato avere dei gradi scontenti, dimissioni dal Consiglio, insomma, avere tanto malcontento. Due anni fa tante lamentele non le abbiamo sentite, ci sembrava anzi fossero tutti contenti. Oggi ci sganciamo dai prefetti, che è una scelta legittima, ma non vedo a cosa ci agganciamo, non vedo nuove categorie di riferimento. Certo, possiamo anche decidere di correre da soli, però, questa deve essere una scelta consapevole, dobbiamo portare avanti i nostri cavalli e le nostre truppe… Queste considerazioni sinceramente non le ho viste nell’ultimo negoziato. Il negoziato è stato fatto molto in fretta, sulla base di contingenze esterne. Abbiamo sentito il Direttore Generale, che ha esposto appunto delle considerazioni sui rischi che si correvano, ma dal punto di vista strettamente sindacale a me sembra molto strano che il SNDMAE e la CGIL vengano convocati dal Governo alla Funzione pubblica, che vengano loro proposte delle tabelle che, si badi bene, non sono tabelle dell’Amministrazione ma dell’intero Governo, del Tesoro, della Funzione pubblica e degli Esteri, e che dopo qualche settimana si sia costretti a tornare al tavolo con una proposta al ribasso. Tutto è possibile, per carità, con i rischi connessi. Mi sembra strano, però, che in due settimane queste proposte del Governo e i dieci milioni potessero essere cancellati prima di andare in Consiglio dei Ministri. Parliamo, evidentemente, sempre del possibile, io non ho certezze su questo. Quello che è certo è che le medie non dicono tutta la verità. Quanto guadagnano in più i vari gradi della Carriera? In media un Segretario di Legazione tra tabellare, risultato e posizione, prende in Italia un 7,57 per cento in più, un Consigliere di Legazione un 15,09, un Consigliere d’Ambasciata il 17, un Ministro il 19 per cento, poi un Ambasciatore un 8,10. Andiamo dunque da un 7 e mezzo, a 11, 17,3, 19, 8. E’ una linea che si discosta abbastanza dalla posizione base che il Consiglio aveva concordato: un 10 per cento fisso e il resto che si poteva giocare sulle varie posizioni. Abbiamo ora una categoria, quella dei Segretari di Legazione in Italia, che soffre un aumento inferiore in termini percentuali ed ovviamente assoluti. Per l’estero abbiamo, invece, i Segretari di Legazione che sono leggermente oltre la soglia minima prevista, un 11,22, mentre per i Consiglieri di legazione scendiamo sotto. Poi risaliamo a 13,20 per i consiglieri di ambasciata, al 14,86 dei ministri plenipotenziari e 11 per gli Ambasciatori. Ci sono quindi delle incongruenze tra l’Italia e l’estero. Con questi dati si può vedere, si può lavorare per capire, si può cercare di spiegare, ma mi sembra che come Consiglio, dato innanzitutto che ci troviamo con gente che protesta, non abbiamo ottenuto un risultato finale soddisfacente.

Mi associo infine a quanto detto da altri e chiedo al collega Batori di ritirare le proprie dimissioni, perché il SNDMAE deve andare avanti unito. Non ci possiamo permettere di spaccarci nuovamente sulle retribuzioni. Il Consiglio ha delle difficoltà a lavorare, delle difficoltà di metodo. Lo riconosciamo, ne prendiamo atto, spero che tutti quanti si impegnino in futuro a lavorare insieme, meglio di come abbiamo fatto in questi giorni. Grazie.

 

Franco GIORDANO - Vorrei svolgere solo delle brevissime considerazioni. Da un lato mi pare un risultato molto buono, ottenuto in extremis ed in un momento molto critico. Vorrei prima di tutto riallacciarmi a quanto detto dalla collega Fancello - e in parte è già stato risposto - ma sarebbe opportuno che il Consiglio desse delle indicazioni più precise sugli aumenti dei vari livelli. Secondo, vorrei anche ricordare che – anche se adesso i Ministri, grado in cui mi trovo, sembrano avvantaggiati -  all’inizio degli anni ‘90 gli allora Consiglieri di Legazione furono penalizzati a vantaggio delle nuove leve e delle qualifiche funzionali. Avevamo pertanto un problema di appiattimento delle retribuzioni. E questo è un dato di fatto. Poi, ovviamente, ognuno di noi può trovare ragioni a sostegno della sua tesi: chi perché si è trovato di fronte a un tappo di scorrimento di carriera, chi perché non ha beneficiato della leggina, chi perché era in Italia (o all’estero). Direi che sono situazioni che nel corso di una carriera di trentacinque/quarant’anni, alla fine, tendono a bilanciarsi. Ovviamente, queste cifre percentuali che ha dato Alberini, analizzate da un solo lato, sembrerebbero ampliare la differenza di trattamento. Forse, se questa tendenza dell’aumento per tutti almeno al 10% fosse stata un po’ più rispettata, magari saremmo tutti più felici, ma vorrei ribadire  che dovremmo avere un occhio complessivo su tutta la vicenda, e soprattutto considerare lo scorrimento dell’intera carriera.

E infine mi associo, e di cuore, a quanto detto al collega Batori di riconsiderare le sue dimissioni, perché sarebbe un peccato che il suo contributo ci venisse a mancare. Grazie, è tutto.

 

Luca LAUDIERO – Consigliere SNDMAE - Vorrei rispondere alla richiesta del Consigliere Davoli e fornire un mio parere sull’accordo. Si tratta di un accordo sicuramente positivo nel suo complesso, che ha garantito alla carriera diplomatica un finanziamento superiore a quello accordato alla carriera prefettizia. Tuttavia, se consideriamo la distribuzione degli aumenti tra le varie fasce della nostra carriera, il rinnovo non soddisfa, per quanto riguarda i Segretari e i Consiglieri di Legazione, le richieste del SNDMAE, ovvero di un aumento percentuale che garantisse a tutti il recupero dell’inflazione, stimata in circa il 10%. Si tratta di un 7,5% lordo per i Segretari di Legazione. Se consideriamo il netto medio mensile, l’aumento a Roma è addirittura limitato ad un 6,5%. Sono cifre che si pongono notevolmente al di sotto di quel 10% individuato dal SNDMAE come recupero inflazione. Proprio per questo motivo ho votato contro l’accettazione delle proposte dell’Amministrazione. Secondo me, il Consiglio avrebbe dovuto fare uno sforzo in più per insistere con l’Amministrazione e difendere fino in fondo la linea consolidata del SNDMAE, che, tra l’altro, era stata esposta dal presidente Granara già il 14 marzo e ribadita in seguito dal Consigliere Alberini nel successivo incontro a Palazzo Vidoni.

 

Giuseppe Scognamiglio – Io ritengo che vi sia stato innanzitutto un difetto di comunicazione, prima ancora che di un risultato. Anche perché non so quanti di noi abbiano chiari quali sono i termini di riferimento. Noi parliamo di percentuali astratte, ma non siamo in grado di fare un dibattito fondato se non abbiamo chiari i termini di riferimento. Il Sindacato ci dovrebbe aiutare prima a dirci se esiste una parametrazione stringente dei nostri stipendi con quelli di un’altra categoria professionale; e, poi, se esiste una parametrazione di tipo interno, in termini chiari e vincolanti, tra le varie retribuzioni. Se è 100 l’Ambasciatore, dobbiamo rispettare quel rapporto per cui il Ministro plenipotenziario prende 75, il Segretario di Legazione prende 50 e via discorrendo? O tale rapporto non esiste o non è vincolante? E questo per capire se e in che misura l’incremento percentuale che abbiamo ricevuto sia congruo. Potrebbe infatti anche essere “solo” del 3%, ma potrebbe essere tantissimo, nella misura in cui non solo mi fa recuperare il rapporto percentuale predefinito tra i vari gradi, ma addirittura lo superi. Questo credo sia fondamentale.

Secondo, vi chiedo di considerare un altro punto: sapevamo di poter contare su questi soldi sin dal dicembre scorso. In questi quattro mesi cos’è successo? Cosa ha fatto il precedente Consiglio? C’era tutto il tempo per avanzare delle proposte, diciamo armoniche all’interno della carriera, evitando un contrasto tra i vari gradi. Pretendere che fosse invece il nuovo Consiglio a darci tutte le informazioni in 24 ore, per poter chiudere il negoziato… Non ho ragione di dubitare che ci sia stato un rischio effettivo di vedersi sottrarre o ridurre le somme a disposizione… Ammettiamo che ci fosse questo “stato di necessità” di chiudere la trattativa, ma certo non era possibile avviare un dibattito in 24 ore, forse andava fatto prima!

Allora, ecco, prima di esprimere giudizi, di valutare dimissioni e le varie proteste, dovremmo avere un ritratto chiaro di quello che è la situazione attuale e pregressa. Facciamo circolare un po’ di informazione e magari, poi, discutiamone più serenamente. Soprattutto per una ragione: per il prossimo negoziato, se avremo i livelli di riferimento di come ciascuna categoria deve essere parametrata rispetto al grado apicale, allora a questo punto avremo elementi e dei dati di fatto incontrovertibili, che generano molte meno discussioni.

 

Franco MISTRETTA – Consigliere SNDMAE - Io volevo dire… Davoli diceva: “Come mai avete preso queste posizioni?”. Io ho partecipato al primo negoziato economico, 2000-2001, posso fare stato che allora… grado apicale di Ministro… che si disse: dobbiamo favorire assolutamente i gradi bassi che guadagnano molto poco. Poi ci sono stati i nuovi rinnovi contrattuali, sempre penalizzando il Ministro.

Adesso noi non sappiamo le cifre quali siano, abbiamo le percentuali. Io credo che, se andiamo a vedere le cifre, si tratta solo di pochi euro, sarebbero pochi euro che fossero andati a vantaggio dei gradi iniziali, anziché del grado di ministro. Io credo, invece, che un aumento lineare avrebbe comunque scontentato tutti. Perché ci sarebbe stato qualcuno che avrebbe detto: “Perché continuate ad aumentare linearmente, così si continuano a privilegiare le fasce che già nei precedenti accordi hanno avuto di più”.

Quanto alla tempistica, la tempistica è precipitata, perché abbiam saputo che il Consiglio dei Ministri del 1° aprile sarebbe stato l’ultimo valido. Nessuno ha la sfera di cristallo, ma data la situazione politica, non sappiamo che Governo verrà fuori dalle elezioni del 13 aprile, e, quindi, è più probabile che un governo nuovo, di segno diverso da questo, davanti ad una “crisi mozzarella” o a un’altra crisi più grave, possa dire: “Abbiam bisogno di recuperare tutti i soldi, prendiamo questi soldi che sono giacenti al Ministero del Tesoro”.

E’ inutile fare il discorso del: “Siamo scontenti e allora ci separiamo, facciamo un sindacato dei Segretari di legazione e dei Consiglieri”. Il nostro Sindacato ha già un peso specifico non elevatissimo, ma se ci spezziamo il nostro peso specifico sarà pari a zero. E quindi io consiglio di non parlare di dimissioni… non è il sindacato metalmeccanici. Quando l’Amministrazione ti dice: “Facciamo così oppure se ne riparlerà dopo”, noi, che eravamo nella necessità in poche ore di decidere, abbiamo deciso di partecipare. Forse avremo sbagliato, non lo so, ma se non avessimo partecipato, immagino, in questa Assemblea, cosa ci avreste detto: “Avete perso un’occasione, perché avete lasciato il certo per l’incerto”. Quindi, pensiamo un po’ con serenità a qual era la situazione in cui ci siamo confrontati, in cui si è confrontato questo Consiglio…: “Io non c’ero, io c’ero…”. C’eravamo tutti, il Consiglio è solidale - poi se qualcuno si vuol dimettere è liberissimo di farlo - ma noi dobbiamo essere solidali col presidente e con il SNDMAE, il nostro sindacato. Non è che abbiamo tante armi che possiamo dire: “Facciamo o non facciamo…”. Dobbiamo batterci con la nostra unione, stando insieme, perché nella nostra unione, noi sappiamo fare le cose. …E’ inutile che ci scanniamo per una manciata di euro in più dell’altro.  Le lotte tra poveri non servono, servono al momento perché danno la sensazione di…, ma non servono alla causa sindacale.

 

Sergio MAFFETTONE – Vicepresidente SNDMAE – Intervengo rispondendo alla richiesta di Giovanni Davoli e per farvi presente quelle che sono state le motivazioni alla base della mia decisione di votare la proposta dell’Amministrazione. Sono stato l’unico Segretario di Legazione che ha votato a favore della proposta ultima dell’Amministrazione discussa venerdì, fondamentalmente, pur, ovviamente, non condividendo completamente il merito e la sostanza di quell’accordo che per i Consiglieri di Legazione ed i Segretari di Legazione non rappresenta l’ideale. Però, ho ritenuto fondamentale evitare di contrapporre al Consiglio il rischio di far perdere i soldi per tutta la carriera. Questo è stato l’argomento principale che mi ha spinto a dare una risposta affermativa. A questo si è aggiunto anche la condizione posta dal presidente Cristina Ravaglia che in caso in cui questa proposta fosse stata bocciata, si sarebbe dimessa. Le questioni sul tavolo sono talmente tante che avere un sindacato privo di una figura di Presidente in distacco sindacale, avrebbe, inevitabilmente, indebolito le nostre posizioni. Come Segretario di Legazione ci sono altre componenti che vorrei rilevare, il rinnovo… peraltro il traguardo principale sarà il rinnovo dell’accordo per questo biennio che sta già iniziando… ci sarà, quindi, un altro appuntamento in cui si dovrà far valere le ragioni nostre, tenuto conto del fatto che noi, in questa tornata negoziale, Consiglieri e Segretari siamo stati penalizzati. Ciò non toglie che, la scelta favorevole a questa situazione creatasi di emergenza e di urgenza che ha avuto per corollario la necessità di salvare la figura del Presidente, possa essere la base per un dialogo che mi auguro sarà costruttivo all’interno del Sindacato, e di questo Consiglio. Mi auguro vivamente che il consigliere Batori ritiri la sua decisione di dimettersi.

 

Carlo SCHILLACI – Consigliere SNDMAE - Io vedo che molti colleghi del Consiglio, soprattutto colleghi del Consiglio, stanno prendendo la parola, anche chi non c’era e, quindi, a questo punto, mi sento in dovere di prendere la parola anch’io. E’ ovvio che l’ultima parola la lascerò poi al Presidente. Poi perché, come ho messo a verbale, io ho preso una posizione molto forte in Consiglio, la sera del 27 marzo, e, quindi, non solo devo, ma mi fa anche piacere esplicitarla in questa sede.

Andiamo per ordine, l’emergenza c’è e non c’è? Che l’emergenza sia asserita, che l’emergenza sia reale, è, innanzitutto, dovuto ad una serie di circostanze temporali. Cosa si può fare? Cercare di capire perché si è arrivati al 27 marzo. Il primo passo è… perché siamo arrivati al 27 marzo. Perché siamo arrivati al 27 marzo è una cosa che si ricostruisce dalle carte. Tutti noi abbiamo superato il concorso che prevede un tema di storia come prima prova. Gli storici ricostruiscono la storia dai documenti. Io ho ricostruito la storia dai documenti. Agli atti vedo una impeccabile, ineccepibile lettera - e gliene sono grato, lo ringraziai in via bilaterale, lo ringrazio ora pubblicamente - una impeccabile lettera del 27 gennaio del presidente Granara al Direttore Generale Sanfelice. E vedo, poi, una lettera del 29 febbraio… 17 gennaio il primo documento, secondo documento 29 febbraio del presidente Granara al Direttore Sanfelice, che sommariamente parlava del negoziato economico e poi parlava di un argomento che non c’entra assolutamente niente col negoziato economico, anzi, semmai ne posso parlare alla fine, che è quello dei taxi, che riguarda l’accordo giuridico e non l’accordo economico. Quindi, ho visto una lettera del 17 gennaio e una lettera del 29 febbraio che per le prime due righe, due righe e mezzo parla del negoziato economico e poi parla di un argomento meno importante, dei taxi.

Io non aggiungo altro. Naturalmente sono pronto ad integrare - e a pagarne anche le conseguenze sotto il profilo del tono - questa ricostruzione, se in mezzo ci sono atti formali del Sindacato afferenti ad un concreto procedimento negoziale instaurato tra il Sindacato e l’Amministrazione in merito alla tabella di ripartizione tra le varie voci e indennità relative all’applicazione di una legge che, lo ricordo, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre 2007.

Quindi, primo passo, l’emergenza. Perché, io non lo so perché, non do una spiegazione del perché, mi limito, da storico, come siamo tutti noi, perché tutti noi abbiamo fatto il tema di storia, a fare questa ricostruzione, ma qui c’è il collega Gianluca e, forse mi è sfuggito qualcosa, in questo caso ne chiedo pubblicamente scusa a tutti.

 

ALBERINI - Io non so se il Direttore vuole rispondere a questo…

 

SCHILLACI - No, ma non c’entra il Direttore, né c’entra l’Amministrazione…

 

ALBERINI - No, perché le carte parlano chiaro, insomma. Il Sindacato viene convocato, viene convocato…

 

SCHILLACI – Il Sindacato viene convocato dall’Amministrazione, dunque può chiedere all’Amministrazione di essere convocato.

 

IANNUCCI – Presidente dell’Assemblea - Vorrei andare avanti, perciò facciamo finire l’intervento…

 

SCHILLACI – No, un momento… Faccio una premessa di metodo. Gli interventi dei colleghi che, giustamente, legittimamente hanno esposto le loro posizioni, sono incentrati non sulla dialettica tra il SNDMAE e l’Amministrazione, perché, per quanto riguarda la dialettica tra il SNDMAE e l’Amministrazione, io non posso che dar atto, da Pasqua in poi, all’Amministrazione di una grandissima capacità di relazione. Ne ha parlato or ora il Direttore Sanfelice. No, gli interventi, giustamente, legittimamente critici nei confronti di coloro i quali hanno partecipato alla riunione del 27 marzo, riguardavano il confronto tra Consiglio uscente e Consiglio entrante. Io, da membro del SNDMAE, mica rappresento l’Amministrazione, vedo le carte sindacali. Altro non vedo. Comunque, ripeto, questo può essere un primo passo. Perché… perché non sono in grado di dirlo, mi limito a questi dati documentali e vado oltre.

L’emergenza, secondo step, indipendentemente dal perché c’è o non c’è. Queste sono le circostanze nelle quali chi ricopre un incarico deve prendersi una responsabilità e deve fare delle valutazioni. Le fa. Dato che tertium non datur, e noi quella sera abbiamo avuto, in viva voce, il Direttore Generale Sanfelice, lì c’è tertium non datur: o sposi una linea o sposi un’altra linea. Bisogna prendersi una responsabilità di fronte a se stessi, di fronte ai colleghi di tavolo e di fronte ai colleghi tutti e io me la sono presa. “Hai fatto bene?”, “Hai fatto male?”. Certamente, forse è stato eletto un Consigliere che, al momento di compiere una valutazione di tipo binario, compie una valutazione sbagliata, io ovviamente sono convinto di aver compiuto quella giusta. Dopodiché, però, c’è poco altro da dire. Io posso far circolare la piantina del mio garage col civico. Dopodiché, voglio dire, non è che cambia… mi sono preso la responsabilità, c’è poco da ragionarci.

Andiamo, invece, avanti sulla ricostruzione di quello che è accaduto e qui vorrei partire, invece, da rilievi molto concreti che sono stati fatti da Alberini. Cioè, i gradi iniziali penalizzati. Il Sindacato deve puntare molto sulle motivazioni, certamente, perché Gianluca ha ragione, lo condivido, il discorso è la competitività sul mercato del lavoro, dello stipendio - pardon! - del complesso di voci di stipendio corrisposte ai gradi iniziali della carriera. Allora, la domanda è: alla luce dell’accordo che abbiamo siglato il 28 a Palazzo Vidoni, la competitività sul mercato del lavoro della posizione di Segretario… o, come si dice, con una sigla certamente un po’ prosaica “SLIP”, il Segretario di Legazione in prova al Ministero degli Affari Esteri, sulla base dell’accordo che abbiamo siglato, la competitività di questo stipendio nei confronti della situazione del mercato del lavoro, ne esce menomata? Cioè, abbiamo siglato un accordo che ha reso la posizione di Segretario di Legazione al MAE, vincitore del concorso per la carriera diplomatica, meno competitiva, per cui, alla luce dell’accordo che abbiamo siglato adesso, solo pochi giovani in gamba che hanno fatto un’Università importante, che sono in grado di superare un concorso difficile e severo, solo pochi giovani, ahimè, decideranno di fare questo concorso, perché, alla luce di questo accordo, il loro emolumento iniziale, non è competitivo? Anche qui, io, onestamente, ho valutato che non è così. E continua ad essere assolutamente non solo competitivo, ma io direi iper-competitivo. Per carità, così deve essere, però passo alla prima delle due osservazioni. Io continuo a ripetere che è assolutamente competitivo, anzi, assolutamente allettante e appetibile, certamente largamente superiore a quello che può essere un co-co-co, un co.co.pro, tutta una serie di figure, ahimè, molto penalizzanti.

Comunque volevo fare una considerazione su questo, senza allargare troppo il discorso, ma una considerazione la vorrei fare. Ricordiamoci che stanno entrando, con gli ultimi concorsi per le aree funzionali, quelli che una volta si chiamavano “B” e “C”, ora si chiamano “aree funzionali”, delle persone laureate o addirittura specializzate che stanno entrando in questo Ministero in cambio della corresponsione di stipendi enormemente più modesti rispetto allo stipendio che percepisce il Segretario di Legazione appena entrato alla luce dell’accordo siglato a Palazzo Vidoni.

Contributi pensionistici. Gianluca, tu hai ragione. Nell’incontro che abbiamo svolto Cristina Ravaglia, Giuditta Giorgio ed io con il Direttore Generale Sanfelice nel tardo pomeriggio del 27 marzo - queste cose è meglio che le sappiate, soprattutto per un fatto di trasparenza - fui io a far notare al rappresentante di un’altra sigla sindacale che, alla luce delle riforme che sono intercorse in questi anni - che tu giustamente menzionavi e non sappiamo se ne verranno altre - io stesso dissi che un collega che si trova in una fascia intermedia della carriera, in questo momento, per arrivare a percepire la stessa pensione che percepisce un Ministro che si dimette domani mattina, dovrebbe vedere addirittura raddoppiato il suo stipendio. Fui io il primo a riconoscere questo. Parimenti, però, in questa sede, vorrei sottolineare che per coloro i quali attualmente rivestono il grado di Ministro plenipotenziario e che si accingono ad andare in pensione, anche loro hanno delle legittime richieste e aspettative in termini pensionistici, tenuto conto che comunque il grado di Ministro plenipotenziario rimane, di fatto, l’ultimo grado della carriera, essendo, come noto, a disposizione dell’attuale organigramma solo 28 posti al grado di Ambasciatore, che corrisponde se ben ricordo, sotto un profilo di equivalenza militare, ma correggimi tu (rivolto ad Alberini) che ne sai più di me per ragioni familiari, credo, a Generale di corpo d’armata a quattro stelle, se non ho fatto male i calcoli.

No, invece è molto importante il discorso che faceva Gianluca sulla parametrazione. Allora, qui si tratta di intendersi. Io mi sono visto le tabelle che l’Amministrazione ci ha inviato il 27 nel tardo pomeriggio. Intanto sgombriamo il campo… le medie sono fallaci? Sì, le medie sono fallaci, però anche qui bisogna che ci mettiamo d’accordo, perché se si fa un discorso di parametrazione, è ovvio che va fatta una media, sennò non lo puoi fare… le medie sono fallaci, ma ci servono per parlare di una cosa molto importante, qual è la parametrazione.

Allora, io dico solo una cosa, Gianluca, il problema della parametrazione interna è, secondo me, quantomeno altrettanto importante rispetto alla problematica dell’aggancio esterno o, quantomeno, le due dimensioni debbono andare di pari passo. Cioè, non può essere che l’aggancio esterno sia considerato un feticcio a totale discapito della parametrazione interna. Allora, io dico questo: qualora l’Amministrazione ci avesse proposto/imposto – diciamo come vogliamo - delle tabelle tali da configurare rapporti di parametrazione interna sconvolgentemente dissimili rispetto alla situazione attuale, specialmente per quello che riguarda le voci del trattamento economico fondamentale e accessorio relative all’Italia, poi c’è anche una voce “estero”, parliamo, ovviamente, della voce “estero” relativa all’Italia. Qualora ci avessero proposto rapporti sconvolgentemente diversi, allora sì, avremmo dovuto trarne conseguenze molto pesanti. Perché? Perché, indipendentemente dal fatto che una certa linea ideale di parametrazione, qui non la voglio nemmeno menzionare, quale che essa sia, deve essere oggetto, evidentemente, di un approfondito dibattito, di un approfondito dialogo, di una approfondita riflessione all’interno del Consiglio, tra il Consiglio e l’Amministrazione e soprattutto tutti i soci, naturalmente ognuno ha le sue posizioni, bisogna parlarne, evidentemente. Hai capito, credo, a cosa mi riferisco, ma io non voglio nemmeno parlare di numeri perché, poi, i numeri rischiano di suscitare polemiche eccessive e andiamo fuori binario. Io dico solo che se avessi visto sconvolgenti differenze, al punto tale da poter dire che il livello della parametrazione interna sta assolutamente sconvolgendo qualsiasi principio, non solo di aggancio, ma addirittura rispetto agli equilibri e allo sviluppo proporzionale dei gradi attuali, allora… Però, certamente, questa cosa non c’è, comunque, onestamente, non la vedo dalle tabelle. Forse anche qui, non so, sarà un mio limite, sarà inesperienza, per carità, mi prendo ancora una volta le mie responsabilità, però, onestamente, non la vedo. Quindi anche questo ha motivato il mio sì alla proposta dell’Amministrazione.

Ultimissima e veloce considerazione. Tutti insieme? Certamente, ma per andare tutti insieme l’ultima cosa che ci vuole è che il Consiglio del SNDMAE divenga la stanza di compensazione delle istanze di cinque sigle diverse, cioè il “SNDMAE Amb”, il “SNDMAE Min”, il “SNDMAE Cons. Amb.”, il “SNDMAE Cons. Leg.” e il “SNDMAE Seg. Leg.”. Perché se diventa una clearing room tra le istanze di cinque sottosigle virtuali, certamente non andiamo insieme, ci spacchiamo continuamente.

Quindi, ripeto, io mi assumo la responsabilità di aver preso una posizione molto forte, che, a leggerla nei verbali si potrebbe dire: “Questo non vuole andare insieme con nessuno”. Parimenti, però, dico: “Attenzione, perché se trasformiamo il Consiglio in una stanza di compensazione articolata per gradi, facciamo del male al Consiglio, facciamo del male al Sindacato e, quindi, alla categoria”. Mi scuso per la lunghezza, ma mi sembrava opportuno.

 

Il Presidente dell’Assemblea dà la parola a Gianluca Alberini per una replica.

 

ALBERINI – Grazie, presidente. Visto che il discorso è stato portato su vari punti, alcuni dei quali condivido totalmente, vorrei soffermarmi su alcuni di essi. Innanzitutto concordo che bisogna addivenire, noi come carriera, a un modello, a un’idea di parametrazione interna. Dove invece mi trovo meno d’accordo è sull’approccio di alcuni in questo Consiglio che continuano a dire al vecchio Consiglio: “Hai fatto questo, non hai fatto quello...”. Visto che siamo chiamati in ballo come vecchio Consiglio, cerchiamo di dare qualche risposta storica che sciolga dei dubbi. Perché in base alla Legge, non è il SNDMAE che apre il negoziato, ma è il SNDMAE che viene convocato. Noi possiamo chiedere di essere convocati.

E lo abbiamo fatto nel 2006, subito dopo la firma del vecchio accordo: abbiamo scritto al Ministro della Funzione Pubblica: “Apriamo subito le procedure per il rinnovo del contratto, che è già scaduto”. Ovviamente, non c’erano i soldi; non è stato aperto il negoziato, per mancanza di soldi. Nel 2007 abbiamo riscritto al Ministro della Funzione pubblica e all’Amministrazione. Si è messo in moto un meccanismo, su pressione del Sindacato, che ha portato al voto del provvedimento del 29 dicembre. Un provvedimento i cui contorni però non erano chiari, basta ricordare il legame fatto con l’Indennità Integrativa Speciale. Tutti noi lo sappiamo, e lo sa anche l’Amministrazione e bisogna darle atto, che questa materia è molto complicata. L’Amministrazione ci ha messo un po’ di tempo a fare i calcoli e a farceli conoscere. Nell’incontro avuto con il Personale in quel momento, abbiamo ribadito la nostra richiesta di conoscere l’ammontare a disposizione, quanto altro era stato stanziato dalle varie Finanziarie, quanto proveniva dai provvedimenti collegati. L’abbiamo anche messo per iscritto il 17 gennaio, come è stato ricordato. La risposta ci è stata data solo il 14 marzo, il giorno prima dell’apertura del negoziato. In queste condizioni, il vecchio Consiglio ha detto “andiamo lo stesso”, anche se il 17 abbiamo le elezioni andiamo all’apertura, …perché volevamo bloccare questi soldi.

Quindi questa è la logica dell’azione del SNDMAE. Certo poi il tempo è improvvisamente diventato poco, il Governo è caduto, ma non è una scusante. I contorni di questo provvedimento all’inizio non erano chiari, lo sono diventati a mano a mano. Tutto questo lo possiamo discutere, ma questa è stata la chiara linea del Consiglio.

Per quel che riguarda le tabelle, deve essere un nostro obiettivo lavorarci sopra per renderle intelligibili. Quello che è molto chiaro, è che un Ministro plenipotenziario di fascia “C”, Vice direttore ed equiparati prende 31.000 euro in più come tabellare e posizione. In più c’è il risultato. Un segretario di legazione capo sezione, che è il numero 2 in un ufficio, prende 6.000 euro in più; un Consigliere di legazione non capo ufficio 5.700 euro in più, se è capoufficio 13.600. Un Consigliere di Ambasciata capo ufficio 18.000 euro in più e un Ministro, Direttore Generale, 26.000 euro in più. Le cifre sono chiare, ma sono molto varie, bisogna analizzarle in maniera approfondita ed integrarle con i dati dell’indennità di risultato. Il fatto è che se invece continuiamo a questo tavolo a litigare tra di noi, vuol dire, evidentemente, che non è una vittoria del Sindacato. Non è una vittoria del Sindacato… Poiché è stato chiesto espressamente ai vari consiglieri qual è stato il loro atteggiamento, ricordo di non aver potuto partecipare al negoziato e che comunque avrei votato contro quel tipo di accordo.

 

Il Presidente dell’Assemblea dà la parola al Presidente entrante della Commissione di Vigilanza, Stefano Cacciaguerra.

 

Stefano CACCIAGUERRA – Presidente entrante della Commissione di Vigilanza - Io credo che Cristina ha aperto la riunione nel modo giusto, cioè chiedendo scusa, evidentemente soprattutto ai più giovani, per le modalità con cui era stato compiuto… E’ chiaro, si operava in condizioni di urgenza, di emergenza, coi problemi di comunicazione che sono stati segnalati, tanto vale prenderne atto. E’ andata così, cerchiamo di apprenderne la lezione… lesson learned.

Il problema è che, però, i giovani sono la linfa vitale del nostro sindacato, sono la forza, sono il futuro e non li possiamo penalizzare. Noi dobbiamo, quindi, ad un certo punto, impegnarci sin da ora per rimediare a questa situazione che si è creata per colpa di nessuno, questa situazione che era in… . E siccome c’è il Direttore Generale delle risorse umane presenti, coinvolgere anche lui in questo discorso, impegnare anche lui perché si trovi un modo per venire incontro alle giuste esigenze dei giovani, nel più breve periodo possibile.

Perché non possiamo persuaderli, oggi, che il 7 per cento è un ideale, l’optimum, date le circostanze. Dobbiamo, purtroppo, convincerli ad accettare una situazione svantaggiosa, però promettiamogli, almeno, che, a breve, si porrà un rimedio a questo stato di cose. Io credo che questa sia la condizione corretta.

 

Il Presidente dell’Assemblea conclude il giro degli interventi dei Consiglieri del SNDMAE, dando la parola a Brunella Borzi, Marco Nobili e Giuditta Giorgio.

 

Brunella BORZI – Consigliere SNDMAE - Vorrei spiegare il mio punto di vista. Innanzitutto devo dire che mi dispiace molto di non essere stata presente in quella settimana cruciale e mi ritrovo, però, molto in quello che ha detto il collega Mistretta, il quale, peraltro, ci ha dato anche la possibilità di avere una visione “storica” di quelli che sono stati gli accordi economici precedenti.

Quello che io ricordo è che nella settimana precedente Pasqua, avevamo avuto, come Consiglio, una riunione, nel corso della quale la posizione che a me era sembrata più equilibrata era quella di garantire un aumento uguale per tutte le carriere, salvo poi lasciare una quota della somma residua disponibile da, eventualmente, ripartire, in percentuali differenti, tra i diversi gradi.

Comunque, il Consiglio, prima di Pasqua, si era lasciato dicendo che l’incertezza, sia delle cifre sia della situazione, avrebbe imposto la necessità di un maggiore tempo di riflessione. Le cose sono andate in modo diverso. Io ritengo, però, che la presidente abbia fatto benissimo ad afferrare questo momento che rischiava di passare e di lasciarci in una situazione ancora più difficile. Quindi, innanzitutto, vorrei ribadire il mio sostegno a Cristina in questa circostanza, e, ripeto, mi dispiace di non essere stata presente nel momento in cui, forse, il mio sostegno avrebbe potuto esserle più utile. E, soprattutto, vorrei ancora una volta ricordare che, in questo momento, più che mai, abbiamo bisogno dell’unità del Consiglio e sentire che tutti i soci sono con noi.

Questa è stata una situazione di emergenza che mi auguro che, a conti fatti, non si dimostrerà troppo penalizzante per i più giovani. E’ comunque qualcosa che terremo presente, perché siamo alla vigilia del prossimo accordo economico. Quindi, questa esperienza che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo, segnerà la strada, ci servirà da guida per il futuro. Cerchiamo dunque di restare uniti dietro al nostro presidente. Grazie.

 

Marco NOBILI – Consigliere SNDMAE - Io mi sono espresso in maniera totalmente negativa: ho votato “no” a questo accordo. E ho votato no, pur avendo, all’inizio delle due-tre riunioni che abbiamo fatto - perché mi sono trovato a farle completamente a digiuno di tutte quante le trattative che erano state fatte in passato - pur avendo detto: “Cerchiamo di portare a casa il risultato”. Su questo eravamo d’accordo tutti. Nelle riunioni che siamo poi riusciti a portare a termine, almeno per quelle a cui ho partecipato anch’io, avevamo, come sindacato, concordato diverse alternative a quelle tabelle che ci erano state sottoposte. Abbiamo ritenuto nel corso dell’incontro conclusivo, quello che è durato sino a tardi, che la controproposta che ci era stata fatta fosse troppo distante. E, tenendo presente il fatto poi che con le percentuali ci si capisce poco, perché alla fine non sappiamo più di quanti soldi parliamo: per provare a capire, partiamo da un minimo di 170 euro di aumento in termini reali per alcuni, ad un massimo di circa 1.300 euro per altri, e quindi non di pochi spiccioli si tratta. Il rapporto tra l’incremento più basso e quello più alto è di 1 a 10, con una ripartizione ben più ampia rispetto alla forbice già individuata dall’Amministrazione.

Quindi, abbiamo cercato di… e anche questo ritengo che sia utile che possa un domani circolare, in maniera che sappiamo di quanti soldi parliamo, perché il percento ci confonde un po’.

Avevamo anche deciso, e mi pare che il consigliere Scognamiglio prima lo avesse anche detto: “Quanti soldi, sì… le percentuali”, giustissimo. Cioè abbiamo cercato di parlare di tot soldi che vanno qui, gli altri vanno ripartiti in maniera diversa tra i gradi, tenuto conto della tabella del Personale, secondo una forbice . La forbice non andiamo ad inventarcela: c’è gia! La forbice c’è già nelle tabelle che ci sono state sottoposte dalla Direzione delle risorse umane. Possiamo dirci che va bene o che non va bene, ma c’è già. Fatto cento quanto guadagna un ambasciatore, c’è già questo rapporto, quindi non ci saremmo spostati da quella cifra, non c’era niente da inventarsi. Non è vero che al di sotto di un percento non ci andiamo. La forbice era già stata stabilita.

Tutto vero, però, mi pare di aver capito che qui, con questo tipo di accordo, ci si spostava troppo dalle piattaforme che avevamo approvato, votando in consiglio. Ritenevo, tuttavia - e credo sia stato messo a verbale, che dovrà poi circolare – che questa differenza, in realtà, in soldi, tanto per parlare di soldi e non di percentuali, fosse esigua. Dovrebbero essere dai 250 ai 300.000 euro; i numeri non li abbiamo, perché il tempo è poco. Stiamo parlando di un monte globale di 10 milioni. Tutta questa discussione che stiamo facendo, le persone che non sono contente, gli incentivi, sono 250/300.000 euro all’anno. Per cui, a mio modo di vedere, si tratta di una cifra piccola, però al contempo grande, che poi, comunque, rientra. Siamo tutti quanti d’accordo con quello che sosteneva il presidente. Però credo che non ci sia una proporzione tra il tempo che stiamo spendendo e impiegando su questo argomento e le altre cose.

Un’altra cosa che ritenevo si potesse fare, magari, era quella di dire: “Se non siamo d’accordo su quella che è la cornice attuale, perché andiamo ad aggiungere una cosa sbagliata a delle cose sbagliate?”. Perché, se stiamo discutendo di un accordo che non funziona, che non soddisfa tutti e dovremmo con il prossimo accordo, per il quale siamo già in ritardo, perché dovremmo convocarlo immediatamente, dobbiamo cercare di rimediare ad un errore che si somma ad errori precedenti. Allora, perché non cerchiamo di raccogliere tutti quanti i dati che mi pare siano emersi nel corso di questa riunione. Perché non cerchiamo di raccogliere i dati e non teniamo conto di tutte quante le ipotesi, c’è chi parla di pensione, chi dice 90, chi dice 50, non li conosciamo i dati.

Io non credo che siano conoscibili i dati veramente, allora cerchiamo di raccoglierli, ragioniamoci con calma, facciamo la fotografia di una situazione, che tanto, più di tanto non si può fare, perché è quella, nella quale abbiamo vissuto fino all’altro giorno. Invece credo che un accordo che scontenta una parte – magari non tantissimo, qualcuno sì quell’altro no - ma non si tratta nemmeno di rabbia, si tratta di concorsi, c’è lo scorrimento di carriera, come è stato ricordato. Attenzione, c’è un’altra cosa presente in tutti quanti i colleghi, ci sono tanti fattori.

Le percentuali… è meglio che la cifra più alta di incremento sia su Roma o sull’estero? Perché c’è qualcuno che l’ha più alta a Roma e chi sull’estero? Può andare bene l’una come può andare bene l’altra, io non lo so, però parliamone. Fatta così com’è, abbiamo mescolato un po’ tutto quanto. C’è qualcuno che ha un incremento più alto su Roma e uno più basso sull’estero. E viceversa. La media che ci è stata proposta, è una media semplice, perché è più facile da capire. Però non è vero che la carriera si trascorre in parti uguali, una metà a Roma e una metà fuori. Tanti sono i fattori. Per questo, allora, forse ritenevo sarebbe stato opportuno magari fare una fotografia, cosicché non è che ci potevano lamentare più di tanto, e cercare, ragionando, di arrivare a un accordo più preciso e questo è il senso di chi ha chiesto di poter ottenere delle delucidazioni necessarie per poter arrivare ad una soluzione ottimale.

E, con questo, auspico, vorrei che il Sindacato tutto si impegnasse da subito per poter cercare di risolvere quelle situazioni che vanno a sommarsi a quella che è la mera questione economica. Cioè, ci sono tante altre cose che ci interessano: ci sono le sedi fuori, ci sono gli uffici a Roma, ci sono gli scorrimenti di carriera… ci sono mille e mille cose, che l’abbiamo sentito ricordare prima, nel corso della carriera ci accadono, e allora io non so perché non si può metterle insieme e risolverle quanto prima. Quindi, l’impegno in questo senso, secondo me, sarebbe auspicabile. Grazie.

 

Giuditta GIORGIO – Consigliere SNDMAE – Concludo, penso, il giro di tavolo dei Consiglieri che erano presenti al Consiglio della sera del 27, per rispondere alla domanda di Davoli. Per quanto riguarda il nostro accordo, sicuramente ci sono stati degli elementi molto positivi rispetto alla prima proposta dell’Amministrazione. Il fatto, però, che il Sindacato rappresenti tutta la carriera e una parte di essa sia scontenta, mi dà da pensare. Per parte mia, quando ci siamo trovati di fronte ad una situazione effettivamente di emergenza per la ristrettezza dei tempi, ho valutato che la prima proposta del SNDMAE era stata quella di un aumento lineare per tutti i gradi, e non c’era il tempo dopo la presentazione delle tabelle dell’Amministrazione per fare le nostre e, soprattutto, per il fatto che non ci era data la possibilità di dibattito interno per quanto riguardava la parametrazione interna tra i gradi.

Per questi motivi, io mi ero espressa a favore di un differimento del negoziato, ma mi sono trovata in minoranza e le cose sono andate così. Quello che, però, mi preme dire in questo incontro di oggi, approfittando del fatto che abbiamo qui i vertici della Direzione Generale delle Risorse Umane e dell’Organizzazione, è quello che diceva Marco Nobili. Occupiamoci, adesso, appunto, dei temi che ci stanno più a cuore. Siamo alla vigilia del rinnovo dell’accordo economico, quindi, iniziamo un dibattito sulle situazioni pensionistiche e avviare noi una eccezione sulla parametrazione interna, oltre a quella esterna, che, però, non è così… e devo dire che mi dispiace, perché abbiamo perso quello che rischiavamo di perdere. Dall’altra parte, per sfruttare l’occasione per sottoporre al Direttore Generale del Personale, scusate, delle Risorse Umane, un documento che avevamo inviato al Consiglio uscente su tre temi che ci stanno particolarmente cari: quello della formazione e… all’ultimo concorso della carriera diplomatica; la questione della propedeuticità del corso di formazione per la promozione al grado di Consigliere di Legazione per i concorsi compresi tra il 1999 al 2003 e la questione delle assegnazioni . Quindi voglio cogliere l’occasione per ricordare che queste cose sono state fatte dal Consiglio uscente, e sono state fatte proprie anche dal Consiglio entrante nell’interesse di tutta la carriera.

 

Il Presidente dell’Assemblea dà la parola ai Soci iscritti ad intervenire: Emanuela D’Alessandro, Alessandro Gonzales e Dario Armini.

 

Emanuela D’ALESSANDRO - Sono iscritta a questo sindacato da vent’anni, cioè dal momento in cui sono entrata in questo Ministero. Penso che stiamo perdendo tutti quanti di vista un punto fondamentale e cioè che questo stanziamento di 14 milioni di euro per il 2007 per la nostra carriera, io, personalmente, lo ritengo, certo, straordinario. Nel senso che nella situazione, che sappiamo tutti, nella quale versa l’Amministrazione pubblica, riuscire ad avere uno stanziamento di questa portata, in questo frangente, è per me una cosa straordinaria di cui bisogna dare atto a tutto il Ministero, perché è un successo del Ministero, sia come Amministrazione, sia come componenti sindacali maggiormente rappresentative di questa carriera.

Quindi, bisogna dare atto sia al Sindacato nel suo Consiglio restante, ma anche al Sindacato nel suo consiglio subentrante di aver avuto il coraggio di non perdere un’occasione, parliamoci chiaro, perché sarebbe stata una follia totale. Condivido pienamente la scelta fatta da questo Consiglio. Poi volevo chiedere a questo Consiglio un attimo la cortesia di portare all’attenzione di tutti quanti i presenti, gli aumenti che erano stati sottoscritti nel precedente rinnovo contrattuale. Perché, se non ricordo male, anche la ripartizione tra i gradi del precedente contratto, in realtà, era una situazione che aveva ampiamente penalizzato proprio i gradi medio/alti della carriera. Quindi, in realtà, sarebbe interessante avere l’excursus dal 2000 ad oggi di tutti gli aumenti per gradi. Solo a quel punto si potrà fare una discussione seria su quello che deve essere anche il futuro e dare al Consiglio, da parte di tutti quanti i soci, tramite magari un dibattito su SNDMAIL, le indicazioni perché il Consiglio si muova, come si diceva, non nell’interesse di un grado o dell’altro ma nell’interesse – ricordiamocelo – di tutta la carriera diplomatica. Questo è l’auspicio. Grazie.

 

Alessandro GONZALES - Io, devo dire, prendo atto di tutto quello che ho sentito e forse anche del fatto che stiamo parlando di massimi sistemi per pochi soldi. Non ho motivo di ritenere che quanto è stato detto non sia vero e condivido quanto fatto presente da Emanuela D’Alessandro. Quindi, grande successo, necessità di agire rapidamente e scelta fatta per il meglio, in momenti in cui bisognava anche assumersi delle responsabilità.

A me sembra, però, che il problema sia di due ordini. Uno, che è anche quello più dibattuto, quello della comunicazione, e mi pare che, su questo, si sia già trovata una strada per il futuro. L’altro problema mi sembra sia che si lamenta una mancanza di equità. Cioè, gli aumenti sono sperequati rispetto al passato? Vediamo dunque qual è stato il processo dal 2000 in poi, ma poi perché dal 2000 in poi? Anche prima. (voce di fondo: “Perché è l’inizio della contrattualizzazione…”). Va benissimo, ma io credo che il Sindacato debba avere un obiettivo. Cioè, il Sindacato dovrebbe decidere, più o meno collegialmente, che se un Ambasciatore prende 100, un Ministro deve prendere 80, un Consigliere d’ambasciata 50 e via dicendo. Credo che esista già questo calcolo, dico “credo” perché mi pare di apprenderlo in questa Assemblea.

Credo che il Sindacato dovrebbe, in piena trasparenza, disporre di queste tabelle e farne parte con gli iscritti: decidiamo tutti insieme se è giusto o sbagliato che un Segretario di legazione prenda il 10, il 90 o il 70% di un Ambasciatore, dopodiché questo sarà l’obiettivo che il Sindacato si dovrà porre, ovviamente con delle forchette di oscillazione, anche laddove si dovesse trovare in una situazione di urgenza in cui non potrà spiegare tutti i dettagli a ogni singolo iscritto. In altre parole, credo che questa trasparenza sia necessaria, altrimenti noi, la prossima volta, ci troveremo a dire di nuovo: “Ah, sì, …ai Consiglieri di legazione questa volta diamo di più perché prima hanno preso di meno”, e “io questo non lo so, non ricordo”, e rischiamo che, nell’alternanza tra le partenze per l’estero e i periodi al Ministero, non ce lo ricordiamo davvero più. Decidiamo allora che un Consigliere di legazione prende 50: se io prendo 51 in questo momento non ho di che lamentarmi, se prendo 49 forse sì, se prendo 40, allora mi dimetto!

Scusatemi se forse è un ragionamento un po’ semplicistico ma credo che questo sia il vero problema.

 

Dario ARMINI – Vice presidente uscente SNDMAE - Sono un Consigliere appena uscito da questa esperienza. Ne abbiamo lasciato alcune tracce tra quelle che ci ha consegnato… . Abbiamo raggiunto il risultato di questa, come ha giustamente detto da ultimo il Consigliere D’Alessandro, lo riconosciamo, all’Amministrazione e Sindacato, la capacità di portare un risultato importante in un momento non proprio roseo per le finanze dello Stato italiano.

Quello che volevo dire era che il Sindacato aveva preso una posizione, una posizione lineare, perché, nella previsione anche del Sindacato, non sta, tecnicamente, nell’andare a vedere, quello che magari è stato fatto nel passato, e fare oggi una comparazione, una perequazione con situazioni, ma si tratta anche di far vivere le problematiche degli iscritti al sindacato, ad oggi. Allora, lo si asseriva già dall’inizio, dei costi della vita a Roma, per esempio, molto elevati, che vanno ad incidere, soprattutto su chi deve fare il mutuo per una casa, su chi deve pagare degli affitti, su chi, insomma, non ha delle rendite di posizione del passato che gli permettono, magari, di vivere un po’ meglio in una città che è sfuggita di mano per i suoi costi. Insomma, anche questo io immagino sia un sindacato, ancorché piccolo e chiuso anche nella sua membership, all’interno di una stessa carriera, possa, con franchezza e con apertura, dire quali sono i suoi membri che sono più in sofferenza. Perché purtroppo, oggi, anche se noi siamo dirigenti dello Stato, siamo diplomatici, ci sono delle categorie all’interno che sono in sofferenza, tra i Segretari di Legazione, magari, chi ha una famiglia con dei figli a carico, sicuramente può trovarsi in una situazione di sofferenza.

Quindi, quando un sindacato, che rappresenta la vita dei suoi iscritti, va a parlare con l’Amministrazione, credo debba anche porre non soltanto dei problemi tabellari, dei quali è sicuramente giusto tener conto, ma anche delle problematiche che si possono venire a modificare con il tempo. Per questo io, ora, ritenevo, forse, che uno sforzo maggiore all’Amministrazione lo si potesse chiedere, anche perché, appunto, riguardava proprio delle problematiche. Ma, al di là di questo che è passato, spero che quest’ottica, cioè essere in continuo ascolto e farsi continuamente anche segnalazione delle problematiche, il sindacato continuerà a farlo.

Da ultimo, ci era stata evocata da Carlo Schillaci la questione dei taxi, che noi avevamo evocato anche all’incontro di apertura del negoziato a Palazzo Vidoni del 14 marzo al quale io ho partecipato assieme ad Enrico Granara, se ci potete poi informare. Grazie.

 

IANNUCCI – Presidente dell’Assemblea - Ci sono altri interventi? Prego.

 

DAVOLI - Io, scusate, intervengo già per la seconda volta. Ci sono ragioni di urgenza e ne convengo assolutamente. Sono molto grato ai consiglieri, che, peraltro, in poco tempo hanno esposto la loro posizione in Consiglio. Io trovo che sia assolutamente normale nella dialettica sindacale che in un dibattito non si sia tutti d’accordo, in certi momenti, non c’è niente di drammatico. Come ha detto Gianluca Alberini, è chiaramente non un gran risultato aver scontentato una grossa fetta della carriera. Ora però, non succede niente. Ho sentito qualcuno che ha detto: “Volete fare un secondo sindacato”. Non lo so, queste cose non sono nella mente di nessuno. Non è che i Segretari e i Consiglieri di Legazione adesso fanno un secondo sindacato o altro. Credo solo sia veramente importante in questa occasione che il Consiglio si renda conto di quello che è successo, al di là del merito, del motivo. Se fossi stato in Consiglio avrei votato no, però capisco certamente le argomentazioni di chi ha votato sì e che hanno prevalso. Accettiamolo, proseguiamo. Se Carlo Batori si dimetterà, speriamo di no, ahimè, entrerò io in Consiglio e mi assumerò anch’io le mie responsabilità. Però è importante che il Consiglio abbia preso atto, in questa Assemblea, che c’è un grosso scontento da parte dei giovani della carriera per la decisione, che il Sindacato ha assunto, di accettare queste condizioni. Grazie.

 

IANNUCCI – Presidente dell’Assemblea -  Grazie. Elisabetta Belloni.

 

Elisabetta BELLONI - Dopo aver sentito nominare tantissime volte l’emergenza, mi sento quasi in dovere di fare un intervento di questo tipo. In realtà non volevo intervenire…in un dibattito che…e prendere una determinata posizione, per natura non mi trovo contenta… . Però voglio cogliere, diciamo, lo spunto da quello che è stato appena detto.

Non è vero che l’accordo ha scontentato molti… non so quanti. Però permettetemi di dire che, forse, per deformazione professionale, troppe volte mi sono trovata di fronte a situazioni che impongono una scelta.

Ci sono delle situazioni nelle quali il meglio non è possibile ottenere, nelle quali non è possibile conseguire il consenso a tutti i costi. Io voglio veramente esprimere una parola a sostegno di Cristina Ravaglia e di tutto il Consiglio che, nel suo insieme, ha permesso al Ministero di avere una decisione. Troppe volte, nel nostro Paese, ci troviamo di fronte al rinvio. “Pensiamoci. Arriveremo ad un compromesso che mette d’accordo tutti”, col risultato che non si fa assolutamente più nulla. Io sono contenta che ci sia un risultato. Un risultato che spero possa essere migliorato in un futuro e quindi rinnovo la mia totale fiducia al Consiglio che porterà avanti qualsiasi negoziato.

Però sono felice, una volta tanto, che siamo arrivati a un risultato, che siamo arrivati senza un rischio di perdere quello che abbiamo potuto ottenere. Io gli sono profondamente grata e mi auguro che di fronte al dubbio: “lasciamo tutto come sta perché potremmo ottenere il meglio o non ottenere nulla”, una volta tanto io sono per la decisione. Viva la faccia di chi se ne è assunto la responsabilità, e qui vi ringrazio per quanti, invece, sono contenti che un risultato sia stato portato a casa. Grazie.

 

Il Presidente dell’Assemblea ringrazia Elisabetta Belloni del suo intervento e dà la parola per una replica generale al Presidente Cristina Ravaglia.

 

RAVAGLIA -  Un riepilogo, ma prima un’informazione. Premetto che era difficile poter immaginare, per l’inizio di lavoro del nuovo Consiglio sindacale, una situazione più complessa di questa. Premesso questo, e sperando che la situazione migliori, e mentre saluto tutti i nuovi consiglieri, ecco la prima informazione, semplicissima. Candidandomi, mi ero impegnata a mettermi in distacco sindacale nel caso fossi stata eletta presidente. Il distacco sindacale è effettivo da domani. Se non lo avessi fatto, mi avrebbe cacciato Massimo, perché, a questo punto, un vice direttore che non riesce più a fare il vice direttore è difficile da accettare... Abbiamo cercato di rendere effettivo il distacco in tempi rapidissimi, i più rapidi possibili perché potessi tenere fede alle promesse che vi avevo fatto candidandomi.

Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti con equilibrio e saggezza a questa riunione, e ringrazio tutti voi soci. Purtroppo, questa decisione di firmare e di chiudere non ha accontentato tutti. Mi dispiace, avrei preferito, come sempre, che la soddisfazione fosse generale e condivisa.

Però, ripeto, il 27 sera ci siamo trovati di fronte ad una controproposta dell’Amministrazione, che, nella sostanza, anche se non nel dettaglio, teneva in conto quello che avevo chiesto al Direttore Generale del Personale nel pomeriggio dello stesso giorno 27, cioè di prevedere una tendenziale spalmatura lineare su tutte le fasce del 10%, più una quota da destinare a due obiettivi: il primo, ad un “premio”, diciamo, a coloro che dai gradi medi della carriera occupano una posizione di responsabilità. Per intenderci, Consiglieri di Legazione e di Ambasciata in posizione “D”. Il secondo, di prevedere una parziale, perché di parziale si tratta, compensazione per quei gradi, Ministri plenipotenziari in particolare, che negli anni passati avevano avuto aumenti percentuali più contenuti.

D’altra parte, desidero darvi maggiori informazioni sulla somma di 9 milioni di euro inclusa nelle risorse a disposizione per questo accordo economico. Non so se tutti voi sapete che lo stanziamento è previsto dalla legge: “Partecipazione italiana alla costituzione di risorse di fondi e banche internazionali”, approvata il 27 di dicembre e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 28 di dicembre, e che la somma è stata reperita su forte pressione del Sindacato. Pressione recepita dall’Amministrazione, dal Segretario Generale e dall’onorevole Ministro. Questi 9 milioni di euro - esattamente il doppio di quanto, 4 milioni e 700, ci sarebbe stato per il 2007, ex legge Finanziaria 2006, e che a tale somma si assommano – ci erano destinati, ma in qualche misura non completamente garantiti. Io personalmente, e me ne assumo piena responsabilità, anche perché, sapete che in Consiglio il voto del Presidente vale doppio, io ed altri consiglieri abbiamo ritenuto che fosse preferibile correre il rischio di trovarsi davanti ad alcuni gradi della carriera non pienamente soddisfatti della scelta, piuttosto che quello di trovarci davanti, non oggi, ma domani o dopodomani ancora, ad un’intera carriera che avrebbe potuto rimproverarci per aver perduto la chance di ricevere, per la carriera, uno stanziamento così importante.

Abbiamo preso il rischio; io per natura, e chi mi conosce lo sa benissimo, cerco di evitare le polemiche in tutti i modi. Trovo che la vita sia già abbastanza complicata per cercare, in tutti i modi, di complicarla ulteriormente a me e agli altri. Ritengo che si lavori meglio - e questo lo può, ancora una volta, testimoniare chi ha lavorato con me in tutte le posizioni in questi quasi trent’anni di Ministero - in armonia piuttosto che in disaccordo.

Sono convinta che, al di là di questa difficile partenza, il Consiglio troverà certamente il modo di lavorare insieme. Invito Carlo Batori a ripensare alla sua idea di dare le dimissioni. Il Consiglio troverà certamente un’armonia interna, una fluida comunicazione, interna al Consiglio e con i soci, perché questo è fondamentale.

La chiusura di un accordo economico avrebbe, io credo, imposto nei mesi scorsi un Consiglio sindacale allargato ai Soci. Non è stato fatto.

Io adesso sto raccontandovi semplicemente la situazione che ho trovato, assumendo la presidenza del SNDMAE il 17 marzo. Si doveva decidere; si doveva decidere rapidamente; si doveva decidere nella maniera possibilmente più vantaggiosa per tutti, senza che, evidentemente, ci fosse qualcuno che potesse gridare al trionfo ed altri che, invece, si ritenessero sconfitti. Si doveva soprattutto, credo, non - dico non - rischiare di perdere questa somma sostanziale, che era ed è ancora, sino al momento in cui verrà approvato l’accordo in Consiglio dei Ministri, a disposizione e nella disponibilità del Ministero dell’Economia. Questo è un dettaglio, ancora una volta, non irrilevante, che io personalmente, ma credo anche molti dei consiglieri, abbiamo appreso fra il 26 e il 27 di marzo. Durante un Consiglio, proprio in questa stanza, l’ha ribadito Mario Cospito, che ci disse che la somma di 9 milioni si trova nella disponibilità del Ministero dell’Economia, non stanziata dunque per la Farnesina, e ciò comportando il rischio che, in caso di emergenza, possa concretamente avvenire che i 9 milioni, destinati ai diplomatici da un articolo della legge approvata il 27 dicembre, possano essere dirottati per finanziare necessità straordinarie che l’opinione pubblica e parte del mondo politico ritengano prioritarie rispetto agli stipendi dei diplomatici. Io ed il Consiglio entrante ci siamo impegnati a lottare e ad impegnarci - sulla linea di quella che è stata l’azione del Consiglio uscente e come chiarito nelle dichiarazioni programmatiche che abbiamo circolato l’8 febbraio e che hanno portato all’elezione dei nuovi consiglieri, tra cui me - per i nostri stipendi, in Italia e all’estero. Ma sappiamo anche che gli stipendi dei diplomatici in Italia, ma soprattutto dei diplomatici all’estero, anche per una cattiva comprensione della finalità dell’ISE, sono difficilmente accettabili dall’opinione pubblica. Siamo una categoria spesso incompresa dall’opinione pubblica. Forse ora, anche grazie all’Unità di crisi che sta facendo moltissimo, l’opinione pubblica comincia a capire un po’ meglio cosa fa il Ministero degli Esteri. Ma non è facilissimo da capire ed accettare che i nostri trattamenti economici siano costantemente aumentati in questi ultimi anni. Dobbiamo spiegarlo. E’ tra i compiti – e ringrazio Marco Nobili e Giuditta Giorgio – più importanti che il Consiglio sindacale si trova a dover affrontare in questi anni. Abbiamo sfide enormi davanti a noi. C’è stato un mini dibattito in rete su Montezemolo e il MAE. Può cambiare tutto. Che cosa pensiamo di fare? Ci sono questioni di scorrimento di carriera, di permanenza in Italia, di periodi da passare all’estero, che sono fondamentali nella vita di tutti noi.

Io credo che il Sindacato, passato questo scossone iniziale, dal quale - ripeto, il meglio è nemico del bene e certamente dell’ottimo - dal quale, io continuo ad essere convinta, comunque siamo usciti e non siamo usciti poi così male, ritroverà la sua armonia di funzionamento. Sarebbe potuto essere meglio, se però avessimo avuto davanti altro tempo per poterne parlare tra di noi in Consiglio, e per poterne parlare con i soci e con l’Amministrazione.

Il Sindacato ha davanti importantissime sfide da affrontare. Purché lavoriamo insieme. Penso questa sia l’unica condizione, fondamentale, per poter ottenere dei risultati nell’interesse di tutti noi, di un’intera carriera che è composta da diverse fasce, diversi gradi, diverse esperienze di vita. Perché forse questa è la carriera che ha esperienze personali più diversificate in assoluto in tutta l’Amministrazione dello Stato.

Signori, io mi impegno a scrivervi di più e lo farò certamente con grandissima gioia e chiedo a tutti voi aiuto e collaborazione. Quello che chiedo sono suggerimenti ed idee, perché se non si lavora insieme non riusciremo ad affrontare le grosse sfide che ci attendono.

Concludo, come qualche socio mi sta chiedendo, con il tema dei taxi. Abbiamo posto alla Funzione Pubblica il problema, ben presente allo stesso dottor Gallozzi. Fermo restando che la questione taxi va inserita, eventualmente, nel negoziato giuridico, Gallozzi e il funzionario del MEF che lo affiancava ci hanno risposto con un’ipotesi di soluzione molto pragmatica, in quanto una soluzione normativa sul tema taxi appare realisticamente difficile. Ci hanno proposto di utilizzare una piccola parte del risparmio che deriva dalla riduzione delle macchine di servizio per finanziare l’utilizzo dei taxi per i funzionari in servizio a Roma. Credo che la DGRO stia già lavorando attivamente e se non l’ha fatto, per favore, (rivolta al Direttore Generale delle Risorse Umane) lavorate attivamente per trovare una soluzione che consenta di utilizzare nella sostanza una parte, piccola, di quello che si risparmia sulle macchine blu, che un tempo erano in numero ben maggiore a disposizione del Ministero, per finanziare l’utilizzo dei taxi per ragioni di servizio. Potrebbe trattarsi di una soluzione molto pragmatica e realistica, la cui ricerca lasciamo nelle mani della DGRO e attendiamo una vostra proposta. Grazie.

 

Vincenzo SCHIOPPA - A proposito della questione taxi, avendo formalmente richiesto e poi finalmente, dopo qualche insistenza, ottenuto dalla DGAA una risposta scritta che motivasse il rifiuto di rimborso della spesa per il taxi in occasione di missioni, devo dire che ho qualche riserva sulla necessità o anche sulla sola utilità di regolare questo aspetto con lo strumento del contratto. Sono invece dell’idea, che è rafforzata dall’esperienza diretta in altre amministrazioni, che la questione possa essere affrontata e risolta nell’ambito dei normali poteri di auto organizzazione di qualsiasi amministrazione, nel quadro dei non pochi spazi offerti dalle norme, ma anche dal buon senso. Recarsi all’aeroporto in maniera ragionevolmente rapida è evidentemente finalizzato all’espletamento di una funzione istituzionale, di cui la missione fa parte. Sappiamo bene che a Roma (come in moltissime altre località al mondo) il taxi è indispensabile, soprattutto da alcune zone della città. Si tratta quindi non di concedersi un lusso, ma appunto di far fronte ad una necessità. E sono quindi assolutamente convinto –confortato anche dal parere di giuristi dell’amministrazione più autorevoli di me- che il rimborso della spesa possa essere una scelta demandabile, magari caso per caso, ai centri di responsabilità. E così mi pare davvero singolare fare esclusivo riferimento –come ha fatto nella sua risposta a me la DGAA - alla presenza di una previsione specifica nel contratto dei soli dirigenti amministrativi. E’ del tutto evidente che non di un benefit specifico si tratta, ma invece del rimborso di una spesa necessaria. A Palazzo Chigi, ad esempio, credo anche anteriormente alla previsione contrattuale, vi erano prima dei “buoni taxi” che venivano distribuiti forse con troppa facilità, e la cui gestione era farraginosa. Attualmente, il Segretario Generale di Palazzo Chigi, o il capo di un dipartimento, autorizza specificamente l’utilizzo del taxi quando autorizza la missione, se non è disponibile l’auto di servizio. Brevissima notazione poi a quello che diceva Cristina, cui faccio i migliori auguri conoscendo le difficoltà di un incarico delicato come il suo, e con lei quelle del Consiglio. Anzitutto, cara Cristina, conta sempre sull’aiuto di quanti, come me, sono sempre stati accanto, in vari modi, al SNDMAE. Ma teniamo tutti presente una cosa: noi, la nostra carriera, e con essa il Ministero, potremmo vivere tra breve –in realtà stiamo già vivendo- passaggi di grande cambiamento, anche “culturale”. E’ probabile come sapete che si vada ad un accorpamento del Ministero del Commercio internazionale; questo è quanto è stato anche detto dai protagonisti di governo attuali e potenziali alla tavola rotonda “Italia internazionale: fare sistema per competere” che abbiamo organizzato alla Luiss con Confindustria. Parlavo di questo con alcuni giovani colleghi che sono qui ed anche a qualche collega più anziano che mi è parso immotivatamente preoccupato di fronte a questa prospettiva. La tavola rotonda è stata voluta dal Ministero, ed in particolare dal Segretario generale; è stata organizzata alla Luiss per ovvi motivi di opportunità. Confindustria, come ha ben spiegato Montezemolo, è d’accordo e spinge per l’accorpamento. Ma a giusta ragione chiede, e non possiamo tirarci indietro perché non ci siamo mai tirati indietro, e non lo faremo nemmeno questa volta, chiede una modifica di certi atteggiamenti di autoreferenzialità e di chiusura che continuano, anche se in misura sempre per fortuna minore, ad esistere nella nostra carriera. Talvolta, e direi con un rammarico ancora più grande, anche nei più giovani. Io credo invece che, come Sindacato, come carriera, come amministrazione forte e sicura di se, con tutti gli altri dipendenti del ministero, dobbiamo sempre più avere non solo capacità di fare, e dico fare in un senso molto specifico, cioè quello di creare o aggiungere valore, ma anche di farlo sapere. Possiamo noi avere paura di essere giudicati? Certo no, anzi vogliamo esserlo. E’ chiaro ed evidente che è facile giudicare positivamente ad esempio per l’opinione pubblica un intervento riuscito dell’Unità di crisi; forse più difficile percepire il valore creato o aggiunto da parte delle sedi all’estero, e dello stesso Ministero. Ma la “colpa” di ciò non è certo dei mezzi di comunicazione “cattivi” , o degli industriali irriconoscenti. Facciamo bene, e facciamo sapere, e i risultati, anche in termini di immagine, e quindi di sostegno da parte dell’opinione pubblica, arrivano. E se noi rivendichiamo con orgoglio la nostra specialità non è perché abbiamo vinto un concorso, per quanto difficile possa essere, ma perché quel concorso ha selezionato i migliori, e noi dobbiamo costantemente dimostrare di essere tali: questa è la sola specialità che a mio avviso possiamo invocare. Insomma, rivendichiamo certo un giudizio positivo, ma agiamo tutti i giorni per giustificarlo: badate, anche i grandi marchi possono perdere rapidamente quota se non c’è la qualità. Pensate a FIAT: nonostante tutta la sua gloriosa storia, era ad un passo dalla rovina. C’è voluto un Marchionne, c’è voluta una nuova cultura organizzativa e “valoriale”, radicalmente diversa, per farla rinascere. E infine, per riprendere un argomento che ho già evocato, si tratta anche di “usare” con maggiore assertività, maggiore autonomia e minore soggezione culturale il quadro normativo. Abbiamo cominciato a farlo, come sapete: i primi frutti si sono visti ad esempio nell’ultima finanziaria. Possiamo, come amministrazione, ma anche come singoli funzionari, agire con creatività maggiore.

 

FANCELLO - Vorrei tornare sul discorso dei taxi e, più in generale, alla necessità che l’Amministrazione paghi, ed in maniera tempestiva, tutte le spese sostenute per servizio dai propri dipendenti. C’è una questione che io ho sollevato in passato con alcuni Consiglieri del SNDMAE e vorrei farne ora stato all’Assemblea. C’è una anomalia, che ormai non mi riguarderà più per qualche tempo - perché sto per assumere all’estero -  relativa  alle missioni a Bruxelles presso l’UE. Oltre a non ricevere alcun rimborso per spostamenti effettuati con i taxi, succede che quando un funzionario deve partecipare ad una riunione del Consiglio o della Commissione UE, per i primi mesi dell’anno non riceve alcun anticipo di diaria, né l’anticipo per le spese d’albergo. Per cui, per i primi mesi dell’anno si va a Bruxelles interamente a spese proprie, divenendo in tal modo creditori dell’Amministrazione, e si riceve il rimborso solo a partire da maggio.

Questa è una situazione che già di per sé è irregolare, nel senso la normativa di riferimento prevede che entro trenta giorni dallo svolgimento della missione, il funzionario che l’ha svolta ottenga il rimborso. E invece così non è. Anche i rimborsi per missioni durante l’anno avvengono con ritardi non indifferenti. Siamo in una situazione in cui questo credito nei confronti dell’Amministrazione pesa, soprattutto per i gradi iniziali della carriera, in maniera rilevante rispetto allo stipendio. Io chiederei pertanto che oltre alla questione dei taxi, si considerino con attenzione le soluzioni possibili a questa pratica dannosa che chiede ad un funzionario che riceve 2.400 euro al mese, di darne anche 1.000 al mese in anticipo all’Amministrazione e farlo per diverso tempo: una situazione questa che non ci consente di andare in missione con la serenità che, secondo me, sarebbe opportuno avere.

 

Carla ZUPPETTI – Vice Direttore DGRO – Premetto che parlo a titolo personale. Per quanto concerne la questione taxi, l’argomento deve essere inserito nel tavolo di negoziato giuridico. Ben vengano soluzioni ponte, ma non credo, a mio modesto avviso, che siano facilmente individuabili. E le difficoltà vengono aumentate dal fatto che, essendo le missioni considerate finanziamento di consumi intermedi, sono una delle prime voci di spesa ad essere tagliate dal MEF in caso di riduzioni degli stanziamenti.

 

SCHIOPPA - Io volevo solo sottolineare che l’amministrazione può esercitare un proprio potere di auto organizzazione; del resto, nessuno mi ha mostrato, ancorché lo avessi chiesto, editti o censure della Ragioneria al proposito delle spese per i taxi. Se si vuole portare la questione al tavolo negoziale, bene; ma, ripeto, può essere forse utile ma certo non è indispensabile. Quanto alla disponibilità finanziaria, non cambia molto: l’incidenza sarà sempre e comunque sui capitoli per le missioni, che non vengono certo finanziati dal contratto. Il problema non è quindi quanto costa un passaggio taxi, e se magari l’amministrazione può evitare di rimborsarlo per avere un po’ più di soldi per i biglietti aerei; ma quanto ci occorre per far fronte alle nostre esigenze istituzionali.

 

Francesco FRANSONI - Dal gennaio 2003 mi reco almeno una volta a Bruxelles per le riunioni del Gruppo Visti e, spesso, in quelle circostanze, approfitto della cortesia del collega del Ministero dell'Interno per andare con il suo taxi dalla sede del Consiglio UE, in Place Schuman, dove si tengono le riunioni, all'aeroporto per prendere l'aereo di rientro a Roma, e guadagnare così quella mezz'ora in più di partecipazione alle riunioni del Gruppo Visti che l'andata in taxi, anziché in autobus, mi consente. Ciò perché, appunto, il Ministero dell'Interno rimborsa ai suoi funzionari il taxi da e per l'aeroporto, mentre il MAE no, costringendoci a lasciare le riunioni prima del loro termine per non perdere l'aereo.

Devo anche aggiungere che i colleghi del Ministero dell’Interno beneficiano di rimborsi certamente più veloci. Il collega dell'Ufficio Legislativo del Ministero dell’Interno, infatti, viaggia con carta di credito intestata al Viminale e quindi non anticipa un euro; quello del Dipartimento di Pubblica Sicurezza è leggermente meno fortunato, ossia non dispone di "corporate card" ma in compenso prende un anticipo pari al 90% (senza fare tutta quella pantomima della firma del verbale di assunzione alla Rappresentanza dove ti danno 100 euro di anticipo al giorno, con cui non ci paghi nemmeno l'albergo) e il saldo, pochi spiccioli ormai, una settimana/10gg dopo il rientro. Noi, come noto, il saldo lo vediamo anche 6 mesi dopo.

Ora, dato che sia noi che i colleghi dell'Interno lavoriamo per lo stesso datore di lavoro e siamo sottoposti alla medesima normativa nazionale in materia, mi sembra allora evidente che la nostra Amministrazione è molto meno capace ed efficace di quella del Ministero dell’Interno, che riesce a trovare il modo di dare ai suoi funzionari i mezzi necessari per le missioni senza costringerli ad anticipare migliaia di euro di tasca loro. E' accettabile questo disagio solo perché chi si occupa di queste cose non sa fare il suo lavoro?

 

Alberini - Ho un breve commento sui taxi, semplicemente per rilevare che già oggi in varie occasioni è di fatto permesso. Tanto per citare un caso personale, sono partito a Pasquetta, alle sei del mattino, e ho preso un taxi, chiedendone il rimborso nell’appunto di missione. Vediamo come va a finire. So che in casi analoghi è stato rimborsato.

Secondo punto, alcune Direzioni Generali adottano comportamenti più in linea con le necessità ed autorizzano il taxi, ad esempio anche all’estero, nel caso specifico per missioni a Bruxelles.

Terzo elemento, il taxi è necessario anche per gli spostamenti a Roma, per la partecipazioni a riunioni fuori sede.

 

Il Presidente dell’Assemblea chiede se ci sono ancora degli interventi, prima della chiusura dei lavori.

 

Roberta DI LECCE - Vorrei fare una domanda su quella che noi chiamiamo affettuosamente “tagliola”.

Dunque, io preferirei ne parlasse il Consiglio, magari. Noi, purtroppo, la questione la conosciamo bene, ci siamo studiati accuratamente il DPR 18, mi sembra sia l’articolo 87…. E vorremmo sapere se questo problema è stato affrontato, se lo stiamo affrontando…

 

RAVAGLIA - Il problema, purtroppo, come hai capito, con tutto quello che è successo in queste due settimane, non è stata affrontato. Una volta ritornati a una normale situazione di vita sindacale, ritengo, io personalmente, ma credo l’intero Consiglio, sia prioritario affrontare questo problema. Ora, non c’è stato tempo, assolutamente.

 

Infine, il Presidente Iannucci dichiara chiusa l’Assemblea alle ore 18.05, dando appuntamento ai Soci per un’Assemblea Straordinaria da convocarsi nel mese di giugno, dopo l’insediamento alla Farnesina del nuovo Ministro degli Affari Esteri.

 

 

 

 

 

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